Paura nella città dei morti viventi (1980): trama, finale spiegato e la Trilogia della Morte
Una seduta spiritica. Una medium che cade in trance. E poi la visione: un prete che si impicca al cimitero di una città chiamata Dunwich.
Non ci sono titoli di testa. Non c’è spiegazione. C’è solo quella visione, e poi la certezza che qualcosa si è aperto.
Paura nella città dei morti viventi (1980) è il primo film della Trilogia della Morte di Lucio Fulci — ed è il punto in cui Fulci smette definitivamente di essere un regista di genere e diventa qualcosa di più difficile da classificare.
Trama: il prete suicida e il cancello aperto
Mary Woodhouse (Catriona MacColl) è una medium di New York che durante una seduta spiritica ha una visione: padre Thomas, un prete di Dunwich, si suicida impiccandosi al cimitero della cittadina. La visione la colpisce così violentemente che sembra morire — viene addirittura sepolta.
Il giornalista Peter Bell (Christopher George) la trova ancora viva nella bara e insieme partono per Dunwich. Nella cittadina del New England, i morti stanno risorgendo. La nebbia è diventata più fitta e stranamente mobile. I vivi vengono uccisi in modi sempre più assurdi e incomprensibili.
Il meccanismo è semplice nella premessa: il suicidio di un prete su terra sacra — o su un cancello dell’inferno, che è la stessa cosa nel sistema di Fulci — ha aperto una delle sette porte. Entro il Giorno dei Morti, il cancello deve essere chiuso. Altrimenti, i morti invaderanno il mondo dei vivi definitivamente.
Lovecraft come codice genetico
Fulci era un lettore appassionato di H.P. Lovecraft. Non si sevizia un paperino aveva già citazioni lovecraftiane — l’idea di comunità rurali chiuse dove si praticano riti incomprensibili — ma Paura nella città dei morti viventi è il primo film in cui il legame è esplicito e dichiarato.
Il nome Dunwich viene direttamente da The Dunwich Horror (1929), uno dei racconti più celebri di Lovecraft. In quel racconto, Dunwich è una città del Massachusetts dove si praticano riti proibiti che tentano di aprire portali verso entità cosmiche. In Fulci, la premessa è la stessa — solo che al posto delle entità cosmiche lovecraftiane ci sono i morti che tornano.
La filosofia è identica: l’orrore non è personale, non è la vendetta di qualcuno su qualcuno. È cosmico. Le forze in gioco non hanno motivazioni umane. Il mondo potrebbe finire non perché qualcuno lo vuole, ma perché le leggi dell’universo lo permettono.
La struttura narrativa: il più accessibile della trilogia
Rispetto a L’Aldilà, Paura nella città dei morti viventi ha una struttura narrativa più convenzionale.
C’è un’indagine — Mary e Peter collaborano per capire cosa sta succedendo e come fermarlo. C’è un obiettivo chiaro — chiudere il cancello. C’è persino una sorta di risoluzione — il cancello viene chiuso, o sembra essere chiuso.
Ma Fulci non si fida delle risoluzioni pulite. Il finale — quella corsa innaturale di Bob verso i protagonisti, la pellicola che si rompe — nega qualsiasi certezza. Hai visto quello che sembra un happy ending. Ma Fulci ti dice: non fidarti di ciò che hai visto.
Le sequenze horror: il corpo come campo di battaglia
Paura nella città dei morti viventi contiene alcune delle sequenze più disturbanti della filmografia di Fulci. La più celebre — e censurata — è quella in cui una donna vomita letteralmente le proprie viscere.
Come in Zombi 2, il truccatore Giannetto De Rossi lavorò su questi effetti con una precisione che va oltre il semplice shock. C’è un’idea di decomposizione progressiva, di corpo che si disintegra, che riflette la filosofia del film: in un mondo dove i cancelli dell’inferno sono aperti, il corpo stesso non è più un confine sicuro.
La scena del cranio perforato — un’altra delle più citate — è costruita con lo stesso principio: lentezza, vicinanza, durata. Fulci non taglia presto. Vuole che tu rimanga.
Christopher George e Catriona MacColl: due prospettive
La coppia protagonista di Paura nella città dei morti viventi funziona perché i due personaggi incarnano prospettive diverse sull’orrore.
Christopher George (Peter Bell) è razionale, fisico, orientato all’azione. Il suo giornalista cerca risposte e trova domande. Porta nel film l’energia del cinema americano di genere — un eroe che vuole risolvere il problema.
Catriona MacColl (Mary) porta la dimensione psichica: la sua medium è già connessa all’altro mondo prima che il film inizi. Per lei, ciò che succede a Dunwich non è una scoperta ma una conferma di qualcosa che sa già — e quella conoscenza è più terrificante dell’ignoranza.
