Il buco (El Hoyo) spiegato: trama, finale e cosa significa il film Netflix spagnolo sul cibo e il capitalismo
Il cibo c’è per tutti.
Questa è la verità fondamentale di El Hoyo (Il buco, 2019) di Galder Gaztelu-Urrutia: la piattaforma che scende ogni giorno attraverso i 333 livelli della Fossa porta abbastanza cibo per nutrire ogni detenuto. Il problema non è la scarsità. Il problema è la distribuzione.
Chi è al livello 1 mangia tutto quello che vuole — il banchetto è per loro. Chi è al livello 50 trova qualcosa. Chi è al livello 150 trova avanzi. Chi è al livello 250 non trova niente. Chi è al livello 333 muore di fame.
Non c’è mancanza. C’è accumulo.
Il buco: la trama e la struttura
Goreng (Iván Massagué) si sveglia al livello 48 della Fossa. Ha scelto di entrare volontariamente — la pena è ridotta di sei mesi, e voleva terminare il Don Chisciotte di Cervantes. Non sapeva cosa lo aspettava.
La Fossa è una struttura verticale con stanze su ogni livello. Al centro di ogni stanza c’è un buco attraverso cui passa la piattaforma del cibo, una volta al giorno. I detenuti sono in coppia — ogni mese vengono riassegnati a un livello diverso, casualmente. Oggi sei al 48; domani potresti essere al 6 o al 250. Il sistema è progettato per essere imprevedibile.
Trimagasi (Zorion Eguileor) è il compagno di cella di Goreng — un uomo che ha già capito le regole e le applica con pragmatismo freddo. Insegna a Goreng: non lasciare avanzi per chi è sotto (ti danno ai livelli alti i nemici); non buttare niente (ogni cosa potrebbe servire); non aspettarti solidarietà (non c’è).
Nel corso del film, Goreng attraversa diversi livelli — dal 48 al 171, poi ancora — incontrandovi persone diverse, vedendo la stessa struttura da prospettive diverse, e sviluppando la convinzione che il sistema possa essere cambiato attraverso un atto di volontà collettiva.
L’allegoria: il capitalismo che si autoregola verso l’alto
El Hoyo è uno dei film più espliciti nella sua allegoria politica dagli ultimi vent’anni.
La critica è al liberismo economico — alla teoria che il mercato libero si autoregoli verso il meglio collettivo. In El Hoyo, il mercato si autoregola verso l’alto: chi ha potere (chi è ai livelli alti) accumula, chi non ha potere (chi è ai livelli bassi) viene eliminato. Non è il sistema che è strutturalmente sbagliato — il cibo c’è, basterebbe dividerlo equamente. È il comportamento individuale che trasforma un sistema potenzialmente giusto in un sistema strutturalmente ingiusto.
Goreng è il liberale di buona volontà che entra nel sistema credendo di poterlo cambiare dall’interno, attraverso l’esempio e la persuasione. Scopre che l’esempio non basta — chi è in cima non ha nessun incentivo a cambiare comportamento, e chi è in basso è troppo disperato per aspettare che il cambiamento arrivi dall’alto.
La scena in cui Goreng e Baharat scendono con la piattaforma cercando di distribuire il cibo è la scena della riforma: stanno cercando di ridistribuire le risorse mantenendo la struttura invariata. Funziona parzialmente — nel breve termine, in un momento specifico — ma non cambia il sistema. Il giorno dopo la piattaforma tornerà dal livello 1, e il processo ricominceràda capo.
Il Don Chisciotte: il libro come chiave di lettura
Goreng porta con sé il Don Chisciotte di Cervantes. Non è una scelta casuale.
Don Chisciotte è il folle che lotta contro i mulini a vento credendo siano giganti — il personaggio dell’idealismo eroico che si scontra con la realtà e non riesce ad accettare di non poterla cambiare. È il romanzo dell’illusione necessaria: Don Chisciotte è ridicolo, ma la sua follia ha qualcosa di nobile che la sanità mentale degli altri non ha.
Goreng è Don Chisciotte nella Fossa. Crede che si possa cambiare il sistema attraverso un atto di volontà. Ci prova. La bambina che sale verso l’alto come “messaggio” è la sua versione dell’attacco al mulino a vento — un gesto simbolico che potrebbe non cambiare niente.
