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Alice in Borderland: spiegata la trama, le carte dei giochi e il senso del Borderland

Un Tokyo deserto, giochi mortali e una domanda che cresce episodio dopo episodio: chi ha costruito questo posto e perché?
19-07-2026 2020 ⭐ 8.1/10
Alice in Borderland: spiegata la trama, le carte dei giochi e il senso del Borderland
Generi Thriller, Sopravvivenza, Fantascienza, Azione
Stagioni 3
Episodi 22
Cast Kento Yamazaki, Tao Tsuchiya, Nijirō Murakami, Yūki Morinaga, Aya Asahina, Dori Sakurada

Tokyo è deserta.

Non in modo graduale, non in modo spiegato. Arisu e i suoi due amici escono da una cabina telefonica dopo un fuoco d’artificio e la città è vuota. Nessuno. I negozi sono aperti, le macchine sono ferme, i semafori funzionano. Nessun essere umano ovunque guardino.

Poi trovano il primo cartello. Un gioco. Una data di scadenza. E le regole.

Alice in Borderland è la risposta giapponese alla domanda: cosa succederebbe se i survival game dei manga diventassero realtà con la produzione di una serie Netflix ad alto budget? La risposta è una delle serie più brutale e meglio costruita del genere — un thriller che usa la struttura del gioco per fare domande sull’identità, il valore della vita e la scelta di sopravvivere quando sopravvivere ha un costo.

Di cosa parla Alice in Borderland: la trama dall’inizio

Arisu (Kento Yamazaki) è un ventenne che non sa cosa fare della propria vita. Non lavora, passa il tempo a giocare ai videogiochi, vive sotto il peso deluso delle aspettative del padre. La notte in cui tutto cambia, è in compagnia di due amici: Karube (Keita Machida), atletico e pragmatico, e Chōta (Yūki Morinaga), il più ingenuo dei tre.

Il Tokyo in cui si ritrovano — il Borderland — è fisicamente identico all’originale ma completamente svuotato di esseri umani. Le strade, i negozi, le stazioni della metro: tutto uguale, tutto vuoto. L’unica differenza è la presenza di altri sopravvissuti come loro, arrivati nel Borderland in modi diversi, e di una struttura immutabile: i giochi.

Per sopravvivere nel Borderland, i partecipanti devono completare i giochi e rinnovare il proprio visto — una data di scadenza che si azzera dopo ogni vittoria. Chi non partecipa o perde muore — eliminato da laser che scendono dal cielo con precisione meccanica.

I giochi sono classificati per carte del mazzo. Il numero indica la difficoltà. Il seme indica il tipo:

  • Fiori (♣): lavoro di squadra, spesso scontri fisici collettivi
  • Quadri (♦): intelligenza, deduzione, problem solving
  • Picche (♠): forza fisica, scontro diretto
  • Cuori (♥): giochi psicologici — i più difficili e i più crudeli

Il punto di forza della serie è che ogni gioco ha regole proprie, è costruito come un enigma da risolvere, e le soluzioni non sono mai ovvie. Arisu è un giocatore eccezionale — non per la forza fisica ma per il pensiero laterale, la capacità di leggere le regole e trovare il margine che non era stato visto.

Il sistema delle carte: come funziona il Borderland

La struttura delle carte non è solo classificatoria — è narrativa.

I giochi di Quadri sono quelli che la serie usa meglio: enigmi con soluzioni logiche precise, dove la vittoria è intellettuale. Il gioco del 4♦ nella prima stagione — un dungeon in cui quattro stanze contengo indizi che portano alla risposta, in un tempo limitato, con la tentazione di sacrificare un compagno — è uno dei migliori episodi della serie proprio perché la soluzione è ingegnosa senza essere impossibile.

I giochi di Cuori sono i più disturbanti perché non hanno soluzioni tecniche — hanno soluzioni umane, e le soluzioni umane sono le più difficili da trovare. Il 5♥ della prima stagione — in cui un gruppo di sopravvissuti deve trovare il traditore tra loro in tempo limitato, con la pressione del tempo che genera diffidenza e paranoia — usa la stessa struttura dei giochi sociali moderni (Mafia, Among Us) ma con conseguenze reali.

Le carte figura — Fante (Jack), Donna (Queen), Re (King) — rappresentano i livelli più alti della difficoltà. Nella seconda stagione rivelano chi sono i Cittadini del Borderland e la struttura di potere che governa la dimensione.

