Hellboy: la duologia di Guillermo del Toro con Ron Perlman spiegata
C’è un momento nel primo Hellboy in cui il Professor Broom — il padre adottivo del demone rosso — guarda il figlio mostruoso e dice qualcosa di semplice e totale: “What makes a man a man? A friend of mine once wondered. I think I know: it’s the choices he makes. Not how he starts things, but how he decides to end them.”
È il tema di tutta la duologia di Guillermo del Toro condensato in due frasi. Hellboy non è il demone che i nazisti hanno evocato. Non è la Mano Destra della Distruzione che gli antichi dei volevano. È il figlio di Trevor Broom, un professore di folklore britannico che ha scelto di allevarlo come essere umano — con tutte le responsabilità che questo comporta.
Hellboy (2004) e Hellboy II: The Golden Army (2008) sono due dei film di supereroi più personali e originali degli anni 2000 — e sono rimasti orfani del terzo capitolo che avrebbero meritato. Del Toro e Ron Perlman ci hanno provato per anni. Non ci sono riusciti. Quello che rimane è abbastanza per capire cosa abbiamo perso.
Chi è Hellboy: il demone che sceglie l’umanità
Hellboy nasce nel 1944, durante un rituale nazista in Scozia. La divisione Thule, guidata dal misterioso Rasputin, tenta di aprire un portale tra le dimensioni per evocare un essere capace di distruggere il mondo. Il rituale viene interrotto dalle forze alleate — ma il portale si è aperto abbastanza a lungo da far passare qualcosa: un piccolo demone rosso con una mano destra di pietra enorme, confuso e spaventato.
Il Professor Trevor Broom lo chiama Hellboy. Lo porta in America. Lo cresce come un figlio.
Sessant’anni dopo — il demone non invecchia come gli umani — Hellboy lavora per il BPRD (Bureau for Paranormal Research and Defense), l’agenzia governativa segreta americana che usa esseri soprannaturali per combattere minacce paranormali. È il loro agente di punta, il più potente, il meno discreto. Fuma sigari enormi, mangia gatti in scatola, colleziona statuette di Dio che fallisce. È il superhero meno convenzionale possibile — e il più umano nel senso che conta.
Ron Perlman porta a Hellboy qualcosa di irripetibile: la combinazione di fisicità imponente, umorismo secco e malinconia autentica. Sotto cinque ore di trucco prosthetics ogni mattina, porta un personaggio che sente il peso del proprio isolamento — il mostro che ama l’umanità che lo teme — senza mai diventare patetico. La sua performance è una delle più notevoli del cinema di supereroi, oscurata solo dall’assenza del terzo capitolo che avrebbe completato l’arco.
Hellboy (2004): nazisti, demoni e il prezzo del destino
Il primo film ha una struttura classica da origin story ma la esegue in modo tutt’altro che convenzionale.
Il villain principale è Rasputin (Karel Roden) — non il vero mistico russo ma una versione fictionalizzata che serve gli Ogdru Jahad, gli dei del caos primordiale. La sua motivazione è quella del fanatico classico: porta l’Apocalisse non per sé ma come servitore devoto. Il problema è che Hellboy è lo strumento necessario per completare il piano — la Mano Destra della Distruzione deve aprire il portale.
Il film usa questa premessa per esplorare la questione del destino come costruzione sociale. Hellboy è “destinato” all’Apocalisse in senso letterale — è stato evocato per questo scopo. Ma chi ha deciso quel destino? Non lui. È stata decisa per lui prima che nascesse, da esseri che non lo conoscono.
Il Professor Broom (John Hurt) ha scelto una risposta diversa: trattare Hellboy come un essere capace di scegliere. Dargli un nome, un’educazione, un codice morale. E Hellboy sceglie — ogni giorno, contro ogni incentivo — di essere il guardiano invece del distruttore.