Il film non dice se Goreng ha ragione o torto. Il finale lascia aperta la domanda: la bambina arriva in cima? Gli amministratori ricevono il messaggio? Il sistema cambia? Non lo sappiamo. Come non lo sa Cervantes su Don Chisciotte — se il gesto conta anche quando non cambia niente.
Il finale di El Hoyo spiegato
Il finale è il punto più discusso del film — e il più ambiguo.
Goreng e Baharat scendono con la piattaforma livello per livello, distribuendo il cibo verso il basso e difendendo la distribuzione con la forza contro chi cerca di prendere di più. Arrivano al livello 333 — il più basso che il film mostra — e trovano qualcosa che non si aspettavano: Miharu, la bambina che Goreng aveva sentito descrivere ma non aveva mai visto. Viva, al piano più basso.
Mandano la bambina in su con la piattaforma come “messaggio” agli amministratori. Poi la piattaforma parte e non c’è modo di tornare.
Goreng rimane al livello 333. Baharat è morto nel tragitto. Goreng è solo, al fondo, senza piattaforma, senza via d’uscita.
L’ultima scena — nella mente di Goreng, forse in un sogno, forse nella realtà — è Goreng che cammina verso la luce del livello 0. Non è mostrato cosa c’è là. Il film finisce.
Le tre letture:
- La bambina è il messaggio — arriva in cima, gli amministratori capiscono, qualcosa cambia.
- La bambina non arriva — è un gesto simbolico senza conseguenze pratiche.
- La bambina non esiste — è un’allucinazione di Goreng in punto di morte, l’ultima illusione del Don Chisciotte della Fossa.
Tutte e tre sono sostenute dal film. Nessuna è definitiva.
La regia di Galder Gaztelu-Urrutia: il Paese Basco e il cinema sociale
Galder Gaztelu-Urrutia è un regista basco — El Hoyo è il suo primo lungometraggio. Il Paese Basco ha una tradizione culturale di film d’autore con forte connotazione politica, e El Hoyo si inserisce in quella tradizione pur usando il formato del genre cinema internazionale.
Il film è stato girato con un budget ridotto, usando un unico set verticale che simula i livelli della Fossa. Come Cube aveva usato il suo singolo set in modo creativo, Gaztelu-Urrutia usa le variazioni di illuminazione e di stato del cibo sulla piattaforma per comunicare il livello in cui ci troviamo senza doverlo dichiarare esplicitamente.
La fotografia — di Jon D. Domínguez — usa il contrasto tra la luce della piattaforma di cibo (calda, quasi dorata, seducente) e la luce delle celle (fredda, istituzionale). Il cibo è bellissimo — visivamente curato, abbondante, elaborato. Questa cura visiva rende ancora più brutale il contrasto con chi non ne riceve niente.
Gaztelu-Urrutia ha dichiarato in interviste che El Hoyo è stato influenzato dalla crisi economica spagnola del 2008-2012 — uno dei paesi europei più colpiti dall’austerità, con tassi di disoccupazione giovanile che hanno raggiunto il 50%. L’allegoria non è astratta: è radicata in un momento storico specifico, anche se il film la generalizza abbastanza da essere applicabile ovunque.
Baharat: la solidarietà come scelta
Baharat (Emilio Buale) è il secondo personaggio più importante del film — il compagno che Goreng recluta per la sua missione di ridistribuzione.
Baharat introduce il tema della solidarietà come scelta attiva invece che come istinto naturale. Non è che le persone nella Fossa siano intrinsecamente egoiste — è che il sistema le mette in condizioni in cui l’egoismo è razionalmente la scelta migliore. Baharat sceglie la solidarietà sapendo che è irrazionale — e lo fa dopo aver cercato di salire da solo (la scena della corda, dove gli altri lo ignorano) e aver capito che salire da soli non è possibile.
La sua morte durante la discesa è la nota più tragica del finale: Baharat non vede il risultato del gesto che ha scelto di compiere. Ha sacrificato la vita per un messaggio che forse non arriverà mai. Il film non lo assolve dall’accusa di futilità — ma lo presenta come un atto di dignità, il solo che la Fossa permette.