I personaggi: chi sono davvero Arisu e Usagi

Arisu è il nome giapponese di Alice — riferimento esplicito ad Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll. La connessione non è solo nominale: il Borderland è un Paese delle Meraviglie distorto, con regole proprie, una logica interna coerente che non ha senso dal punto di vista del mondo normale. Arisu, come Alice, è qualcuno che cade in un mondo di cui non capisce le regole e impara a navigarle attraverso l’esperienza.

Il percorso emotivo di Arisu è il cuore della serie. Non è un eroe classico — è qualcuno che nel mondo reale aveva rinunciato a vivere, e nel Borderland scopre di avere una ragione per farlo. La sua competenza nei giochi non lo rende invulnerabile: le morti delle persone vicine pesano su di lui in modo crescente, e la serie non risparmia il protagonista da queste perdite.

Usagi (Tao Tsuchiya) entra in scena nella prima stagione come personaggio autonomo e diventa il punto di ancoraggio emotivo di Arisu. Ex alpinista con eccezionali capacità fisiche, ha perso suo padre nel Borderland prima dell’inizio della storia. La sua forza non è il calcolo razionale di Arisu — è la resistenza, la capacità di continuare nonostante il dolore.

La relazione tra Arisu e Usagi è costruita con pazienza: non è romantica nel senso convenzionale della parola, ma è una forma di dipendenza reciproca che la seconda stagione esplora con profondità.

Aguni (Nijirō Murakami) — il leader militare del campo base nella prima stagione — rappresenta un tipo diverso di risposta alla violenza del Borderland: il controllo totale come sopravvivenza, l’eliminazione dell’incertezza attraverso la forza. La sua storia con Karube è uno degli archi narrativi più tragici della stagione.

Chishiya (Dori Sakurada) è il personaggio più ambiguo della serie: un medico che agisce sempre per calcolo, mai per altruismo, sempre con un piano che non rivela. La seconda stagione lo trasforma in qualcosa di più complesso.

Shinsuke Sato e la produzione: cinema su piccolo schermo

Shinsuke Sato non è nuovo agli adattamenti live-action di manga di successo — il suo Bleach (2018) è stato uno dei migliori del genere. Ma Alice in Borderland è un salto di scala: la serie richiede un Tokyo fisicamente svuotato, effetti speciali per i laser, set elaborati per ogni singolo gioco.

Netflix ha investito significativamente nella produzione. Il risultato visivo — una città deserta che non sembra costruita in CGI ma fotografata — è uno degli elementi tecnici più impressionanti della serie. Sato e il suo team hanno usato la pandemia COVID come vantaggio involontario: alcune scene di Tokyo deserta sono state girate durante il lockdown del 2020, con la città realmente svuotata.

La regia di Sato usa il Tokyo vuoto come elemento espressivo, non solo come scenario. Le strade senza persone hanno una qualità onirica che amplifica l’alienazione dei personaggi: conoscono ogni angolo della città, ma la città non è più il posto che ricordano.

La colonna sonora di Yutaka Yamada — compositore già di Tokyo Ghoul — usa archi e percussioni elettroniche in modi che rispecchiano i diversi tipi di gioco: il 4♦ ha un tema più cerebrale e rarefatto, il 5♥ ha qualcosa di più ansioso e claustrofobico.

La seconda stagione: i Cittadini e la verità sul Borderland

La seconda stagione alza il livello in ogni direzione — produzione, scrittura, ambizione — e porta la serie a una conclusione che risponde alle domande centrali.

I Cittadini del Borderland sono i giocatori che hanno scelto di rimanere — che hanno vinto tutti i giochi disponibili e invece di tornare nel mondo reale hanno scelto di governare la dimensione. Ognuno di loro è identificato da una carta figura: il Re di Picche è un ex militare che governa attraverso la forza fisica; la Regina di Cuori è una figura che usa la manipolazione psicologica; il Fante di Cuori è qualcosa di ancora più oscuro.

I giochi contro le carte figura sono episodi quasi autonomi: ogni confronto dura un episodio intero e funziona come un corto cinematografico con una premessa, uno svolgimento e una risoluzione propri.

Il finale della seconda stagione è quello che separa Alice in Borderland dalla maggior parte del genere survival game. La rivelazione — che il Borderland è una dimensione in cui le persone in stato di coma dopo un incidente si trovano a scegliere se combattere per tornare o arrendersi — non svuota il percorso narrativo ma lo ricontestualizza. I giochi non erano arbitrari: erano una forma di terapia involontaria, un sistema per trovare la volontà di vivere.

