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Inferno (1980) spiegato: trama, la Mater Tenebrarum e il secondo capitolo della trilogia di Argento

Il film più onirico di Dario Argento — e il più difficile da raccontare
1980 ⭐ 6.6/10
Inferno (1980) spiegato: trama, la Mater Tenebrarum e il secondo capitolo della trilogia di Argento
Anno 1980
Regia Dario Argento
Generi Horror
Cast Leigh McCloskey, Irene Miracle, Eleonora Giorgi, Daria Nicolodi, Sacha Pitoëff, Alida Valli, Veronica Lazăr, Gabriele Lavia

Trailer ufficiale via YouTube — canale Blue Underground Official

C’è un edificio a New York che non dovrebbe esistere.

Rose Elliot lo abita da anni senza saperlo. Finché non trova un libro che le spiega dove vive.

Inferno (1980) è il secondo capitolo della Trilogia delle Tre Madri di Dario Argento — il seguito di Suspiria (1977), con una logica completamente diversa da quella di un sequel tradizionale. Nessun personaggio ritorna. La città è diversa. L’atmosfera è più astratta, meno narrativa, più vicina al sogno che Argento avesse mai girato fino a quel momento.

È anche il film più difficile della trilogia da raccontare. E forse quello più onesto sulla natura di quello che Argento stava cercando di fare.

Inferno: di cosa parla — la trama dall’inizio

Rose Elliot (Irene Miracle) è una giovane poetessa che vive in un grande palazzo di New York. Un giorno trova in un negozio di antiquariato un libro raro: Le Tre Madri, scritto da un architetto alchimista di nome Emilio Varelli. Il libro descrive tre donne antichissime — la Mater Suspiriorum, la Mater Tenebrarum, la Mater Lacrimarum — che governano il dolore e il male nel mondo. Varelli ha costruito per ciascuna una casa, ognuna in una città diversa, ognuna con spazi e oggetti che le connettono alla loro fonte di potere.

Rose riconosce il suo palazzo.

Scrive una lettera al fratello Mark (Leigh McCloskey), studente di musica a Roma. Nel frattempo, inizia a esplorare l’edificio — e il palazzo risponde. In una delle sequenze più memorabili del film, Rose scende nel seminterrato e trova una stanza allagata. Nuota nell’oscurità sommersa, trova una chiave, vede un cadavere galleggiante, risale in superficie ansimante. L’acqua ha una logica propria che non corrisponde all’architettura dell’edificio — non dovrebbe essere lì, non dovrebbe essere così profonda.

Mark, a Roma, riceve la lettera. Anche lui inizia a incontrare cose strane — una serie di morti attorno a lui, visioni, presenze. Parte per New York.

Rose nel frattempo scompare.

Mark arriva al palazzo, indaga. I vicini muoiono. La Countess (Alida Valli) è una presenza che sembra sapere più di quanto dica. Il custode Carlo (Sacha Pitoëff) nasconde qualcosa. Mark scende sempre più in profondità nella storia dell’edificio e della donna che lo abita.

La Mater Tenebrarum: la seconda delle Tre Madri

Nella mitologia costruita da Argento e Daria Nicolodi per Suspiria, le Tre Madri sono entità soprannaturali antichissime che governano il male nel mondo:

  • Mater Suspiriorum — Madre dei Sospiri, a Friburgo. La più anziana e potente. Muore alla fine di Suspiria.
  • Mater Tenebrarum — Madre delle Tenebre, a New York. Il soggetto di Inferno.
  • Mater Lacrimarum — Madre delle Lacrime, a Roma. La più giovane e la più apertamente violenta. Apparirà ne La Terza Madre (2007).

La Mater Tenebrarum è la più oscura delle tre — non in senso morale ma in senso letterale. Mentre la Mater Suspiriorum aveva ancora una forma quasi umana (una figura anziana, quasi incorporea, ma riconoscibile), la Mater Tenebrarum di Inferno rimane per quasi tutto il film invisibile. La sua presenza si manifesta attraverso morti, atmosfere, spazi che non obbediscono alle leggi fisiche ordinarie.