Il contesto Netflix: El Hoyo e il cinema internazionale
El Hoyo è uscito su Netflix globale nel marzo 2020 — pochi giorni dopo l’inizio dei lockdown per la pandemia di COVID-19 in Europa e America. Il timing ha amplificato enormemente l’impatto: il film sull’isolamento e sulla distribuzione ineguale delle risorse è arrivato al pubblico nel momento in cui il pubblico era in isolamento e osservava la distribuzione ineguale delle risorse sanitarie in tempo reale.
Non è una coincidenza deterministica — il film era già pronto e la distribuzione era già pianificata — ma il contesto storico ha trasformato El Hoyo in un testo quasi profetico per milioni di spettatori. Le discussioni sulle FAQ di Google e sulle piattaforme social hanno raggiunto picchi insoliti per un film di genere in lingua non inglese.
Il film è diventato uno dei prodotti non in lingua inglese più visti nella storia di Netflix — insieme a Squid Game (2021) e Alice in Borderland (2020), due serie che esplorano strutture simili (competizione mortale, distribuzione delle risorse, sopravvivenza) in contesti diversi.
Il confronto con Cube e i survival horror distopici
El Hoyo e Cube (1997) di Vincenzo Natali sono i due film di survival horror distopico più citati insieme — e il confronto è produttivo perché le allegorie sono diverse.
Cube parla della burocrazia anonima: il Cubo è stato costruito senza che nessuno avesse il quadro completo. Non c’è un responsabile. Non c’è un piano. È il sistema che produce violenza per inerzia. La risposta alla domanda “chi lo ha fatto?” è “nessuno” — il che è forse la risposta più inquietante possibile.
El Hoyo parla della distribuzione delle risorse: la Fossa ha degli amministratori (li vediamo preparare il cibo), ha delle regole, ha un’intenzione originale (i detenuti dichiarano cosa vogliono mangiare, e gli viene portato). Il sistema è stato progettato, ma produce ingiustizia perché i suoi partecipanti si comportano in modo egoistico. La risposta alla domanda “chi è responsabile?” è “ognuno di noi, ai livelli alti” — che è altrettanto inquietante ma per ragioni diverse.
Entrambi i film rifiutano la consolazione: in Cube sopravvive solo chi era più innocente (Kazan), e non sappiamo cosa trova fuori. In El Hoyo il gesto di resistenza è fatto da chi sta morendo (Goreng), e non sappiamo se cambia qualcosa.
Il cannibalismo come metafora: il capitalismo divorante
El Hoyo non nasconde la metafora del cannibalismo. Quando i detenuti ai livelli bassi non trovano cibo sulla piattaforma, la logica del film porta alla domanda ovvia: cosa mangiano?
Trimagasi lo dice con pragmatismo: i corpi degli altri detenuti. Non è una rivelazione shock — è la conseguenza logica del sistema. Se il sistema non fornisce cibo ai livelli più bassi, e se i detenuti vogliono sopravvivere, l’unica risorsa rimasta sono gli altri.
Il cannibalismo come metafora del capitalismo è già presente in Marx (“il capitale si nutre di lavoro vivo”), ma El Hoyo lo rende fisicamente esplicito. Il sistema non solo consente che alcuni non ricevano risorse — produce attivamente condizioni in cui l’unica sopravvivenza possibile è a spese degli altri. Il più basso divora il suo vicino; il più alto non deve nemmeno sapere che questo succede.
La scena in cui Trimagasi spiega a Goreng come funziona — con la stessa calma didattica con cui un economista spiegherebbe il mercato — è uno dei momenti più agghiaccianti del film non per il contenuto esplicito ma per il tono. Non è orrore: è pragmatismo. Il sistema funziona così. O ti adatti o muori.
Gli anime distopici e il tema della distribuzione
El Hoyo si inserisce nella tradizione del cinema distopico che usa spazi fisici impossibili come metafore politiche. La stessa tradizione alimenta molti degli anime distopici più importanti degli ultimi decenni.
Snowpiercer (2013) di Bong Joon-ho — prima di Parasite — usa un treno che gira in eterno su un pianeta ghiacciato: la stessa logica verticale di El Hoyo (chi è in testa mangia, chi è in coda sopravvive a malapena), lo stesso tentativo di riforma attraverso la violenza, lo stesso finale ambiguo sulla possibilità del cambiamento.
