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This Is the Zodiac Speaking – Lettere da un Serial Killer: la docuserie Netflix sul caso Zodiac

Tre episodi per riaprire il caso irrisolto più famoso d'America: nuove prove, testimonianze esclusive e Arthur Leigh Allen sotto nuova luce
2024 ⭐ 7.2/10
This Is the Zodiac Speaking – Lettere da un Serial Killer: la docuserie Netflix sul caso Zodiac
Anno 2024
Generi Documentario, True Crime, Crimine
Stagioni 1
Episodi 3
Cast Phil Lott, Ari Mark

Il killer non fu mai catturato.

Non è una frase di apertura inventata per creare suspense. È la risposta che questa docuserie Netflix — come qualsiasi altro film, libro o podcast sul caso — non potrà mai darti. This Is the Zodiac Speaking – Lettere da un serial killer (2024) non sfugge a questa limitazione. Ma la affronta con più onestà di molti suoi predecessori: non promette la risoluzione, porta nuove prove e lascia che siano i fatti a parlare.

Tre episodi su uno dei casi di omicidi seriali non risolti più famosi della storia americana. Nuove testimonianze. Nuovi documenti. Un focus inedito sulla famiglia di Arthur Leigh Allen, il principale sospettato. Il tutto pubblicato su Netflix il 23 ottobre 2024.

Il caso Killer dello Zodiaco: il contesto per capire la docuserie

Prima di vedere la docuserie, conviene avere chiaro il perimetro del caso. Non per obbligo, ma perché la grandezza del mistero dipende dalla comprensione di ciò che è noto con certezza — e di quanto poco lo sia.

Il Killer dello Zodiaco operò nella Bay Area californiana tra il dicembre 1968 e l’ottobre 1969. Gli omicidi confermati sono cinque:

  • Dicembre 1968: David Faraday e Betty Lou Jensen, 17 anni, uccisi nei pressi di Benicia
  • Luglio 1969: Darlene Ferrin uccisa, Michael Mageau sopravvissuto, Blue Rock Springs Park a Vallejo
  • Agosto 1969: Cecelia Shepard uccisa, Bryan Hartnell sopravvissuto, Lake Berryessa, Napa
  • Ottobre 1969: Paul Stine, tassista, ucciso a Presidio Heights, San Francisco

Il killer rivendicò altri 32 vittime. Nessuna fu mai collegata definitivamente a lui.

Ciò che distingue il caso da altri omicidi seriali è la componente comunicativa: il killer scrisse lettere ai giornali della Bay Area — il San Francisco Chronicle, il San Francisco Examiner, il Vallejo Times-Herald — esigendo che venissero pubblicate in prima pagina sotto la minaccia di stragi di autobus scolastici. Alcune lettere contenevano cifrari — codici cifrati con simboli inventati. Firmava tutto con un mirino — la croce zodiacale.

Il caso non fu mai chiuso. Le indagini si arenarono per decenni. Il killer, ammesso che fosse ancora vivo, non si fece mai vivo dopo il 1974.

Arthur Leigh Allen: il principale sospettato

La docuserie si concentra su Arthur Leigh Allen, e non è una scelta casuale.

Allen — nato nel 1933, morto il 26 agosto 1992 per infarto — fu il sospettato più convincente emerso dalle indagini. Ex insegnante elementare di Vallejo, cancellato dall’incarico per comportamenti inappropriati con minori, Allen era un personaggio dalla personalità ambigua che emerse per la prima volta come sospetto nel 1971.

Le circostanze che puntavano verso di lui erano numerose:

Le coincidenze materiali. Allen indossava un orologio da polso della marca Zodiac durante gli anni degli omicidi — un dettaglio che, da solo, non significa nulla, ma che si aggiunge a un profilo che si accumula. Viveva a Vallejo, la stessa città di molte delle vittime. Era un appassionato di subacquea e caccia — attività che richiedevano solitudine e familiarità con luoghi isolati.

Le dichiarazioni precursive. Secondo una testimonianza raccolta nel 1971, Allen aveva detto a un amico — prima degli omicidi — che avrebbe voluto cacciare persone come animali, ucciderle e inviare lettere alla polizia per raccontarglielo. Le lettere del killer contengono esattamente questo tipo di retorica.