Questa invisibilità è una scelta precisa di Argento: la Mater Tenebrarum è più potente di quanto si possa vedere. Mostrarla troppo presto o troppo esplicitamente la ridimensionerebbe. Il terrore di Inferno è il terrore di qualcosa che percepisce la propria presenza senza mai riuscire a vederla chiaramente.

Nel finale, la strega si rivela — non come persona ma come forza, come incendio, come architettura in fiamme.

Il libro di Varelli: la chiave della mitologia

Il libro “Le Tre Madri” è il dispositivo narrativo che tiene insieme la trilogia.

Varelli era un architetto alchimista — un uomo che conosceva la natura delle Tre Madri e aveva costruito per ciascuna una dimora che amplificasse il suo potere. Come un ingegnere che costruisce una centrale elettrica, Varelli aveva costruito case che erano antenne: strutture progettate per raccogliere e irradiare l’energia delle loro abitatrici.

La conoscenza di Varelli è contenuta nel libro — e il libro è pericoloso non perché contenga segreti esoterici inaccessibili, ma perché permette di vedere quello che normalmente è invisibile. Rose vede il suo palazzo con occhi diversi dopo averlo letto. La sua percezione dell’edificio cambia, e questo cambiamento la mette in pericolo.

Argento usa il libro come metafora della critica cinematografica — o più precisamente, della consapevolezza del meccanismo. Chi sa come funziona un film di paura non può avere paura nello stesso modo. Chi sa come funziona la casa di una strega non può abitarci nello stesso modo. La conoscenza non protegge — spesso espone.

Varelli stesso è ancora vivo alla fine del film, in uno stato di decrepitezza assoluta: un vecchio che ha passato la vita al servizio di forze che non controllava davvero, logorato da ciò che aveva creato.

Il finale di Inferno spiegato

La sequenza finale di Inferno si svolge nell’edificio che ha attraversato tutto il film — lo stesso palazzo che Rose aveva abitato, che Mark aveva esplorato, che aveva inghiottito tutti quelli che si erano avvicinati al suo segreto.

Mark trova Varelli (Sacha Pitoëff) in una condizione di decadimento fisico quasi totale. Il vecchio architetto è tutto ciò che resta del creatore della casa — un involucro che ha sopravvissuto a se stesso. La sua presenza risponde alla domanda che il film si era posto implicitamente: chi ha costruito questo posto, e perché?

L’edificio prende fuoco. Come a Friburgo alla fine di Suspiria, la morte della strega coincide con la distruzione della sua dimora — come se il palazzo fosse un’estensione del suo corpo, o come se la sua volontà fosse la struttura portante dell’edificio. Senza di lei, l’edificio non ha più ragione di stare in piedi.

La Mater Tenebrarum si manifesta nell’incendio — non come figura ma come processo. Mark sopravvive. Esce dall’edificio mentre brucia.

Il finale di Inferno è meno definitivo di quello di Suspiria — il confronto con la strega è più confuso, meno nitido. E questa vaghezza è coerente con la logica del film: Inferno non si risolve tanto quanto evapora. La storia finisce, ma non si chiude.

La musica di Keith Emerson: il progressive nel palazzo delle tenebre

La colonna sonora di Inferno non è dei Goblin.

Keith Emerson — tastierista degli Emerson, Lake & Palmer, una delle band più importanti del rock progressivo britannico degli anni Settanta — compone per Inferno uno score che è radicalmente diverso da quello che i Goblin avevano fatto per Suspiria e Profondo Rosso.

Dove i Goblin usavano la ripetizione, l’energia elettrica, i riff che si installano nel cervello e non escono, Emerson lavora con la grandiosità orchestrale: arrangiamenti larghi, temi che si sviluppano invece di ripetersi, momenti di quasi-kitsch operistico che nel contesto del film diventano qualcosa di più complesso.

Lo score di Emerson include la Sinfonia n. 3 di Franz Berwald (compositore svedese dell’Ottocento, una scelta insolita) e brani originali di Emerson stesso. Il contrasto tra musica classica del passato e composizioni progressive del presente è uno dei modi in cui Inferno costruisce la sua atmosfera di storia che attraversa i secoli — la Mater Tenebrarum esiste da prima della musica tonale, e la sua casa suona con la musica di epoche diverse.