Arisu e Usagi scelgono di tornare. Si risvegliano in un ospedale. Si guardano senza sapere se si ricordano l’uno dell’altro.

Il manga di Haro Aso e le differenze con la serie

Haro Aso ha pubblicato il manga Imawa no Kuni no Alice su Weekly Shōnen Sunday dal 2010 al 2016: 18 volumi, 87 capitoli, una storia completa che si è conclusa ben prima che Netflix acquistasse i diritti.

Il manga e la serie seguono la stessa struttura di base — giochi, Borderland, Cittadini — ma la serie ha operato alcune semplificazioni e modifiche significative. I personaggi di contorno sono stati ridotti. Alcuni giochi sono stati sostituiti con nuovi. Le motivazioni di alcuni Cittadini nella seconda stagione differiscono dall’originale.

La differenza più importante è nel tono. Il manga è più esplicito nella sua violenza grafica — è shōnen nel senso più letterale, con sequenze di combattimento disegnate senza filtri. La serie attenua alcune delle scene più estreme ma aggiunge invece una profondità psicologica nei personaggi che il formato manga non poteva permettersi.

Haro Aso ha supervisionato l’adattamento e ha approvato le modifiche. La terza stagione — storia originale che va oltre il manga — è stata sviluppata in collaborazione con il mangaka, garantendo una continuità narrativa anche per chi conosce l’originale.

Per chi vuole sapere come finisce il manga prima di guardare la serie: i finali sono simili nella sostanza ma diversi nei dettagli. Vale la pena scoprirli entrambi.

Dove vedere Alice in Borderland in Italia

Alice in Borderland è disponibile esclusivamente su Netflix in Italia. Tutte le stagioni pubblicate sono in streaming con doppiaggio in italiano e sottotitoli in italiano. La serie è disponibile in qualità fino a 4K HDR su schermi e connessioni che lo supportano.

Non è presente su altre piattaforme di streaming italiane. Per la disponibilità della terza stagione, verificare direttamente su Netflix.

Alice in Borderland e gli altri survival game: un confronto

Alice in Borderland non è il primo survival game giapponese — è l’erede di una tradizione che risale almeno a Battle Royale di Kinji Fukasaku (2000), il film che ha inventato il genere per il cinema mondiale. Battle Royale pone la stessa domanda centrale — cosa farebbe un essere umano per sopravvivere? — in un contesto di critica sociale esplicita (una legge che manda adolescenti a combattersi).

L’erede più diretto e più discusso è Squid Game (2021) di Hwang Dong-hyuk, la serie coreana che ha trasformato il genere in fenomeno globale. I due titoli vengono spesso confrontati perché condividono la premessa dei giochi mortali, ma sono opere molto diverse: Squid Game è una critica economica esplicita al capitalismo del debito, con giochi semplici (Uno, Due, Tre stella) che derivano la loro brutale dalla familiarità. Alice in Borderland è più elaborata nella struttura dei giochi, meno diretta nella critica sociale, più interessata alla psicologia individuale dei sopravvissuti.

El Hoyo - Il buco (2019) di Gaztelu-Urrutia condivide con Alice in Borderland la struttura di un sistema chiuso con regole arbitrarie — ma dove Il buco usa lo spazio fisico come allegoria economica pura, Alice in Borderland usa lo stesso spazio per costruire una narrativa di sopravvivenza e scelta.

Cube (1997) di Vincenzo Natali è il precedente cinematografico più vicino nella struttura: un labirinto di stanze letali con regole precise, senza spiegazione dell’origine. Come nel Borderland, i personaggi di Cube devono capire le regole del sistema che li ha intrappolati prima di poter sperare di uscirne. La differenza è che Cube rimane radicalmente aperto sull’origine — nessuno ha costruito il Cubo con uno scopo riconoscibile — mentre Alice in Borderland ha una risposta.

The Game (1997) di David Fincher usa lo stesso meccanismo narrativo — un gioco che sembra reale, con conseguenze che sembrano reali — ma dal punto di vista opposto: il protagonista di Fincher ha tutti i privilegi possibili, e il gioco è un modo per recuperare la sua umanità. Nel Borderland non ci sono privilegi da perdere.

