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riflessioni

Saga Super Mario: tutti i film e anime in ordine dal 1986 al 2026 — guida completa

Dal primo film da videogioco della storia al miliardo di Illumination: quarant'anni di Mario fuori dai giochi
2026
Saga Super Mario: tutti i film e anime in ordine dal 1986 al 2026 — guida completa
Anno 2026
Generi Animazione, Avventura, Azione, Famiglia
Cast Chris Pratt, Anya Taylor-Joy, Jack Black, Bob Hoskins, Dennis Hopper, Lou Albano, Brie Larson
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Mario è il personaggio dei videogiochi più riconoscibile della storia.

Non il più complesso. Non il più psicologicamente articolato. Ma quello che più di qualsiasi altro ha attraversato i confini tra media — dai pixel dello schermo televisivo al cinema, alla televisione, all’animazione giapponese — e ha trovato ogni volta un pubblico nuovo.

Questa guida raccoglie tutto quello che esiste di Mario fuori dai videogiochi: i film, le serie animate, gli adattamenti cinematografici. In ordine cronologico, con quello che c’è da sapere per capire cosa guardare, in quale sequenza, e perché ogni produzione è diversa da tutte le altre.

Quarant’anni di storia. Un personaggio che ha costruito e distrutto la reputazione di Hollywood nel cinema videoludico. E poi l’ha ricostruita da zero.

Prima di tutto: Donkey Kong, 1981

Per capire perché Mario funzioni al cinema conviene sapere da dove viene, perché non è nato come protagonista di niente.

Nel 1981 Nintendo aveva un problema industriale concreto: un magazzino pieno di cabinati invenduti di Radar Scope, un gioco che negli Stati Uniti non aveva funzionato. L’azienda chiese a un giovane designer senza esperienza di sviluppo, Shigeru Miyamoto, di progettare qualcosa da installare su quelle schede.

Miyamoto costruì Donkey Kong, e per il personaggio giocante disegnò un uomo basso e tozzo con la salopette. Non aveva un nome: nei materiali originali è indicato come Jumpman, “l’uomo che salta”, perché saltare era letteralmente la sua unica abilità.

Le sue caratteristiche visive nascono da vincoli tecnici, non da scelte narrative. In una griglia di pochi pixel i baffi erano più leggibili di una bocca. Il cappello risolveva il problema di animare i capelli. La salopette con colori contrastanti permetteva di distinguere le braccia dal corpo durante il movimento. Ogni tratto iconico del personaggio più famoso del mondo esiste perché nel 1981 la memoria era poca.

Il nome arriva dopo, e per caso. Nintendo of America aveva la sede in un magazzino di Tukwila, vicino a Seattle, e il proprietario dell’immobile era un imprenditore italoamericano di nome Mario Segale, che a un certo punto si presentò per reclamare un affitto arretrato. Lo staff associò l’uomo baffuto e insistente al personaggio del gioco, e il nome rimase.

Da lì in poi tutto è stratificazione. Il mestiere di idraulico arriva con Mario Bros. (1983), perché il gioco è ambientato nelle fognature. Luigi nasce come semplice secondo giocatore, con la stessa grafica in colori diversi. Brooklyn viene aggiunta dalle localizzazioni americane.

Quando nel 1985 esce Super Mario Bros. per il Nintendo Entertainment System, il personaggio ha già tutti gli elementi che quarant’anni dopo un film da un miliardo di dollari si limiterà a mettere in scena. Il gioco vende oltre quaranta milioni di copie e salva un’industria che negli Stati Uniti era appena collassata.

È utile tenerlo a mente leggendo il resto di questa guida: ogni adattamento cinematografico di Mario è il tentativo di raccontare un personaggio che non è mai stato scritto. Non ha un passato, non ha una psicologia, non ha desideri oltre a quello immediato. È un insieme di azioni. Il cinema, che di azioni sole non sa cosa farsene, ha impiegato quarant’anni a capire come trattarlo.

1986 — Il primo: l’anime giapponese che ha inventato il genere

Super Mario Bros.: Peach-hime Kyushutsu Dai Sakusen! (1986) è il punto d’origine di tutto.

Uscito in Giappone il 21 luglio 1986 — distribuito come doppio programma con un altro adattamento da videogioco — questo film di 60 minuti diretto da Masami Hata per la Toei Animation è riconosciuto come il primo film della storia tratto da un videogioco.

La storia usa un meccanismo che avrebbe avuto lunga vita nella narrativa pop: un giocatore reale viene trasportato dentro il gioco e si ritrova fisicamente nel Mushroom Kingdom. Incontra Mario e Luigi, aiuta a salvare Peach, e sperimenta dall’interno un mondo che conosce solo dallo schermo.

Il film non è mai stato distribuito fuori dal Giappone ufficialmente. Per decenni è rimasto una rarità assoluta — niente localizzazioni, niente streaming, niente DVD internazionale. Solo il mercato giapponese, per bambini giapponesi, come prodotto promozionale del gioco Nintendo.