Emerson aveva già lavorato nel cinema in modo limitato. Inferno rimane la sua collaborazione con il cinema horror italiano più nota. Il risultato è imperfetto — ci sono momenti in cui la musica sembra non dialogare con le immagini quanto la collaborazione Goblin-Argento aveva fatto — ma ha una qualità di stravaganza controllata che si adatta al film più astratto della trilogia.

Il sogno come struttura narrativa: perché Inferno è il film più difficile

Argento ha detto più volte in interviste che Inferno è il suo film più vicino al sogno puro.

Si vede nella struttura. In Suspiria, c’è un’eroina chiara (Susy Bannion), un’indagine riconoscibile, una risoluzione che obbedisce a una logica — anche se onirica. Susy scopre cosa c’è nella stanza segreta, la affronta, sopravvive.

In Inferno, i personaggi muoiono prima di finire il proprio arco narrativo. Mark, che dovrebbe essere il protagonista, arriva a New York solo a metà film — e nei titoli di testa non è nemmeno il primo nome. Rose, che sembra il punto di partenza della storia, scompare dopo la prima mezz’ora. Le morti avvengono con una casualità che sembra deliberata: personaggi introdotti con attenzione vengono eliminati senza che la loro storia sia completata.

Questa frammentazione non è difetto di sceneggiatura. È sistema.

Il sogno non obbedisce alla logica della causa-effetto. I personaggi nel sogno appaiono e scompaiono. Le scene si susseguono con la loro logica interna che non corrisponde alla logica del mondo diurno. Se si legge Inferno come un racconto convenzionale, i pezzi non tornano. Se si legge come un sogno — come un’esperienza di tensione e immagini che comunica attraverso l’atmosfera invece che attraverso la trama — allora il film acquista una coerenza che i film narrativamente più tradizionali non possono avere.

È il film di Argento che ha influenzato il cinema horror più astratto degli anni successivi — non attraverso la struttura del giallo ma attraverso questo approccio sensoriale alla paura. Il David Lynch del cinema horror (in particolare Mulholland Drive e Lost Highway) deve a questa tradizione — il sogno come modo di organizzare l’orrore.

Il contributo di Mario Bava

Inferno ha una storia di produzione che include un nome che merita di essere citato: Mario Bava.

Bava era il padre del giallo italiano — il regista che con La ragazza che sapeva troppo (1963) e Sei donne per l’assassino (1964) aveva gettato le fondamenta del genere che Argento avrebbe portato alla sua maturità con la Trilogia degli animali: L’uccello dalle piume di cristallo (1970), Il gatto a nove code (1971) e 4 mosche di velluto grigio (1971). Nel 1980, Bava era malato — morì nell’aprile di quell’anno, poco dopo la fine della produzione di Inferno.

Durante le riprese, Bava contribuì a sequenze di second unit per il film. È una collaborazione silenziosa — Bava non è accreditato — ma documentata in varie fonti successive. L’idea che il maestro del genere abbia messo mano all’opera del suo più noto erede ha una qualità quasi poetica: il passaggio di testimone tra due generazioni del cinema italiano di genere.

La scena della città subacquea — tra le più memorabili di Inferno — è attribuita in alcune ricostruzioni al contributo di Bava. Indipendentemente dalla paternità specifica, la sequenza ha la qualità visiva del cinema di Bava: la luce nell’acqua, la geometria degli spazi sommersi, la bellezza che si trasforma in terrore senza una transizione netta.

Inferno e la Trilogia delle Tre Madri: il suo posto nel sistema

La Trilogia delle Tre Madri è una delle strutture narrative più insolite nella storia del cinema horror.

Non è una trilogia nel senso tradizionale: i tre film non condividono personaggi, non hanno una trama continua, non richiedono di essere visti in ordine per essere capiti. Sono tre variazioni sullo stesso tema mitologico — tre esplorazioni di un’idea che Argento e Daria Nicolodi avevano costruito per Suspiria.

Suspiria è il film dell’incantesimo: la logica del sogno, la saturazione cromatica, la musica che precede le immagini. È il più immediato, il più viscerale, il più efficace come esperienza horror.