L’identificazione di Mageau. Nel 1991, Michael Mageau — l’unico sopravvissuto maschio degli attacchi del 1969 — vide una fotografia di Allen e lo identificò come il suo aggressore. Aveva aspettato vent’anni. La sua voce era ferma.

Le prove contro. Un’analisi del DNA su una delle buste del killer non corrispondeva al profilo genetico di Allen. Le analisi calligrafiche erano non conclusive. Allen aveva alibi — difficili da smentire ma non impossibili da contestare — per alcune delle date chiave. Le impronte digitali erano parzialmente compatibili, ma non decisive.

Allen fu interrogato più volte — nel 1971, nel 1991, nel 1992 — ma non fu mai incriminato. Morì mentre le autorità si stavano preparando a riunirsi per discutere se procedere.

Cosa porta di nuovo la docuserie Netflix

This Is the Zodiac Speaking non parte da zero. Si inserisce in un corpus di documentari, libri e podcast sul caso che è cresciuto per decenni. La differenza è nel punto di accesso: per la prima volta, alcuni familiari di Arthur Leigh Allen parlano davanti a una telecamera.

Questo è il contributo più significativo della docuserie. Non sono testimoni neutrali — sono persone che conoscevano Allen da vicino, che hanno vissuto nel segreto della sua identità di sospettato, e che ora scelgono di portare elementi che, secondo loro, non sono mai stati esaminati adeguatamente.

La docuserie include anche investigatori privati che hanno lavorato sul caso negli anni successivi alla morte di Allen, e archivisti che hanno avuto accesso a materiale che le autorità non avevano reso pubblico.

Il risultato non è una risposta definitiva — sarebbe disonesto presentarla come tale. È invece un’aggiunta genuina al quadro delle conoscenze disponibili: nuovi elementi che rafforzano il profilo di Allen come sospettato primario, presentati con la sobrietà necessaria quando si parla di una persona morta senza essere mai stata condannata.

I cifrari: il linguaggio del killer

La docuserie dedica spazio significativo ai cifrari dello Zodiaco, che meritano attenzione separata.

Il killer inviò quattro messaggi cifrati. Il primo, Z408 (408 simboli), fu decifrato nell’agosto 1969 da Donald e Bettye Harden, una coppia di insegnanti californiani. Il testo rivelava una mente ossessionata dall’idea del controllo e della superiorità: “I LIKE KILLING PEOPLE BECAUSE IT IS SO MUCH FUN IT IS MORE FUN THAN KILLING WILD GAME IN THE FORREST BECAUSE MAN IS THE MOST DANGEROUE ANAMAL OF ALL…”

Il secondo, Z340 (340 simboli), resistette per 51 anni. Fu decifrato nel dicembre 2020 da un team di tre ricercatori: David Oranchak (americano, analista di cifrari), Sam Blake (australiano, matematico) e Jarl Van Eycke (belga, programmatore). Il testo confermava un autore che guardava al caso come a un gioco con le autorità, senza rivelare alcun elemento identificativo.

Il cifrario da 13 simboli — inviato nel 1970 con la dicitura “My name is ___” — non è mai stato decifrato. Probabilmente conteneva il nome o le iniziali del killer. Probabilmente.

La docuserie discute i cifrari nel contesto della personalità del killer: la comunicazione pubblica era parte integrante del comportamento omicida, non un accessorio. Il killer voleva essere visto, voleva essere inseguito, voleva dimostrare di essere irraggiungibile.

La struttura della docuserie: tre episodi, una storia

Episodio 1 stabilisce il contesto: la storia degli omicidi, la risposta della polizia, le prime indagini e l’emergere di Allen come sospettato. Usa materiale d’archivio — fotografie, registrazioni, documenti — per costruire la cronologia.

Episodio 2 entra nel cuore del caso: le prove contro Allen, le ragioni per cui non fu incriminato, e le testimonianze dei familiari che parlano per la prima volta. Questo è l’episodio più denso e quello che aggiunge più valore al quadro esistente.