Poi il gruppo FemboyFilms ha realizzato un restauro in 4K dalla stampa originale, e il film è diventato accessibile per la prima volta a una platea internazionale. Chi lo ha scoperto ha trovato qualcosa di inaspettatamente malinconico: un’opera breve con un finale emotivamente più complesso di quanto l’origine commerciale farebbe presagire.

Non è un capolavoro. Ma è un primato assoluto — e per chi è interessato alla storia del cinema e dei videogiochi, è un documento irripetibile.

Dove vedere: online, nelle versioni non ufficiali con sottotitoli — YouTube, archive.org, restauro FemboyFilms.

Leggi l’articolo completo: Super Mario Bros.: il film anime del 1986

1989 — Il Super Show: Lou Albano porta Mario in TV

Tre anni dopo l’anime giapponese, Mario approda sul piccolo schermo americano.

Super Mario Bros. Super Show! (1989) è la prima serie televisiva prodotta in Occidente con i personaggi Nintendo. DiC Entertainment — lo studio americano noto per Inspector Gadget e The Real Ghostbusters — ottiene i diritti da Nintendo e costruisce qualcosa che non aveva precedenti: una serie che combina animazione e segmenti live action nella stessa puntata.

La struttura è doppia. Ogni episodio apre con alcuni minuti di segmento live action in cui Lou Albano — lottatore professionista della WWF — interpreta Mario nella sua officina idraulica di Brooklyn insieme a Danny Wells (Luigi). Poi arriva il cartone animato — il pezzo principale — con Mario, Luigi, Peach e Toad nel Mushroom Kingdom mentre combattono King Koopa (il nome usato dalla serie per Bowser). Infine, un breve finale live action.

Lou Albano non era un attore. Era un wrestler con anni di esperienza davanti alle telecamere del wrestling professionistico — e questa qualità specifica, questa energia fisica e caotica, funziona in modo sorprendente come Mario. Albano doppiava anche Mario nel cartone, dando continuità sonora tra le due parti dell’episodio.

La serie ha 52 episodi, trasmessi tra settembre e dicembre 1989. Il Mushroom Kingdom del cartone è un contenitore di avventure di genere vario — il Vecchio West, l’Egitto antico, la pirateria — che funziona come veicolo per gag e inseguimenti piuttosto che come fedeltà all’estetica Nintendo.

Quello che il Super Show ha fatto, però, è fondamentale: ha costruito l’immagine culturale di Mario come personaggio tridimensionale — non solo pixel interattivi ma una figura con una voce, un volto, un’officina a Brooklyn — per una generazione di bambini che non avrebbe mai dimenticato quella costruzione.

La sigla finale — “Do the Mario”, con Lou Albano che balla — è diventata uno dei meme più persistenti del franchise.

Dove vedere: disponibilità limitata — YouTube, DVD usato.

Leggi l’articolo completo: Super Mario Bros. Super Show! (1989)

I sequel animati degli anni Novanta

Il Super Show aveva funzionato abbastanza da giustificare dei sequel. DiC Entertainment produce altri due cartoni animati, entrambi senza i segmenti live action:

The Adventures of Super Mario Bros. 3 (1990-1991) — 26 episodi basati sul videogioco Super Mario Bros. 3. Mantiene la struttura del Super Show ma si concentra sulla narrativa del gioco.

Super Mario World (1991) — 13 episodi basati sull’omonimo videogioco per Super Nintendo. Introduce Yoshi come personaggio fisso.

Entrambe le serie sono state trasmesse negli USA e in diversi mercati internazionali. Hanno meno visibilità oggi rispetto al Super Show originale ma fanno parte del corpus di adattamenti anime/animazione della saga.

1993 — Il disastro americano che ha cambiato la storia

Super Mario Bros. (1993) è uno dei film più interessanti che Hollywood abbia mai prodotto — non per la qualità, ma per quello che ha causato.

Bob Hoskins come Mario e John Leguizamo come Luigi. Dennis Hopper come Re Koopa — non Bowser il drago tartaruga del videogioco, ma un politico calvo e elegante in una città distopica chiamata Dinohattan.

I registi Rocky Morton e Annabel Jankel — creatori di Max Headroom, l’icona cyberpunk degli anni Ottanta — hanno preso il franchise Nintendo e lo hanno trasportato in una New York alternativa distopica dove i dinosauri si sono evoluti in umanoidi e ora vivono sotto Manhattan. I Goomba sono umanoidi con teste di lucertola giganti. Bowser è un CEO corrotto con i capelli rasati. La principessa si chiama Daisy, non Peach.

Questa scelta radicale — ignorare completamente l’estetica del gioco e costruire un universo cyberpunk autonomo — è sia la ragione per cui il film ha fallito nel 1993 sia la ragione per cui è diventato un cult decenni dopo.

I numeri: budget di circa 48 milioni di dollari, incasso mondiale di 38,9 milioni. Un flop clamoroso. Le recensioni furono devastanti. Bob Hoskins, in ogni intervista successiva, ha definito il film il peggior lavoro della sua carriera. Leguizamo ha raccontato che lui e Hoskins bevevano whisky sul set per sopportare le giornate.