La sequenza finale, quando Rasputin riesce temporaneamente a far attivare la Mano Destra, è potente perché non viene risolta dall’esterno. È Hellboy stesso che si strappa le corna spuntanti — il simbolo fisico del suo destino demoniaco — e sceglie di rimanere quello che è diventato piuttosto che diventare quello per cui è stato creato.
Il Principe Nuada e la guerra delle creature: The Golden Army
Hellboy II: The Golden Army è un film più ambizioso, più bello visivamente, e con una mitologia più ricca del primo.
Il villain questa volta non è un umano che serve il male soprannaturale — è un elfo, il Principe Nuada (Luke Goss), che vuole risvegliare l’Esercito d’Oro per sterminare l’umanità e recuperare il mondo che appartiene alle creature fantastiche. La sua argomentazione è comprensibile: gli umani hanno violato ogni accordo con il mondo non-umano, hanno distrutto la natura, hanno dimenticato le creature che esistevano prima di loro.
Nuada non è sbagliato nei fatti. Ha torto nel metodo.
Del Toro usa questa ambiguità per costruire il suo antagonista più complesso — qualcuno le cui ragioni il protagonista capisce e forse condivide parzialmente. Hellboy stesso è una creatura del mondo non-umano costretta a vivere nel mondo umano. Il suo isolamento, la sua incapacità di essere accettato nonostante i servizi che rende, rispecchia esattamente ciò di cui Nuada si lamenta.
La differenza è nella conclusione: Hellboy ha scelto l’umanità. Non perché sia perfetta, ma perché è la sua.
L’Esercito d’Oro del titolo è una delle creazioni visive più straordinarie della carriera di del Toro — sessantamila automi meccanici indistruttibili, costruiti secoli prima da un re elfico per proteggere la propria gente. Quando vengono risvegliati, la sequenza è qualcosa a metà tra l’epico e il perturbante.
La storia di produzione: dieci anni per convincere gli studios
Guillermo del Toro ha scoperto Hellboy nel 1993, lo stesso anno in cui Mike Mignola ha pubblicato il primo albo. È rimasto affascinato non dalla storia ma dall’estetica: il modo in cui Mignola mescolava Lovecraft, folklore europeo, nazisti occulti e humor americano in qualcosa che non assomigliava a nessun altro fumetto.
Ha trascorso quasi dieci anni a cercare di portare il personaggio al cinema. Il problema era sempre lo stesso: nessuno studio voleva finanziare un film con un demone rosso cornuto come protagonista. Non era Spider-Man, non era Batman — non era un supereroe che i focus group riconoscevano e rassicurava le famiglie.
Del Toro ha convinto gli studios solo dopo il successo di Blade II (2002), che aveva diretto e che aveva dimostrato che il pubblico accettava supereroi fuori dalla norma. Anche così, il budget iniziale era limitato — 66 milioni di dollari — e i produttori erano scettici.
La scelta di Ron Perlman come protagonista non era ovvia per gli studios. Perlman è un caratterista, non una star, e la sua carriera non garantiva opening weekend massicci. Del Toro ha tenuto duro: per lui non esisteva altro Hellboy possibile. Aveva ragione — Perlman sotto il trucco è immediatamente riconoscibile, e la sua personalità portava al personaggio qualcosa che nessun attore da cartellone avrebbe potuto dare.
Il trucco prosthetics — cinque ore ogni mattina — è stato il vincolo fisico più grande della produzione. La collaborazione con il makeup artist Jake Garber ha prodotto un design fedele ai fumetti ma funzionale per il cinema: il rosso intenso, la mano destra in pietra (un guanto pesante che Perlman indossava), le corna spuntate, la coda.
Il fumetto di Mignola: cosa è rimasto, cosa è cambiato
Mike Mignola ha collaborato attivamente con del Toro su entrambi i film, e il risultato è una delle adattamenti fumettistici più fedeli allo spirito — se non sempre alla lettera — della fonte.