Questa coppia funziona così bene che Fulci la replicò — con variazioni — nei due film successivi della trilogia.
Fabio Frizzi: la terza volta in tre anni
La colonna sonora di Fabio Frizzi per Paura nella città dei morti viventi è diversa da quella di Zombi 2 e di L’Aldilà: più orientale, con influenze che rimandano alla musica folk americana e alle atmosfere del New England lovecraftiano.
Frizzi stava costruendo con Fulci un linguaggio musicale specifico — ogni film della collaborazione ha una sua identità sonora precisa, anche se condivide il vocabolario di base: ritmi ipnotici, dissonanze controllate, temi che si ripetono fino a diventare insistenti.
Il contesto: 1980 e l’horror italiano al suo apice
Il 1980 è uno dei anni più ricchi della storia dell’horror italiano. Nello stesso anno escono film di Dario Argento, Mario Bava (con il suo ultimo contributo al genere), Ruggero Deodato. L’horror italiano stava vivendo il suo momento di massima visibilità internazionale, trainato dal successo di Zombi 2 l’anno precedente.
Paura nella città dei morti viventi si inserisce in questo contesto come il film più ambizioso del lotto — non per la violenza (che ci sono film contemporanei più espliciti) ma per le ambizioni filosofiche. Fulci stava facendo un tipo di horror che in Italia nessun altro faceva.
Il confronto con Suspiria di Argento (1977) e con Profondo Rosso (1975) è illuminante: Argento costruisce mondi esteticamente perfetti e narrativamente lineari. Fulci costruisce mondi esteticamente disturbanti e narrativamente frammentati. Sono due approcci opposti all’horror come arte.
Dove vedere Paura nella città dei morti viventi in Italia
Paura nella città dei morti viventi è disponibile su Amazon Prime Video e su piattaforme specializzate in horror classico. Verificate la disponibilità su JustWatch. Per la versione integrale, l’edizione Blu-ray rimasterizzata (distribuita da varie etichette specializzate) è la scelta migliore.

Nel contesto della trilogia
Paura nella città dei morti viventi è il punto di partenza — il film che stabilisce i parametri del ciclo. Introduce i sette cancelli, il legame con Lovecraft, la presenza di Catriona MacColl, la collaborazione con Frizzi.
L’Aldilà porta questi parametri alla loro conseguenza estrema: più astratto, più visivo, più radicale.
Quella villa accanto al cimitero chiude il ciclo tornando a qualcosa di più narrativo — un villain fisico, una famiglia come protagonisti — ma con la stessa filosofia di fondo: la morte non si sconfigge, si subisce.
Per capire Fulci nel suo complesso — i gialli degli anni ‘70, l’horror degli anni ‘80, la filmografia minore — la guida è Filmografia di Lucio Fulci.
Domande frequenti
Come finisce Paura nella città dei morti viventi? Finale ambiguo: Mary e Walter sembrano chiudere il cancello, ma la scena finale con Bob che corre verso di loro in modo innaturale — e la pellicola che si rompe — nega qualsiasi certezza. Molti interpretano questo come la morte dei protagonisti fuori campo.
Quale è il primo film della Trilogia della Morte? Paura nella città dei morti viventi (1980), seguito da L’Aldilà (1981) e Quella villa accanto al cimitero (1981).
Cosa succede a Dunwich? Un prete si suicida e apre uno dei sette cancelli dell’inferno. I morti risorgono, la nebbia si addensa, la realtà si sgretola.
Il nome Dunwich è un riferimento a Lovecraft? Sì, esplicitamente. Viene dal racconto “The Dunwich Horror” (1929) di H.P. Lovecraft.
È il film più gore di Fulci? No, ma contiene sequenze molto dure, inclusa la celebre scena del vomito delle viscere.
Dove vederlo in streaming? Su Amazon Prime Video. Verificate JustWatch per disponibilità attuale.
Chi è Giovanni Lombardo Radice? Interpreta Bob, giovane del villaggio usato come sospettato-esca. Attore frequente dell’horror italiano anni ‘80.
È stato censurato? Sì. Come molti film di Fulci, fu nella lista britannica dei “video nasty”.
Qual è la differenza con L’Aldilà? Paura è più narrativo e accessibile; L’Aldilà è più astratto e radicale nell’abbandonare la struttura convenzionale.
Chi ha composto la colonna sonora? Fabio Frizzi. Come per tutti i film della trilogia, la musica è fondamentale per l’atmosfera.
Catriona MacColl è la stessa di L’Aldilà? Sì. È la protagonista femminile di tutta la Trilogia della Morte.
In che ordine vedere la trilogia? Paura nella città dei morti viventi (1980) → L’Aldilà (1981) → Quella villa accanto al cimitero (1981). Guida completa: Filmografia di Lucio Fulci.



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