Nel territorio degli anime e delle serie giapponesi, Squid Game e Alice in Borderland hanno riportato l’attenzione internazionale su un filone che il manga aveva esplorato per decenni — da Mirai Nikki (2006-2010) a Danganronpa (2010) e No Game No Life (2012-2014). Ogni titolo usa la struttura del gioco mortale per fare domande diverse: sull’identità, sulla morale, sulla società, sul valore della vita.

Quello che Alice in Borderland fa meglio del genere — meglio di Squid Game nella profondità dei personaggi, meglio di Cube nell’elaborazione della risposta — è usare la struttura del gioco come specchio della psicologia del protagonista. Arisu non sopravvive nonostante il Borderland. Arisu diventa la persona che voleva essere grazie al Borderland.

Questo non lo rende un posto in cui vorresti andare.

Domande frequenti

Di cosa parla Alice in Borderland? Alice in Borderland segue Arisu, un giovane giocatore appassionato di videogiochi, che si ritrova improvvisamente in un Tokyo deserto chiamato Borderland. In questa versione alternativa della città, lui e altri sopravvissuti devono partecipare a giochi mortali classificati per carta del mazzo per rinnovare il proprio visto e sopravvivere.

Quante stagioni ha Alice in Borderland? Alice in Borderland ha tre stagioni su Netflix: la prima del 2020 (8 episodi), la seconda del 2022 (8 episodi) e la terza prevista. Le prime due stagioni adattano il manga originale di Haro Aso. La terza stagione è una storia originale.

Alice in Borderland è basata su un manga? Sì. Alice in Borderland è basata sul manga Imawa no Kuni no Alice di Haro Aso, pubblicato su Weekly Shōnen Sunday dal 2010 al 2016. Il manga ha 18 volumi e si è concluso prima dell’adattamento Netflix.

Cosa sono le carte dei giochi in Alice in Borderland? Ogni gioco nel Borderland è classificato con una carta del mazzo. Il numero indica la difficoltà. Il seme indica il tipo di gioco: Fiori = lavoro di squadra fisico; Quadri = intelligenza e strategia; Picche = forza fisica e combattimento; Cuori = giochi psicologici, i più crudeli.

Chi è Arisu in Alice in Borderland? Arisu (Kento Yamazaki) è il protagonista, un giovane in crisi esistenziale rifugiato nei videogiochi. Il nome è un’allusione ad Alice nel Paese delle Meraviglie. Nel Borderland, la sua abilità nei giochi e il suo pensiero laterale diventano strumenti di sopravvivenza.

Alice in Borderland è come Squid Game? Le due serie condividono la premessa dei giochi mortali ma sono molto diverse. Squid Game è una critica sociale esplicita al debito economico. Alice in Borderland è più vicina a un thriller di sopravvivenza con elementi di fantascienza — l’enigma del Borderland è al centro, più della critica sociale.

Cosa è il Borderland in Alice in Borderland? Il Borderland è una dimensione parallela che occupa lo stesso spazio fisico di Tokyo ma senza esseri umani. Il finale della seconda stagione rivela che è una dimensione in cui le persone in coma dopo un incidente si trovano a scegliere inconsciamente se combattere per tornare o arrendersi.

Dove vedere Alice in Borderland in Italia? Alice in Borderland è disponibile esclusivamente su Netflix in Italia. Tutte le stagioni disponibili sono in streaming con doppiaggio in italiano e sottotitoli in italiano.

La terza stagione di Alice in Borderland è disponibile? La terza stagione è stata confermata da Netflix come storia originale oltre il manga di Haro Aso. Verifica la disponibilità corrente direttamente su Netflix.

Alice in Borderland è adatta a tutti? No. Alice in Borderland contiene violenza grafica significativa, morti brutali e torture psicologiche. Non è adatta ai minori di 16 anni. La classificazione è TV-MA (adulti).

Chi ha diretto Alice in Borderland? Alice in Borderland è diretta da Shinsuke Sato, regista giapponese noto per adattamenti live-action di manga come Bleach (2018). Ha diretto tutti gli episodi delle prime due stagioni.

Cosa significa il finale di Alice in Borderland? Il finale della seconda stagione rivela che il Borderland è una dimensione in cui le persone in coma scelgono inconsciamente se combattere per tornare alla vita o arrendersi. I giochi sono una forma di scelta. Arisu e Usagi scelgono di tornare e si risvegliano in ospedale.

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