Episodio 3 si apre alla domanda irrisolvibile: perché il caso non fu mai chiuso? Cosa mancava per procedere con l’accusa? E cosa succede quando un sospettato muore senza processo? Il finale si apre sul presente: il caso è ancora formalmente irrisolto, i familiari delle vittime aspettano ancora.

La regia di Phil Lott e Ari Mark è sobria e rispettosa — non insegue il sensazionalismo che spesso affligge il true crime televisivo. Le ricostruzioni drammatizzate sono contenute. Le testimonianze parlano da sole.

Il caso nei media: 55 anni di ossessione collettiva

Pochi casi criminali nella storia americana hanno generato una produzione mediatica paragonabile a quella del Killer dello Zodiaco. La ragione è strutturale: è un caso con tutti gli ingredienti che tengono l’attenzione pubblica — vittime reali e identificate, un killer mai catturato, messaggi cifrati, lettere ai giornali, un sospettato con un profilo credibile, e un’irrisolvibilità che dura decenni.

Dopo gli omicidi del 1969, i giornali della Bay Area hanno dedicato centinaia di articoli al caso. Robert Graysmith — il vignettista del San Francisco Chronicle che appare nel film di Fincher — ha scritto il libro Zodiac nel 1986, venduto in milioni di copie. L’ha seguito con Zodiac Unmasked nel 2002, che incorporava nuove prove su Allen. Il film di Fincher del 2007, basato su quei libri, ha riportato il caso all’attenzione mainstream con una nuova generazione di spettatori.

Poi è arrivato il podcast true crime. My Favorite Murder, Serial, Last Podcast on the Left hanno dedicato episodi al caso. La piattaforma Reddit ha un subreddit attivo con decine di migliaia di iscritti — /r/ZodiacKiller — dove appassionati, crittografi amatoriali e investigatori privati si confrontano su ogni dettaglio. È lì che David Oranchak ha condiviso la sua ricerca sul Z340 negli anni prima di decipherarlo nel 2020.

La docuserie Netflix si inserisce in questa cultura di ossessione collettiva consapevolmente. Phil Lott e Ari Mark non pretendono di aver risolto il caso — sanno che i loro spettatori conoscono già la storia di base e cercano l’elemento nuovo. L’elemento nuovo sono le testimonianze familiari. È un contributo preciso in un ecosistema di contenuti già saturo.

Questo spiega anche la struttura in tre episodi: non è un’introduzione per chi non sa niente, è un approfondimento per chi già conosce il caso e vuole sentire voci mai sentite prima. La curva di apprendimento è assente — si entra in medias res, con la fiducia che lo spettatore abbia già il contesto.

Come finisce This Is the Zodiac Speaking

Il finale della docuserie è coerente con il caso reale: non c’è risposta.

La famiglia di Allen presenta le proprie prove. Gli investigatori privati valutano gli elementi rimasti fuori dalle indagini ufficiali. Il risultato è un quadro più ricco — ma non conclusivo. Il Killer dello Zodiaco non ha un nome certificato. Arthur Leigh Allen rimane il sospettato più credibile, ma il dubbio legale non è mai stato rimosso in vita.

L’ultima immagine della docuserie lascia il peso di questa irrisolvibilità sullo spettatore. Non è una sconfitta narrativa — è onestà. Alcuni casi non si chiudono. Alcune verità non arrivano.

This Is the Zodiac Speaking e il film di Fincher

La conversazione naturale è con Zodiac (2007) di David Fincher.

Il film è una ricostruzione drammatica straordinaria — forse il miglior film true crime della storia del cinema. Ma è, per definizione, una ricostruzione: sceneggiatura, recitazione, montaggio, scelte di enfasi. Jake Gyllenhaal, Mark Ruffalo e Robert Downey Jr. portano vita a personaggi reali attraverso il prisma inevitabile della narrazione filmica.

La docuserie Netflix agisce su un piano diverso: testimonianze in prima persona, materiale d’archivio, documenti. Dove Fincher costruisce la tensione attraverso il ritmo e la forma cinematografica, la docuserie lavora sull’accumulo di fatti.