Il primo film prende elementi da diversi archi narrativi del fumetto: Seed of Destruction (il primo albo), Wake the Devil, e alcune storie brevi. La struttura narrativa è originale per il cinema, ma i personaggi e le mitologie sono fedeli. Rasputin come villain principale del primo film è tratto direttamente da Seed of Destruction.
Le differenze principali riguardano la relazione romantica con Liz Sherman — molto più sviluppata nei film che nei fumetti originali, dove Hellboy e Liz hanno un legame ma non romantico. Del Toro ha amplificato questo elemento perché funzionava narrativamente: Hellboy ha bisogno di qualcosa per cui combattere oltre la missione, e l’amore è l’ancora più efficace.
Il BPRD dei fumetti è un’organizzazione molto più elaborata, con decine di personaggi e storie proprie che si sviluppano in parallelo. Il film lo semplifica per concentrare l’attenzione su Hellboy — scelta comprensibile ma che priva di spazio Abe Sapien e altri personaggi secondari importanti.
The Golden Army è quasi interamente originale per il cinema — la mitologia dell’Esercito d’Oro non esiste nei fumetti in questa forma. Del Toro e il co-sceneggiatore Andrew Cosby hanno creato una storia che rispetta l’estetica e i temi di Mignola senza copiarne le trame.
Il mercato dei toys e la cultura pop di Hellboy
Hellboy è diventato un fenomeno di merchandise prima ancora di essere un blockbuster. Il design iconico del personaggio — rosso, cornuto, con la mano sproporzionata — si presta perfettamente alle statuette da collezione.
La linea di action figures prodotta da Mezco Toys è diventata collezionabile. Le Prime 1 Studio e Sideshow Collectibles hanno prodotto statue elaborate che hanno un mercato attivo ancora oggi. Il personaggio è diventato un simbolo della cultura pop alternativa — il supereroe per chi trovava i supereroi convenzionali troppo lisci.
Questo ha creato una comunità di fan fedeli che ha sostenuto la campagna per il terzo film per anni, che si è organizzata online, che ha considerato il reboot del 2019 un tradimento. La risposta emotiva di questa comunità al reboot — e al fatto che senza del Toro e Perlman il personaggio perda qualcosa di essenziale — dice qualcosa di importante su cosa rende un adattamento “fedele” oltre la fedeltà letterale alla fonte.
Guillermo del Toro e la sua visione del mostruoso
Del Toro ha una relazione speciale con i mostri — non come minacce ma come soggetti morali. In tutto il suo cinema, dalle fate malvagie di Pan’s Labyrinth ai precursori di Pacific Rim, i mostri non sono il male da sconfiggere ma esseri con una propria dignità.
Hellboy è la versione più esplicita di questa filosofia. Il mostro è il protagonista. Il mostro è il più umano di tutti. E l’umanità — quella convenzionale, quella che dovrebbe essere la norma — spesso si comporta peggio di lui.
La critica alla risposta umana a Hellboy è uno dei filoni più interessanti dei due film. Il governo che lo usa ma lo teme, il pubblico che non sa che esiste ma lo odierebbe se lo sapesse, il direttore del BPRD (Jeffrey Tambor) che lo considera una risorsa da gestire invece che un essere da rispettare. Hellboy salva regolarmente l’umanità da minacce che l’umanità non sa nemmeno esistano, e in cambio riceve isolamento.
È il modello dell’emarginato che continua a proteggere chi lo marginalizza — e del Toro lo tratta con la serietà che merita, senza mai cadere nel sentimentalismo.
Liz Sherman e il fuoco che non si controlla
Uno degli elementi più interessanti dei due film è il trattamento di Liz Sherman (Selma Blair) — la piromante che non riesce a controllare il proprio potere.
Liz non ha scelto il suo potere. Ha causato la morte della propria famiglia da bambina, durante un’esplosione incontrollata. Ha trascorso anni cercando di sopprimere il fuoco — vivendo in istituti, medicata, nella speranza di diventare normale. Il BPRD la conosce come l’agente più potente e meno affidabile: capace di distruggere interi edifici, incapace di stare in mezzo alla gente senza paura.