Inferno è il film del labirinto: meno diretto, meno narrativo, più disposto a perdere il filo per trovarne un altro. È il film della trilogia che richiede il maggiore abbandono da parte dello spettatore — bisogna smettere di cercare la trama e lasciarsi portare dall’atmosfera.

La Terza Madre (2007) è il film del crollo: girato ventisette anni dopo i primi due, è esplicitamente più violento, meno elegante, più esposto ai limiti di un cinema che Argento stava faticando a padroneggiare. È il capitolo più controverso ma anche quello che chiude la mitologia con una definitività che gli altri due non avevano.

Inferno occupa il posto più difficile: il secondo capitolo è sempre quello che deve reggere il peso del confronto con il primo, senza avere il vantaggio della novità e senza la chiusura del terzo. Argento risponde al problema non cercando di superare Suspiria — sarebbe impossibile — ma andando in una direzione completamente diversa. Suspiria spiega, Inferno elude. Suspiria ha un’eroina, Inferno ha una città.

Dopo Inferno Argento torna al giallo con Tenebre (1982) e sperimenta con Phenomena (1985); il terzo capitolo delle Tre Madri arriverà solo con La terza madre (2007).

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Inferno (1980) è disponibile su MUBI in Italia e acquistabile o noleggiabile digitalmente su Amazon Prime Video, Apple TV e Google Play. La disponibilità varia nel tempo.

L’edizione Blu-ray di Arrow Video (UK) è quella di riferimento per la qualità video e i materiali extra. Per chi vuole seguire la Trilogia delle Tre Madri in ordine, l’ordine di visione consigliato è: Suspiria (1977) → Inferno (1980) → La Terza Madre (2007). Inferno funziona meglio se si conosce già la mitologia delle Tre Madri, ma non è strettamente necessario averlo visto per seguire il film.


Inferno è il secondo capitolo della Trilogia delle Tre Madri e uno snodo centrale dell’intera carriera del regista, ricostruita per intero nella guida alla filmografia di Dario Argento.

Domande frequenti

Inferno di cosa parla?

Rose Elliot, giovane poetessa che vive a New York, trova un antico libro intitolato ‘Le Tre Madri’ scritto dall’architetto Emilio Varelli. Il libro descrive tre case costruite per tre streghe potentissime — e Rose riconosce il suo edificio come una di queste. Scrive al fratello Mark, studente di musica a Roma. Prima che Mark arrivi, Rose scompare. Mark indaga nel palazzo e scopre la verità sulla Mater Tenebrarum, la Madre delle Tenebre.

Chi è la Mater Tenebrarum in Inferno?

La Mater Tenebrarum è la seconda delle Tre Madri della mitologia creata da Argento — la Madre delle Tenebre, che abita a New York. Come la Mater Suspiriorum di Suspiria (1977) ha sede a Friburgo, la Mater Tenebrarum ha il suo dominio in un edificio di Manhattan. È la più oscura e distante delle tre streghe — non ha un volto umano riconoscibile nel film, e la sua presenza si manifesta attraverso morti e visioni.

Il finale di Inferno spiegato: cosa succede?

Mark scopre che il vero Varelli (l’architetto che costruì le case per le Tre Madri) vive ancora nell’edificio, in uno stato di decrepitezza. Il palazzo prende fuoco durante il confronto finale. La Mater Tenebrarum si rivela nella sua forma vera — una figura fiammeggiante — e Mark riesce a fuggire mentre l’edificio brucia, come Susy aveva fatto a Friburgo in Suspiria. Anche qui la morte della strega coincide con la distruzione della sua casa.

La musica di Inferno è dei Goblin?

No. La colonna sonora di Inferno è composta da Keith Emerson, tastierista degli Emerson, Lake & Palmer (ELP). È una delle poche collaborazioni di Emerson con il cinema — il risultato è uno score che mescola orchestrazione classica con elementi progressive rock. Molto diverso dal suono dei Goblin per Suspiria: più formale, meno tribale, con momenti di grandiosità operistica che si adattano all’atmosfera più astratta del film.

Dove vedere Inferno in streaming in Italia?