I due si completano perfettamente. Il film di Fincher dà la comprensione emotiva e narrativa del caso — cosa significa per tre uomini dedicare anni alla caccia di un fantasma. La docuserie dà gli aggiornamenti investigativi: cosa sappiamo nel 2024 che non sapevamo nel 2007.

L’ideale è vederli in ordine: prima Zodiac (2007), poi la docuserie.

Il true crime come genere: dove si colloca

La docuserie si inserisce in un filone solido del true crime documentaristico che ha trovato nel formato streaming la sua casa naturale.

Non ha la costruzione narrativa di Making a Murderer (Netflix, 2015), che aveva il privilegio di un caso ancora aperto con sviluppi in tempo reale. Non ha la profondità istituzionale di Citizenfour (2014), il documentario di Laura Poitras su Edward Snowden che aveva un soggetto disposto a parlare e una storia con conseguenze geopolitiche immediate.

Con Snowden (2016) — il film di Oliver Stone — condivide l’interesse per come i sistemi di potere gestiscono (o seppelliscono) le verità scomode. Il caso Zodiac non è una questione geopolitica, ma la domanda su come un’istituzione come la polizia gestisce un fallimento investigativo di tale portata è analoga.

Nell’ecosistema del true crime su Netflix, This Is the Zodiac Speaking si distingue per il contributo genuino di nuove testimonianze — non è l’ennesimo riepilogo del caso costruito da clip di repertorio. Ma il pubblico che cerca una risposta definitiva rimarrà insoddisfatto, e questo è inevitabile dato lo stato del caso reale.

Perché i casi irrisolti ci ossessionano: la psicologia del true crime

C’è una domanda che vale la pena porsi prima di finire la docuserie: perché ci importa così tanto di un caso di omicidi avvenuti quasi sessant’anni fa in California?

Il true crime come genere ha avuto un’esplosione negli ultimi dieci anni che non si spiega solo con la qualità delle produzioni. C’è qualcosa di più profondo: il caso irrisolto funziona come un puzzle che il cervello umano non riesce a smettere di ricomporre. La ricerca psicologica sul pensiero controfattuale mostra che la mente tende a tornare ossessivamente sui problemi incompiuti — quello che gli psicologi chiamano “Zeigarnik effect”: ricordiamo meglio i compiti non completati di quelli finiti.

Un caso come quello del Killer dello Zodiaco è il Zeigarnik effect in scala civilizzatoria. Non riguarda solo le famiglie delle vittime — anche se è lì che il peso è più reale e più doloroso. Riguarda l’intera cultura che ha seguito il caso: i giornalisti, i detective, i crittografi, gli appassionati, i registi. Tutti intrappolati in un task non completato.

La docuserie gestisce questa psicologia con onestà. Non tenta di simulare la risoluzione. Sa che il suo pubblico arriva con aspettative precise — e invece di soddisfarle con una falsa catarsi, le lascia dove sono: sospese, incomplete, vere.

Il valore della docuserie non sta nella risposta. Sta nel documento: nuove voci, nuovo materiale, nuovi elementi che entrano nel record pubblico del caso. È un contributo all’archivio, non la chiusura di un capitolo. E forse questo è tutto quello che si può onestamente offrire su un caso che potrebbe restare irrisolto per sempre.

L’investigazione di crimini seriali irrisolti che ossessiona i protagonisti senza offrire risoluzione è il tema che unisce questa docuserie a Se7en di David Fincher: entrambi rifiutano il lieto fine e lasciano lo spettatore con più domande di quante ne avesse all’inizio.

Dove vedere This Is the Zodiac Speaking in Italia

This Is the Zodiac Speaking – Lettere da un serial killer è una produzione originale Netflix disponibile in Italia dall’ottobre 2024. È visibile su Netflix con doppiaggio italiano e versione originale in inglese con sottotitoli.

Non è disponibile su altre piattaforme di streaming. Per vedere anche il film di riferimento, Zodiac (2007) di Fincher è su Amazon Prime Video.

