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Grosso Guaio a Chinatown (1986): Kurt Russell, il kung fu e il film che Carpenter usò per ridere di Hollywood

Jack Burton non è l'eroe. È quello che pensa di essere l'eroe.
21-07-2026 1986 ⭐ 7.2/10
Grosso Guaio a Chinatown (1986): Kurt Russell, il kung fu e il film che Carpenter usò per ridere di Hollywood
Regia John Carpenter
Generi Azione, Avventura, Commedia, Fantasy
Cast Kurt Russell, Kim Cattrall, Dennis Dun, James Hong, Victor Wong, Kate Burton

Jack Burton non sa cosa stia succedendo. Non lo sa dall’inizio alla fine. Arriva in ritardo, spara nel momento sbagliato, sviene due volte, e alla fine — per puro caso — risolve il problema premendo il grilletto quando nessuno se lo aspettava.

Jack Burton pensa di essere l’eroe.

Wang Chi è l’eroe.

Grosso Guaio a Chinatown (1986) è il film più strano e più divertente della filmografia di John Carpenter. Non è un horror. Non è un thriller paranoico. Non è una distopia politica. È una commedia d’azione-fantasy che smonta sistematicamente tutti i cliché del cinema d’azione americano degli anni Ottanta con il sorriso di qualcuno che si sta divertendo moltissimo a farlo.

È anche un flop commerciale diventato cult film generazionale. E uno dei migliori esempi di cosa succede quando un regista ha la libertà di fare esattamente quello che vuole.

Di cosa parla Grosso Guaio a Chinatown: la trama

Jack Burton (Kurt Russell) è un camionista dalla parlantina inarrestabile, sicuro di sé in modo inversamente proporzionale alla propria competenza reale. Arriva a San Francisco per consegnare un carico, vince dei soldi a poker col suo amico Wang Chi (Dennis Dun), e si trova trascinato in una situazione che non aveva previsto.

La fidanzata di Wang, Miao Yin, viene rapita all’aeroporto da una banda criminale cinese. L’inseguimento porta Jack e Wang nel cuore di Chinatown — e poi sotto di essa, in un labirinto di tunnel e stanze magiche dove è in corso qualcosa di molto più antico di qualsiasi affare criminale.

David Lo Pan (James Hong) è un antico stregone maledetto da un imperatore cinese a vivere in uno stato incorporeo: esiste, ma non ha un corpo fisico stabile. L’unico modo per spezzare la maledizione è sposare una donna dagli occhi verdi e fare un sacrificio. Miao Yin ha gli occhi verdi. Gracie Law (Kim Cattrall), la giornalista americana amica di Wang, ha gli occhi verdi. Lo Pan le vuole entrambe.

Jack, Wang, Gracie e un gruppo di alleati — tra cui il saggio Egg Shen (Victor Wong) — scendono sotto Chinatown per lo scontro finale.

Jack Burton: l’eroe che non è l’eroe

Questa è la scelta più brillante del film.

Il cinema d’azione americano degli anni Ottanta aveva una struttura fissa: il protagonista bianco, americano, competente, che arriva in un ambiente esotico o pericoloso e lo risolve con la forza e l’ingegno. I personaggi locali o etnici sono alleati subalterni, comici di supporto, vittime da salvare.

Carpenter ribalta tutto. Jack Burton è il protagonista americano bianco — ma non sa fare niente di utile. Non conosce la lingua, non conosce la cultura, non capisce cosa sta succedendo. Spara nel momento sbagliato. Arriva in ritardo nelle scene d’azione. Sviene due volte. Nella scena in cui spara al soffitto e il masso lo schiaccia quasi, il ritmo comico è perfetto: Jack cade, si rialza, dice qualcosa di assurdo, e Wang sistema la situazione.

Wang Chi è quello che combatte. Wang Chi è quello che sa cosa fare. Wang Chi è l’eroe operativo del film, mentre Jack è il commentatore rumoroso che si trova nel posto sbagliato al momento giusto.

Questa inversione era intenzionale e consapevole. La sceneggiatura originale era scritta come western ambientato nell’Ottocento, con un protagonista cinese. Quando fu spostata nel presente di San Francisco, la logica rimase: l’eroe asiatico al centro, il bianco come elemento comico inconsapevole della propria marginalità narrativa.

Kurt Russell capisce questo e costruisce Jack di conseguenza: non come un eroe che ironizza su se stesso, ma come un uomo genuinamente convinto della propria importanza, i cui momenti di competenza reale sono sempre accidentali. È una performance comica di alto livello, che richiede di non strizzare l’occhio al pubblico.

Il flop del 1986 e il cult film

Grosso Guaio a Chinatown costò 25 milioni di dollari. Ne incassò 11.

Il pubblico del 1986 non capì cosa stesse guardando. Si aspettava un action movie con Kurt Russell — fresco di 1997: Fuga da New York e Starman — e trovò qualcosa di molto più strano: ironia, kung fu, magia cinese, un protagonista incompetente, un finale aperto con una creatura sul tetto di un camion.

Le recensioni non furono positive. Anche Carpenter era deluso — sentiva di aver realizzato esattamente il film che voleva fare, e il pubblico non lo aveva capito.