Inferno (1980) è disponibile su MUBI in Italia e acquistabile o noleggiabile digitalmente su Amazon Prime Video, Apple TV e Google Play. L’edizione Blu-ray di Arrow Video (UK) è quella di riferimento per qualità video e materiali extra. La disponibilità sulle piattaforme varia nel tempo.

Inferno fa parte di una trilogia?

Sì. Inferno è il secondo capitolo della Trilogia delle Tre Madri di Dario Argento. Il primo è Suspiria (1977), sulla Mater Suspiriorum a Friburgo. Il terzo è La Terza Madre (2007), con Asia Argento, sulla Mater Lacrimarum a Roma. I tre film sono collegati dalla mitologia delle Tre Madri ma hanno trame indipendenti — non è necessario aver visto Suspiria per seguire Inferno.

Inferno è il sequel di Suspiria?

Non nel senso tradizionale. Inferno non continua la storia di Susy Bannion né riprende personaggi di Suspiria. È ambientato nella stessa mitologia — le Tre Madri — ma è una storia completamente separata, con nuovi personaggi in una nuova città. Si può considerare un film della stessa serie mitologica, non un sequel narrativo diretto.

Mario Bava ha lavorato su Inferno?

Sì. Mario Bava — il regista che aveva fondato il genere giallo italiano con La ragazza che sapeva troppo (1963) e Sei donne per l’assassino (1964) — ha diretto alcune sequenze di second unit per Inferno. Argento attraversò problemi di salute durante le riprese e Bava lo aiutò. Bava morì nell’aprile del 1980, poco dopo la fine della produzione. Inferno è una delle sue ultime collaborazioni nel cinema.

Chi è Leigh McCloskey in Inferno?

Leigh McCloskey è un attore americano nato nel 1955, noto al pubblico televisivo americano soprattutto per il ruolo di Mitch Cooper nella soap opera Dallas (1979-1983). Inferno è il suo lavoro più noto nel cinema europeo di genere. Ha continuato a lavorare in televisione americana e si è dedicato alla pittura come attività parallela.

Il libro delle Tre Madri in Inferno: cosa c’è scritto?

Il libro si intitola ‘Le Tre Madri’ ed è scritto da Emilio Varelli, un architetto alchimista. Descrive tre donne — Mater Suspiriorum (Madre dei Sospiri), Mater Tenebrarum (Madre delle Tenebre) e Mater Lacrimarum (Madre delle Lacrime) — che governano il dolore e il male nel mondo. Varelli ha costruito per ciascuna una casa, e queste case contengono oggetti e spazi che le connettono alla loro fonte di potere. Il libro spiega la logica del mondo soprannaturale che Argento costruisce nei tre film della trilogia.

Quanto dura Inferno?

Inferno ha una durata di 120 minuti nella versione italiana. È il film più lungo della Trilogia delle Tre Madri — Suspiria dura 98 minuti, La Terza Madre 101 minuti.

Inferno è più difficile da seguire di Suspiria?

Sì, per la maggior parte degli spettatori. Suspiria ha una struttura narrativa relativamente lineare: un’eroina chiara, un’indagine, una risoluzione. Inferno è ancora più distaccato dalla narrazione classica — i personaggi muoiono prima di finire il loro arco, le sequenze si susseguono con una logica onirica che non obbedisce alla causa-effetto ordinaria. Argento ha descritto Inferno come il suo film più vicino al sogno puro.


Inferno non è un film che si spiega facilmente. Non perché sia oscuro nel senso di complicato — ma perché opera su un livello dove la spiegazione non è lo strumento giusto.

È un’esperienza. È un palazzo che non dovrebbe esistere, un libro che non avresti dovuto trovare, un’acqua che non dovrebbe essere così profonda. È una città che contiene qualcosa che la città non sa di contenere.

Il secondo capitolo di una trilogia ha sempre il compito impossibile di essere diverso dal primo senza tradirlo. Argento sceglie di andare più in profondità — non lateralmente ma verso il basso, come Rose che nuota nel seminterrato allagato, verso qualcosa che non si sa ancora nominare.

Suspiria ti dice cosa sono le Tre Madri. Inferno ti mostra che non capirai mai davvero cosa sono.

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