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Non si sevizia un paperino (1972): trama, finale spiegato e il giallo più coraggioso di Fulci

Il film che sfidò il perbenismo italiano puntando il dito contro la Chiesa e la famiglia borghese
1972 ⭐ 7.8/10
Non si sevizia un paperino (1972): trama, finale spiegato e il giallo più coraggioso di Fulci
Anno 1972
Regia Lucio Fulci
Generi Giallo, Horror
Cast Florinda Bolkan, Barbara Bouchet, Tomas Milian, Irene Papas, Marc Porel, Georges Wilson

Mentre la canzone scorre — malinconica, quasi innamorata — sullo schermo succede la cosa più brutale del film.

Una donna viene picchiata a morte da una folla. Catene, bastoni. La sua colpa: essere diversa.

Riz Ortolani aveva composto una delle melodie più belle del cinema italiano degli anni ‘70. Ornella Vanoni l’aveva cantata con quella voce spezzata e precisa. E Lucio Fulci l’aveva usata per accompagnare un linciaggio.

Questo contrasto — bellezza e violenza, musica e brutalità — è il cuore di Non si sevizia un paperino (1972), il film con cui Fulci dimostrò che il giallo poteva essere un’arma politica.

Trama: bambini morti in un villaggio del Sud

In un piccolo comune della Basilicata, i bambini vengono uccisi uno dopo l’altro. Le vittime sono tutti maschi, tutti di età simile. Il modo in cui vengono trovati non lascia capire niente sul killer.

Il giornalista Andrea Martelli (Tomas Milian) arriva dal nord per coprire la storia. Incontra Patrizia (Barbara Bouchet), una milanese ricca e annoiata che si è trasferita nel villaggio con il padre. Scopre Maciara (Florinda Bolkan), una donna solitaria accusata di praticare rituali di magia nera che i compaesani temono e odiano.

La comunità rurale ha già deciso chi è il colpevole. Non importa che non ci siano prove. Non importa che la logica non regga. Maciara è diversa, solitaria, strana. Basta.

La critica sociale: il vero orrore non è il killer

Fulci non era interessato a fare un giallo tradizionale. Non si sevizia un paperino usa la struttura del whodunit come pretesto per qualcosa di più scomodo: una critica feroce alla società italiana del dopoguerra.

La Chiesa: il killer è don Alberto Avallone, il parroco. Un uomo convinto di compiere un atto di misericordia — uccidere i bambini prima che il mondo li corrompa. È la critica più diretta che il cinema italiano avesse mai fatto alla religione organizzata. Distribuire un film dove un prete è l’assassino nel 1972 in Italia richiedeva coraggio.

Il bigottismo popolare: la comunità del villaggio si trasforma in un organismo persecutorio. Non cercano la verità — cercano qualcuno da incolpare che non faccia parte del loro ordine sociale. Maciara, la donna diversa, è la vittima perfetta.

La borghesia ipocrita: Patrizia rappresenta il nord benestante e modernizzato che guarda al sud come a un paesaggio pittoresco mentre allo stesso tempo ne alimenta le contraddizioni. La sua libertà sessuale scandalizza la comunità, ma lei non paga il prezzo che paga Maciara.

La scena del linciaggio: il momento più coraggioso del film

La scena in cui Maciara viene linciata è una delle più dure del cinema italiano degli anni ‘70. Fulci la gira senza tagli — la violenza è mostrata nella sua durata reale, non abbreviata dal montaggio.

Ma la scelta di accompagnarla con la canzone di Ortolani e Vanoni è il vero atto di coraggio artistico. Quella musica bellissima non attenua la violenza — la amplifica. Il contrasto crea un disagio che una colonna sonora horror convenzionale non avrebbe mai prodotto. Ci ricorda che questo è ciò che fanno le comunità “normali”, con la loro normalità musicale e sentimentale intatta, ai loro capri espiatori.

La scena è stata censurata in molte distribuzioni internazionali. Nella versione integrale è insostenibile — e deve esserlo.

Florinda Bolkan: un’interpretazione di sottrazione

Florinda Bolkan aveva già lavorato con Fulci in Una lucertola con la pelle di donna (1971). La sua Maciara è costruita su un registro opposto: non il personaggio borghese e tormentato di quel film, ma una donna primitiva, istintiva, che vive ai margini della società senza capire di essere già condannata.

Bolkan lavora per sottrazione: pochissime parole, movimenti lenti, uno sguardo che non chiede comprensione perché sa che non arriverà. È un personaggio che funziona proprio perché non cerca mai la simpatia dello spettatore — e la ottiene lo stesso.

Tomas Milian e lo sguardo esterno

Tomas Milian porta nel film la prospettiva dell’outsider razionale — il giornalista del nord che cerca di capire ciò che vede attraverso categorie che non funzionano in quel contesto.

