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Grosso Guaio a Chinatown (1986): Kurt Russell, il kung fu e il film che Carpenter usò per ridere di Hollywood

Jack Burton non è l'eroe. È quello che pensa di essere l'eroe.
1986 ⭐ 7.2/10
Grosso Guaio a Chinatown (1986): Kurt Russell, il kung fu e il film che Carpenter usò per ridere di Hollywood
Anno 1986
Regia John Carpenter
Generi Azione, Avventura, Commedia, Fantasy
Cast Kurt Russell, Kim Cattrall, Dennis Dun, James Hong, Victor Wong, Kate Burton

Trailer ufficiale via YouTube — canale ScreamFactoryTV

Jack Burton non sa cosa stia succedendo. Non lo sa dall’inizio alla fine. Arriva in ritardo, spara nel momento sbagliato, sviene due volte, e alla fine — per puro caso — risolve il problema premendo il grilletto quando nessuno se lo aspettava.

Jack Burton pensa di essere l’eroe.

Wang Chi è l’eroe.

Grosso Guaio a Chinatown (1986) è il film più strano e più divertente della filmografia di John Carpenter. Non è un horror. Non è un thriller paranoico. Non è una distopia politica. È una commedia d’azione-fantasy che smonta sistematicamente tutti i cliché del cinema d’azione americano degli anni Ottanta con il sorriso di qualcuno che si sta divertendo moltissimo a farlo.

È anche un flop commerciale diventato cult film generazionale. E uno dei migliori esempi di cosa succede quando un regista ha la libertà di fare esattamente quello che vuole.

Di cosa parla Grosso Guaio a Chinatown: la trama

Jack Burton (Kurt Russell) è un camionista dalla parlantina inarrestabile, sicuro di sé in modo inversamente proporzionale alla propria competenza reale. Arriva a San Francisco per consegnare un carico, vince dei soldi a poker col suo amico Wang Chi (Dennis Dun), e si trova trascinato in una situazione che non aveva previsto.

La fidanzata di Wang, Miao Yin, viene rapita all’aeroporto da una banda criminale cinese. L’inseguimento porta Jack e Wang nel cuore di Chinatown — e poi sotto di essa, in un labirinto di tunnel e stanze magiche dove è in corso qualcosa di molto più antico di qualsiasi affare criminale.

David Lo Pan (James Hong) è un antico stregone maledetto da un imperatore cinese a vivere in uno stato incorporeo: esiste, ma non ha un corpo fisico stabile. L’unico modo per spezzare la maledizione è sposare una donna dagli occhi verdi e fare un sacrificio. Miao Yin ha gli occhi verdi. Gracie Law (Kim Cattrall), la giornalista americana amica di Wang, ha gli occhi verdi. Lo Pan le vuole entrambe.

Jack, Wang, Gracie e un gruppo di alleati — tra cui il saggio Egg Shen (Victor Wong) — scendono sotto Chinatown per lo scontro finale.

Jack Burton: l’eroe che non è l’eroe

Questa è la scelta più brillante del film.

Il cinema d’azione americano degli anni Ottanta aveva una struttura fissa: il protagonista bianco, americano, competente, che arriva in un ambiente esotico o pericoloso e lo risolve con la forza e l’ingegno. I personaggi locali o etnici sono alleati subalterni, comici di supporto, vittime da salvare.

Carpenter ribalta tutto. Jack Burton è il protagonista americano bianco — ma non sa fare niente di utile. Non conosce la lingua, non conosce la cultura, non capisce cosa sta succedendo. Spara nel momento sbagliato. Arriva in ritardo nelle scene d’azione. Sviene due volte. Nella scena in cui spara al soffitto e il masso lo schiaccia quasi, il ritmo comico è perfetto: Jack cade, si rialza, dice qualcosa di assurdo, e Wang sistema la situazione.

Wang Chi è quello che combatte. Wang Chi è quello che sa cosa fare. Wang Chi è l’eroe operativo del film, mentre Jack è il commentatore rumoroso che si trova nel posto sbagliato al momento giusto.

Questa inversione era intenzionale e consapevole. La sceneggiatura originale era scritta come western ambientato nell’Ottocento, con un protagonista cinese. Quando fu spostata nel presente di San Francisco, la logica rimase: l’eroe asiatico al centro, il bianco come elemento comico inconsapevole della propria marginalità narrativa.