La relazione con Hellboy è costruita su questa asimmetria: Hellboy vuole essere umano, Liz vuole essere normale. Nessuno dei due può avere quello che vuole. Quello che possono avere è l’altro.
Selma Blair porta a Liz una qualità di esaurimento emotivo autentico — non teatrale, non drammatico, ma reale. È la stanchezza di chi ha cercato per anni di essere qualcosa che non è. La scena in cui finalmente usa il fuoco in modo consapevole e controllato — nel primo film, per salvare Hellboy — è uno dei momenti catartici più riusciti della duologia.
Nel secondo film, il personaggio ha meno spazio ma più profondità: la rivelazione della gravidanza nel finale cambia retroattivamente il significato di tutta la sua traiettoria. Non è la fine di una storia — è l’inizio di una storia che non vedremo mai.
Doug Jones: il corpo di Abe Sapien
Una delle performance più sottovalutate dei due film è quella di Doug Jones come Abe Sapien — l’essere anfibio telepatico del BPRD.
Jones ha recitato in costume integrale, senza mai vedere il proprio volto sullo schermo. Ogni gesto, ogni movimento, ogni inclinazione della testa deve portare emozione attraverso il trucco prosthetics e non attraverso le espressioni facciali. È la specialità di Jones — ha fatto lo stesso con il Fauno e la Creatura Pallida in Pan’s Labyrinth nello stesso periodo.
Nel secondo film, Abe ha il suo arco narrativo più ricco: si innamora della principessa elfica Nuala (Anna Walton), gemella del villain Nuada. La loro connessione psichica — Nuala sente quello che Nuada sente — rende la storia d’amore tragicamente complicata. La risoluzione è malinconica e perfettamente in linea con il tono del film.
Hellboy nel contesto del cinema su demoni e soprannaturale
Hellboy non si inserisce facilmente in nessuna categoria del cinema soprannaturale — ed è proprio questa resistenza alla categorizzazione uno dei suoi punti di forza.
Non è horror. Ha sequenze spaventose ma il tono generale è avventuroso e a tratti comico. Non è action puro — c’è troppa mitologia e troppa psicologia. Non è un film per bambini nonostante l’aspetto da fumetto. Non è un film per adulti nonostante la violenza.
È uno dei pochi film di supereroi degli anni 2000 ad avere una voce autoriale riconoscibile — guardi un’inquadratura e sai immediatamente che è del Toro: la messa in scena barocca, i colori saturi, l’amore per il dettaglio, la simpatia per il mostruoso.
In questo senso è vicino a Constantine — un altro film soprannaturale con una visione autoriale precisa, con un protagonista isolato che combatte per un’umanità che lo esclude. Ma dove Constantine è grigio e piovoso, Hellboy è rosso e caloroso. Dove Constantine è nichilista nel tono, Hellboy è fondamentalmente ottimista — crede che la scelta di fare bene abbia un valore, anche senza ricompensa.
Supernatural esplora temi simili nella sua lunga corsa televisiva — i fratelli Winchester che combattono demoni e angeli per proteggere un’umanità che non sa che esiste. La differenza è nella malinconia: Supernatural accumula perdite e traumi sistematicamente, Hellboy mantiene un umorismo protettivo anche nei momenti più duri.
Penny Dreadful condivide con Hellboy l’estetica gotica e la simpatia per i mostri — entrambi i testi argomentano che la mostruosità esterna può nascondere umanità superiore a quella convenzionale. Ma Penny Dreadful è più tragico nel tono, meno incline all’avventura.