Per chi vuole approfondire il true crime documentaristico: Citizenfour (HBO Max) resta il riferimento per il documentario investigativo d’autore. Inside Job (Netflix) è un altro documentario di impatto su sistemi istituzionali che falliscono i cittadini.

L’ossessione per i casi irrisolti e il profiler che si perde nell’oscurità di ciò che studia è il territorio che questa docuserie condivide con Millennium: la serie Fox con Lance Henriksen è il precursore televisivo del thriller che non promette risoluzione.

Domande frequenti

Di cosa parla This is the Zodiac Speaking su Netflix? La docuserie (3 episodi, Netflix ottobre 2024) riesamina il caso del Killer dello Zodiaco con nuove prove portate da familiari di Arthur Leigh Allen, il principale sospettato che morì senza essere incriminato nel 1992. Include testimonianze inedite, documenti desecretati e materiale d’archivio mai visto prima.

This is the Zodiac Speaking è disponibile in Italia su Netflix? Sì. La docuserie è disponibile su Netflix Italia con il titolo “This Is the Zodiac Speaking – Lettere da un serial killer”. Pubblicata il 23 ottobre 2024, è visibile in streaming con doppiaggio italiano e versione originale con sottotitoli.

Quanti episodi ha This is the Zodiac Speaking? La prima stagione è composta da 3 episodi. Non è ancora stata annunciata una seconda stagione. Ogni episodio dura circa 45-55 minuti.

Chi è Arthur Leigh Allen nella docuserie? Arthur Leigh Allen è il principale sospettato del caso Killer dello Zodiaco. La docuserie presenta nuovi elementi portati dai familiari e da investigatori privati che lo collegano agli omicidi. Allen morì di infarto nel 1992 senza essere mai formalmente incriminato.

La docuserie rivela l’identità del Killer dello Zodiaco? No. Come il caso reale, la docuserie non porta a una risposta definitiva. Porta nuove prove che rafforzano i sospetti su Arthur Leigh Allen, ma il caso rimane ufficialmente irrisolto. Il killer non è mai stato identificato con certezza.

Come finisce This is the Zodiac Speaking? La docuserie si conclude con la famiglia di Allen che presenta prove ritenute significative. Ma il caso resta irrisolto: le autorità non hanno riaperto il procedimento formale. Il finale conferma l’irrisolvibilità del caso, non la risposta.

Qual è la differenza tra This is the Zodiac Speaking e il film Zodiac di Fincher? Il film Zodiac (2007) di Fincher è una ricostruzione drammatica degli eventi basata sul libro di Graysmith. La docuserie Netflix (2024) è un documentario con testimonianze reali e nuovi elementi investigativi. Si completano: il film racconta l’ossessione umana, la docuserie porta le prove più recenti.

Il cifrario dello Zodiaco è stato decifrato? Parzialmente. Il cifrario Z408 fu risolto nel 1969. Il Z340 fu decifrato nel 2020 da un team internazionale. Il messaggio di 13 simboli inviato nel 1970 non è mai stato decifrato.

Chi ha diretto This is the Zodiac Speaking? La docuserie è diretta da Phil Lott e Ari Mark, con produzione esecutiva di Oscar Bannock Priest. È una produzione originale Netflix del 2024.

Cosa sono le “lettere da un serial killer” citate nel titolo italiano? Il killer dello Zodiaco era noto per inviare lettere — alcune con ciphers cifrati — ai giornali della Bay Area tra il 1969 e il 1974. Le lettere, spesso accompagnate da brandelli degli indumenti delle vittime, erano la firma del killer.

This is the Zodiac Speaking è adatto a un pubblico sensibile? La docuserie contiene descrizioni dettagliate di omicidi e ricostruzioni di violenza contro persone reali. È consigliata a un pubblico adulto con interesse per il true crime. Non include immagini grafiche delle vittime, ma le testimonianze possono essere disturbanti.

Dove guardare altri documentari simili? Su Netflix: Making a Murderer, The Keepers, Killer Inside. Il film Zodiac (2007) di Fincher è su Amazon Prime Video. Citizenfour (HBO) è un altro documentario investigativo di alto livello.

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