Kurt Russell capisce questo e costruisce Jack di conseguenza: non come un eroe che ironizza su se stesso, ma come un uomo genuinamente convinto della propria importanza, i cui momenti di competenza reale sono sempre accidentali. È una performance comica di alto livello, che richiede di non strizzare l’occhio al pubblico.

Il flop del 1986 e il cult film

Grosso Guaio a Chinatown costò 25 milioni di dollari. Ne incassò 11.

Il pubblico del 1986 non capì cosa stesse guardando. Si aspettava un action movie con Kurt Russell — fresco di 1997: Fuga da New York e Starman — e trovò qualcosa di molto più strano: ironia, kung fu, magia cinese, un protagonista incompetente, un finale aperto con una creatura sul tetto di un camion.

Le recensioni non furono positive. Anche Carpenter era deluso — sentiva di aver realizzato esattamente il film che voleva fare, e il pubblico non lo aveva capito.

Negli anni successivi, Grosso Guaio a Chinatown iniziò a vivere una seconda vita in home video. Le generazioni successive — quelle che lo scoprirono su VHS, poi su DVD, poi in streaming — ne capirono l’ironia, l’affetto per il cinema di genere hongkonghese, la critica gentile ai cliché dell’azione americana. Oggi è universalmente considerato un cult film, uno dei lavori più amati della filmografia di Carpenter.

Dwayne Johnson ha tentato più volte di farne un remake o un sequel. Finora non è successo nulla di definitivo. Non è sicuro che debba.

La colonna sonora: rock americano e sonorità orientali

Come quasi sempre, Carpenter compose la musica personalmente con Alan Howarth. Il tema di Grosso Guaio a Chinatown mescola rock americano e strumenti tradizionali cinesi — un dialogo sonoro che riflette perfettamente la collisione culturale al centro del film.

Carpenter registrò anche la canzone sui titoli di coda con la sua band, i Coup de Villes. È rock puro, energico, che chiude il film con lo stesso tono leggero con cui era cominciato. Una rarità nella sua filmografia: Carpenter che si diverte ad alta voce, senza la tensione dei suoi film horror.

Dove vedere Grosso Guaio a Chinatown in Italia

Grosso Guaio a Chinatown poster
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Grosso Guaio a Chinatown (1986)

★★★★★ 4.7 (6.761)

19,89 €

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Grosso Guaio a Chinatown nel cluster Carpenter

Grosso Guaio a Chinatown è il film che dimostra la gamma di Carpenter come regista. Vicino a Halloween (1978) e The Thing (1982), sembra impossibile — eppure vengono dallo stesso autore, con la stessa padronanza del ritmo narrativo e la stessa capacità di usare il genere come strumento.

Il sodalizio Carpenter-Russell raggiunge qui il suo momento più leggero, in contrasto con la cupa distopia di 1997: Fuga da New York (1981) e con la paranoia di The Thing (1982). I due sarebbero tornati a lavorare insieme in Fuga da Los Angeles (1996).

Nello stesso periodo creativo, Carpenter girò Christine - La Macchina Infernale (1983) — orrore psicologico puro, opposto per tono ma coevo per periodo: dove Grosso Guaio fa ridere, Christine fa paura nel modo più sottile possibile.

Starman (1984) è l’altro Carpenter leggero di quegli anni: fantascienza romantica, Jeff Bridges candidato all’Oscar, ottimismo invece di ironia. Insieme a Grosso Guaio a Chinatown forma il dittico del Carpenter che si diverte — distante dalle sue solite ombre.

Il Signore del Male (1987) — girato l’anno dopo Grosso Guaio, porta gli stessi Dennis Dun e Victor Wong in un contesto opposto: non la commedia d’azione di Chinatown ma l’orrore cosmico sotto una chiesa di Los Angeles. Stesso cast di supporto, universo completamente diverso.

Vampires - John Carpenter (1998) — un Carpenter tardo-carriera che condivide con Grosso Guaio la struttura dell’outsider in territorio esotico: Jack Crow nel deserto del New Mexico contro i vampiri, Jack Burton a Chinatown contro gli stregoni. Formula simile, registro completamente diverso.

Il pillar completo è in John Carpenter: filmografia completa e colonne sonore.

Due anni dopo Carpenter cambierà di nuovo registro con la satira fantascientifica di Essi Vivono (1988).

Domande frequenti su Grosso Guaio a Chinatown

Di cosa parla Grosso Guaio a Chinatown?