Il personaggio di Martelli è importante perché rappresenta il rischio dell’osservatore distaccato: viene al villaggio per scrivere una storia, e la storia diventa la distruzione di un’innocente. La sua razionalità non salva nessuno. Arriva alla verità troppo tardi.

Le location: la Basilicata come personaggio

Non si sevizia un paperino fu girato in Basilicata — la stessa regione dove Carlo Levi aveva ambientato Cristo si è fermato a Eboli. Non è una scelta casuale.

I paesaggi rupestri, i calanchi, i villaggi aggrappati alle rocce: tutto contribuisce a creare un’atmosfera di isolamento e arcaismo che è fondamentale per il film. Questo non è il sud pittoresco delle cartoline — è un sud dove le regole non vengono da Roma o da Dio, ma dalla comunità stessa, con le sue leggi non scritte e le sue condanne non appellabili.

Fulci trattò le location come aveva trattato le ambientazioni tropicali di Zombi 2 e quelle dell’hotel in L’Aldilà: non come sfondo, ma come elemento attivo della narrazione.

Non si sevizia un paperino nel contesto del giallo italiano

Il film arriva nell’anno d’oro del giallo italiano. Nel 1972, Dario Argento stava costruendo il suo universo estetico con film come Il gatto a nove code e 4 mosche di velluto grigio. Mario Bava aveva già definito il genere con Reazione a catena.

Ma Non si sevizia un paperino è diverso da tutti questi: non punta sull’estetica, non usa il giallo come pretesto per sequenze visivamente elaborate. Punta al contenuto — al messaggio scomodo, alla critica sociale. È il giallo come pamphlet politico.

Il confronto con Suspiria di Argento (1977) è illuminante: entrambi sono film italiani di genere che sfidano le convenzioni, ma in direzioni opposte. Argento porta il genere verso il sogno e il sogno verso l’arte. Fulci porta il genere verso la realtà e la realtà verso l’accusa.

Dove vedere Non si sevizia un paperino in Italia

Non si sevizia un paperino è disponibile su Amazon Prime Video e su piattaforme di cinema classico italiano. Per la versione integrale (con la scena del linciaggio non tagliata), l’edizione Blu-ray rimasterizzata è la scelta migliore.

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L’eredità: il film più coraggioso di Fulci

Non si sevizia un paperino è spesso citato come il film più personale di Fulci — quello in cui la sua rabbia politica e la sua visione del mondo sono più dirette, meno mediate dalle convenzioni del genere.

È anche il film che più chiaramente anticipa il Fulci degli anni ‘80: quella fascinazione per le vittime innocenti, per l’inutilità della razionalità contro le forze del male (umane o cosmiche), per la violenza come momento di verità su ciò che siamo davvero.

Per la filmografia completa di Fulci e il contesto di questo film nel suo percorso artistico: Filmografia di Lucio Fulci.

Domande frequenti

Come finisce Non si sevizia un paperino? Il killer si rivela essere don Alberto, il parroco. Maciara, l’innocente linciata, è già morta. La verità arriva tardi — non c’è giustizia vera, solo la scoperta del colpevole.

Chi è il vero colpevole? Don Alberto Avallone, il parroco, che uccideva i bambini convinto di salvarli dalla corruzione del mondo.

Perché è un film di denuncia sociale? Perché attacca la Chiesa, il bigottismo popolare e la borghesia ipocrita usando il giallo come strumento politico.

Chi è Maciara? Una donna solitaria accusata di magia nera, interpretata da Florinda Bolkan. È il capro espiatorio della comunità — diversa, sola, condannata senza prove.

La colonna sonora è famosa? Sì. Riz Ortolani e Ornella Vanoni crearono uno dei brani più belli del cinema italiano degli anni ‘70, usato nel contrasto devastante della scena del linciaggio.

Dove vederlo in streaming? Su Amazon Prime Video. Verificate JustWatch per disponibilità attuale.

Dove fu girato? In Basilicata, tra paesaggi rupestri e villaggi isolati.

È horror o giallo? Giallo con elementi horror. Più vicino al cinema di denuncia che al thriller convenzionale.

Cosa significa il titolo? “Paperino” è il soprannome di uno dei bambini uccisi. Il titolo rimanda alla difesa dell’innocenza dei bambini — impossibile in una società corrotta.

Barbara Bouchet che ruolo ha? Interpreta Patrizia, la borghese milanese che rappresenta la modernità ipocrita del nord.

In che ordine vedere i film di Fulci? Una lucertola con la pelle di donna (1971) → Non si sevizia un paperino (1972) → Zombi 2 (1979) → Trilogia della Morte (1980-81). Guida completa: Filmografia di Lucio Fulci.

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