Entrambi i film appartengono alla stessa radice culturale: la critica al capitalismo come sistema che produce scarsità artificiale in un mondo dove le risorse esisterebbero per tutti. Non è un messaggio sottile, in nessuno dei due casi. Ma è un messaggio che il cinema sa portare in forme più immediate e fisicamente memorabili di qualsiasi saggio.
Squid Game e Alice in Borderland: il genere del gioco mortale
El Hoyo è arrivato su Netflix nel 2020 — e nel 2021 è arrivato Squid Game, la serie coreana che ha portato la stessa struttura a un pubblico planetario.
I paralleli sono evidenti: competizione mortale tra persone economicamente disperate, sistema arbitrario e privo di morale, critica al capitalismo come sistema che costringe i deboli a combattersi tra loro. La differenza è che Squid Game esplicita il villain (i ricchi che guardano per divertimento), mentre El Hoyo lo mantiene anonimo e sistemico.
Alice in Borderland — serie giapponese Netflix dello stesso periodo — porta la stessa struttura in un registro di giochi strategici: Tokyo vuota, sopravvissuti che devono completare sfide sempre più difficili. Qui il sistema ha una logica interna (i giochi hanno regole) ma il fine rimane opaco.
Tutti e tre i titoli esplorano variazioni dello stesso tema: il capitalismo — o la società — come sistema di giochi in cui non tutti possono vincere, anzi, la struttura richiede che la maggior parte perda. El Hoyo è il più radicale dei tre nella sua allegoria; Squid Game il più accessibile; Alice in Borderland il più orientato al genere puro.
Dove vedere Il buco in Italia
Il buco (El Hoyo, 2019) è disponibile su Netflix in Italia. Anche il sequel El Hoyo 2 (2024) è disponibile su Netflix.
Il film è disponibile in spagnolo originale con sottotitoli italiani e in versione doppiata. La versione originale è consigliata.
Domande frequenti
Il buco di cosa parla? Una prigione verticale dove il cibo scende dall’alto. Chi è in cima mangia tutto, chi è in basso muore di fame. Goreng cerca di cambiare il sistema.
El Hoyo finale spiegato? Goreng manda la bambina (Miharu) in alto come “messaggio”. Rimane al livello 333. Il film non mostra se il gesto ha conseguenze — il sistema potrebbe non cambiare mai, oppure potrebbe bastare una sola voce che arriva in cima.
Quanti livelli ha la Fossa? Stimati 333 — ma il numero esatto non è confermato.
Cosa rappresenta La Fossa? Allegoria del capitalismo — la distribuzione ineguale delle risorse quando c’è abbondanza, non scarsità.
Dove vederlo? Su Netflix in Italia — film originale e sequel El Hoyo 2 (2024).
Ha un sequel? Sì — El Hoyo 2 (2024) su Netflix. Meno riuscito dell’originale.
La bambina finale chi è? Miharu — la figlia della donna che scendeva nella Fossa. La sua presenza al livello 333 è il “messaggio” che Goreng decide di inviare verso l’alto.
Cosa porta Goreng nella Fossa? Il Don Chisciotte di Cervantes — riferimento al suo idealismo e alla sua battaglia contro i mulini a vento del sistema.
Ha vinto premi? Grand Jury Prize al Festival di Toronto 2019. Candidato spagnolo agli Oscar 2020.
Chi è Trimagasi? Il compagno di cella di Goreng — il pragmatico cinico che insegna le regole della Fossa senza illusioni.
La bambina esiste davvero? Ambiguo — potrebbe essere reale o un’allucinazione di Goreng in punto di morte. Il film non lo risolve.
È violento? Sì — gore, cannibalismo, violenza esplicita. Per adulti.
La piattaforma sale.
La bambina è sopra.
Goreng è in basso.
Il film non dice cosa succede dopo — se la bambina arriva, se qualcuno ascolta, se il sistema cambia. Lascia Goreng al livello 333 a fare i conti con quello che ha scelto.
La rivoluzione, in El Hoyo, non è un lieto fine. È un gesto. Un gesto che forse non cambia niente, o forse cambia tutto — e non lo sapremo mai.
Come Don Chisciotte. Come tutti i gesti fatti in buona fede contro sistemi che non sembrano capire.




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