Jack Burton (Kurt Russell), camionista dalla parlantina facile, aiuta il suo amico Wang Chi a recuperare la fidanzata rapita da Lo Pan (James Hong), un antico stregone immortale che necessita di sposare una ragazza dagli occhi verdi per spezzare la sua maledizione. Il film è un action-fantasy-commedia ambientato nella Chinatown di San Francisco.

Jack Burton è davvero l’eroe di Grosso Guaio a Chinatown?

No — ed è il punto. Jack Burton è il personaggio che crede di essere l’eroe ma è effettivamente il sidekick. Wang Chi (Dennis Dun) è quello che combatte davvero, che sa cosa sta facendo, che ha le competenze necessarie. Jack spara nel momento sbagliato, arriva in ritardo, fa cose per caso. È un capovolgimento deliberato dell’eroe d’azione americano bianco che salva la situazione — qui è il personaggio asiatico a fare il lavoro vero.

Grosso Guaio a Chinatown è un flop?

Sì, al momento dell’uscita. Costò 25 milioni e ne incassò 11. Il pubblico del 1986 non capì l’ironia: si aspettava un film d’azione standard con Kurt Russell e trovò qualcosa di molto più strano e autoriflessivo. Negli anni successivi è diventato un cult film tra i più amati della filmografia di Carpenter.

Dove vedere Grosso Guaio a Chinatown in streaming in Italia?

Grosso Guaio a Chinatown è disponibile su Disney+ e in noleggio/acquisto su Amazon Prime Video, Apple TV e Google Play. Verifica su JustWatch per disponibilità aggiornata.

Chi è Lo Pan in Grosso Guaio a Chinatown?

David Lo Pan (James Hong) è un antico stregone cinese, maledetto da un imperatore a vivere in uno stato di immortalità incorporea — senza corpo fisico stabile. Per spezzare la maledizione deve sposare una ragazza dagli occhi verdi. È un villain memorabile per il contrasto tra l’aspetto inizialmente dimesso e il potere soprannaturale che rivela man mano.

Grosso Guaio a Chinatown è razzista?

Al contrario — è un film che critica il razzismo del cinema americano capovolgendo i suoi cliché. Jack Burton, il bianco americano rumoroso, è incompetente e fortunato. Wang Chi, il personaggio asiatico, è il vero protagonista operativo. Il film era stato originalmente scritto come western con protagonista cinese — la sceneggiatura fu poi spostata nel presente, ma la logica è rimasta: l’eroe asiatico al centro, il bianco come elemento comico.

Il finale di Grosso Guaio a Chinatown: cosa succede a Jack?

Jack, Wang e i loro alleati sconfiggono Lo Pan e salvano le ragazze. Jack parte col suo camion, solo come era arrivato, rifiutando di restare con Gracie (Kim Cattrall). L’ultima scena rivela che qualcosa si è attaccato al tetto del suo camion — una piccola creatura soprannaturale che lo segue nell’ignoto. Un finale aperto che non si aspettava nessuno.

Grosso Guaio a Chinatown è la prima collaborazione Carpenter-Russell?

No. Carpenter e Russell avevano già lavorato insieme nel film TV Elvis (1979), in 1997: Fuga da New York (1981), dove Russell interpretava Snake Plissken, e in The Thing (1982). Dopo Grosso Guaio a Chinatown avrebbero collaborato di nuovo in Fuga da Los Angeles (1996).

La colonna sonora di Grosso Guaio a Chinatown: chi l’ha composta?

John Carpenter, con Alan Howarth. Il tema — una miscela di rock americano e sonorità orientali — riflette perfettamente il tono del film: la cultura americana e quella cinese in collisione e in dialogo. Carpenter ha anche registrato la canzone sui titoli di coda con la sua band, i Coup de Villes.

Grosso Guaio a Chinatown ha avuto un sequel?

Non cinematografico. Esiste una serie a fumetti IDW Publishing che prosegue le avventure di Jack Burton. Nel 2015 fu annunciato un remake con Dwayne Johnson, poi abbandonato. Nel 2018 fu annunciato un reboot con ancora Johnson, poi trasformato in sequel — progetto ancora in sviluppo.

Grosso Guaio a Chinatown è adatto ai bambini?

Sì, con qualche supervisione. Il film contiene violence d’azione stilizzata e qualche momento spaventoso, ma ha un tono fondamentalmente leggero e comico. Adatto a ragazzi dai 12 anni in su.

Perché è diventato un cult film?

Perché le generazioni successive hanno capito l’ironia, l’affetto per il cinema hongkonghese e la critica ai cliché dell’azione americana che il pubblico del 1986 non aveva colto.

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