Dove vedere Hellboy in streaming in Italia

Hellboy (2004) e Hellboy II: The Golden Army (2008) sono disponibili su:
- Amazon Prime Video — entrambi i film inclusi nell’abbonamento o disponibili per il noleggio
- Apple TV / Google Play — disponibili come noleggio o acquisto
Il reboot Hellboy (2019) con David Harbour è disponibile su Netflix.
Nota: per l’esperienza completa della duologia del Toro, guardare i film nell’ordine di uscita. Il secondo presuppone la conoscenza del primo per tutti i personaggi secondari.
Domande frequenti
Hellboy ha una continuità con altri film? La duologia del Toro (2004 e 2008) è autonoma. Il reboot del 2019 è completamente separato. Non ci sono connessioni con altri universi cinematografici.
Come finisce Hellboy II: The Golden Army? Hellboy sconfigge il Principe Nuada e distrugge la corona che controlla l’Esercito d’Oro. Abe Sapien è ferito. Liz rivela di essere incinta. Il team si riorganizza fuori dall’agenzia governativa, liberi ma isolati.
Perché non è stato fatto Hellboy 3? Budget insufficienti. I due film hanno incassato rispettivamente 99 e 168 milioni con budget di 66 e 85 milioni — numeri positivi ma non abbastanza per convincere gli studios a finanziare un terzo capitolo più costoso. Del Toro e Perlman hanno cercato di farlo per anni senza successo.
Hellboy è simile a Constantine o Supernatural? Condivide il tema del protagonista soprannaturale che combatte per l’umanità. Ma il tono è diverso: più humor, più colore, meno noir. È più vicino a Supernatural nella sua disposizione a bilanciare momenti seri e momenti leggeri. Constantine è molto più cupo.
In che ordine vedere i film di Hellboy? Ordine cronologico: Hellboy (2004) → Hellboy II: The Golden Army (2008). Il reboot del 2019 con David Harbour è completamente separato e senza continuità — peggio accolto sia da critica che da fan.
Come finisce Hellboy (2004)? Hellboy distrugge il portale aperto da Rasputin e uccide l’antico dio Sammael. Il Professor Broom muore nella scena finale — lasciando Hellboy orfano per la seconda volta.
Hellboy è basato su un fumetto? Sì, creato da Mike Mignola nel 1993 per Dark Horse Comics. I fumetti hanno uno stile unico — influenzato dall’art nouveau e dall’horror lovecraftiano — che del Toro ha adattato con grande fedeltà.
Chi è Abe Sapien? Un essere anfibio con capacità telepatiche (Doug Jones). Nel secondo film si innamora della principessa elfica Nuala. Jones lo interpreta interamente in prosthetics — il suo volto non appare mai.
Cos’è il BPRD in Hellboy? Il Bureau for Paranormal Research and Defense — l’agenzia governativa segreta che usa esseri soprannaturali per difendere l’umanità. Finanziata dal governo, tenuta nascosta al pubblico.
Il reboot di Hellboy del 2019 è collegato ai film del Toro? No. Il Hellboy del 2019 di Neil Marshall con David Harbour è un reboot separato senza continuità. Tono più violento e adulto. Accolto negativamente dalla fan base dei film del Toro.
Cosa rappresenta il destino di Hellboy? Hellboy è nato per essere l’Apocalisse — la Mano Destra della Distruzione. Tutta la sua storia è il racconto di un essere che rifiuta il destino scritto per lui: non una scelta singola ma una serie di scelte quotidiane.
Perché Ron Perlman è perfetto come Hellboy? Fisicità enorme, voce profonda, capacità di portare umorismo e malinconia simultaneamente. Del Toro ha aspettato anni per fare il film perché per lui non c’era altro attore possibile. Anche sotto cinque ore di trucco prosthetics, la personalità di Perlman è riconoscibile.
Hellboy è disponibile in streaming in Italia? Hellboy (2004) e Hellboy II: The Golden Army (2008) sono disponibili su Amazon Prime Video in Italia. Il reboot del 2019 è disponibile su Netflix.




Commenti
Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.