Negli anni successivi, Grosso Guaio a Chinatown iniziò a vivere una seconda vita in home video. Le generazioni successive — quelle che lo scoprirono su VHS, poi su DVD, poi in streaming — ne capirono l’ironia, l’affetto per il cinema di genere hongkonghese, la critica gentile ai cliché dell’azione americana. Oggi è universalmente considerato un cult film, uno dei lavori più amati della filmografia di Carpenter.

Dwayne Johnson ha tentato più volte di farne un remake o un sequel. Finora non è successo nulla di definitivo. Non è sicuro che debba.

La colonna sonora: rock americano e sonorità orientali

Come quasi sempre, Carpenter compose la musica personalmente con Alan Howarth. Il tema di Grosso Guaio a Chinatown mescola rock americano e strumenti tradizionali cinesi — un dialogo sonoro che riflette perfettamente la collisione culturale al centro del film.

Carpenter registrò anche la canzone sui titoli di coda con la sua band, i Coup de Villes. È rock puro, energico, che chiude il film con lo stesso tono leggero con cui era cominciato. Una rarità nella sua filmografia: Carpenter che si diverte ad alta voce, senza la tensione dei suoi film horror.

Dove vedere Grosso Guaio a Chinatown in Italia

Grosso Guaio a Chinatown è disponibile su Disney+ e in noleggio/acquisto digitale su:

  • Amazon Prime Video — noleggio e acquisto
  • Apple TV — noleggio e acquisto
  • Google Play / YouTube Movies — noleggio e acquisto

Per disponibilità aggiornata verifica su JustWatch.

Grosso Guaio a Chinatown nel cluster Carpenter

Grosso Guaio a Chinatown è il film che dimostra la gamma di Carpenter come regista. Vicino a Halloween (1978) e The Thing (1982), sembra impossibile — eppure vengono dallo stesso autore, con la stessa padronanza del ritmo narrativo e la stessa capacità di usare il genere come strumento.

Il sodalizio Carpenter-Russell raggiunge qui il suo momento più leggero, in contrasto con la cupa distopia di 1997: Fuga da New York (1981) e con la paranoia di The Thing (1982). I due avrebbero poi collaborato una terza volta in Fuga da Los Angeles (1996).

Nello stesso periodo creativo, Carpenter girò Christine - La Macchina Infernale (1983) — orrore psicologico puro, opposto per tono ma coevo per periodo: dove Grosso Guaio fa ridere, Christine fa paura nel modo più sottile possibile.

Il pillar completo è in John Carpenter: filmografia completa e colonne sonore.

Domande frequenti su Grosso Guaio a Chinatown

Di cosa parla Grosso Guaio a Chinatown? Jack Burton, camionista americano, si trova coinvolto in una battaglia sotto Chinatown contro un antico stregone immortale che vuole sposare una ragazza dagli occhi verdi per spezzare la sua maledizione.

Jack Burton è davvero l’eroe? No — è il sidekick che pensa di essere l’eroe. Wang Chi (Dennis Dun) è il vero protagonista operativo. È un capovolgimento deliberato del cliché dell’eroe bianco americano.

Grosso Guaio a Chinatown è un flop? Sì, nel 1986. Costò 25 milioni, ne incassò 11. È poi diventato uno dei cult film più amati della filmografia di Carpenter.

Dove vedere Grosso Guaio a Chinatown in streaming in Italia? Su Disney+ e in noleggio/acquisto su Amazon Prime Video, Apple TV e Google Play.

Chi è Lo Pan in Grosso Guaio a Chinatown? Antico stregone maledetto a vivere senza corpo fisico stabile. Necessita di sposare una ragazza dagli occhi verdi per spezzare la maledizione. Interpretato da James Hong.

Grosso Guaio a Chinatown è razzista? Al contrario. Critica il razzismo del cinema americano capovolgendo i cliché: il bianco è incompetente, il personaggio asiatico è il vero eroe.

Il finale: cosa succede a Jack? Parte col suo camion, solo. L’ultima scena rivela che una creatura soprannaturale si è attaccata al tetto — un finale aperto che non si aspettava nessuno.

La colonna sonora: chi l’ha composta? Carpenter con Alan Howarth. Rock americano e sonorità orientali in dialogo. Carpenter registrò anche la canzone dei titoli di coda con la sua band.

Grosso Guaio a Chinatown è la prima collaborazione Carpenter-Russell? No. La seconda — dopo 1997: Fuga da New York (1981). La terza sarà Fuga da Los Angeles (1996).

Grosso Guaio a Chinatown ha avuto un sequel? Non cinematografico. Esistono fumetti IDW. Un remake con Dwayne Johnson è stato annunciato più volte ma non realizzato.

È adatto ai bambini? Sì, con qualche supervisione. Tono leggero e comico, con azione stilizzata. Adatto dai 12 anni in su.

Perché è diventato un cult film? Perché le generazioni successive hanno capito l’ironia, l’affetto per il cinema hongkonghese e la critica ai cliché dell’azione americana che il pubblico del 1986 non aveva colto.

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