Le conseguenze sono state durature. Nintendo, bruciata dall’esperienza, ha imposto per quasi trent’anni un controllo creativo così rigido sulle proprie proprietà intellettuali da bloccare quasi ogni progetto cinematografico prima che iniziasse. Mario è rimasto lontano dal cinema fino al 2023.

Ma il film del 1993 non è scomparso. Con il tempo, ha trovato la sua audience — persone che lo avevano visto da bambini e che da adulti sono tornate a riconoscere la coerenza interna di una visione folle. Dinohattan, rivista oggi, ha una qualità visiva che i blockbuster dello stesso anno non avevano. E il finale — un cliffhanger aperto su un sequel mai prodotto — è rimasto per trent’anni un enigma discusso dai fan.

Dove vedere: acquisto/noleggio digitale su Amazon, Apple TV, Google Play. Non stabilmente in streaming incluso in abbonamento.

Leggi l’articolo completo: Super Mario Bros. (1993)

Il silenzio: trent’anni senza Mario al cinema

Tra il 1993 e il 2023, Mario non è tornato al cinema.

Non per mancanza di interesse — i giochi Nintendo continuavano a vendere decine di milioni di copie, il franchise era più vivo che mai. Ma la ferita del 1993 era profonda. Nintendo aveva visto cosa succedeva quando cedeva il controllo creativo: un film che non assomigliava a nulla della propria identità, prodotto in circostanze caotiche, con risultati commerciali e critici disastrosi.

Per quasi trent’anni, ogni progetto di adattamento cinematografico di proprietà Nintendo è rimasto in sviluppo permanente o è stato bloccato prima di iniziare. La fiducia era esaurita.

Fino a quando Illumination — lo studio dietro Minions e Despicable Me — non ha offerto qualcosa di diverso: la disponibilità a lavorare con supervisione diretta di Nintendo in ogni fase della produzione.

2023 — Il ritorno: 1,36 miliardi e il record assoluto

The Super Mario Bros. Movie (2023) non doveva essere così.

La reazione al cast annunciato era stata scettica. Chris Pratt come voce di Mario? L’accusa principale — confermata dal film — era che Pratt non avrebbe fatto un accento italiano e non avrebbe replicato la voce storica di Charles Martinet. Il casting di Jack Black come Bowser sembrava stravagante. Quello di Seth Rogen come Donkey Kong sembrava pigro.

Poi il film è uscito. E ha incassato 1,36 miliardi di dollari worldwide.

Non è stato un successo. È stato un record — il maggiore incasso di sempre per un film tratto da un videogioco e il maggiore opening weekend di sempre per un film d’animazione. Il pubblico non si è limitato ad andare al cinema: è andato in sala più volte, ha portato i figli, ha compilato CinemaScore A.

La critica ha avuto riserve legittime: Mario come protagonista è un personaggio relativamente piatto, la storia è semplice, il ritmo privilegia le sequenze spettacolari rispetto allo sviluppo narrativo. Tutte osservazioni corrette.

Ma Jack Black come Bowser ha fatto qualcosa che nessuno si aspettava: ha trasformato il villain più iconico del franchise Nintendo in un personaggio genuinamente emotivo. Minaccioso quando deve esserlo, pomposo quando può permetterselo, e — nella scena che ha definito il film culturalmente — patetico e tenero quando suona il pianoforte del suo castello cantando “Peaches” per la principessa che lo ha rifiutato.

“Peaches” è diventata virale entro ore dall’uscita. Ha avuto milioni di stream sulle piattaforme musicali. Ha dimostrato che il film sapeva dove stava il suo cuore.

L’altra rivelazione è Peach — Anya Taylor-Joy doppia un personaggio che per la prima volta non aspetta di essere salvata. Peach nel film 2023 governa il Mushroom Kingdom con competenza, addestra Mario, forma alleanze politiche e militari, e prende decisioni autonome. È una scelta narrativa che ribalta quarant’anni di rappresentazione del personaggio nei giochi.

Dove vedere: Netflix Italia, incluso nell’abbonamento standard.

Leggi l’articolo completo: The Super Mario Bros. Movie (2023)

2026 — Nello spazio: Galaxy e la saga che continua

Il sequel era inevitabile dopo i numeri del 2023.

Super Mario Galaxy - Il Film (2026) — stessi registi Aaron Horvath e Michael Jelenic, stesso cast principale — porta la saga dove nessun Mario cinematografico era mai arrivato: lo spazio. I regni galattici, le comete, l’Osservatorio — il setting del videogioco Super Mario Galaxy (2007, Nintendo Wii) diventa la cornice di una storia originale.

Il villain questa volta è Bowser Jr. — Benny Safdie, attore noto per Uncut Gems e Oppenheimer, porta una qualità di vulnerabilità a un personaggio la cui motivazione è semplice e umana: vuole liberare suo padre perché lo ama, e senza di lui non sa chi è.

La novità più significativa è Rosalina — Brie Larson — custode dell’Osservatorio delle Comete e, in una scelta narrativa originale del film, sorella ritrovata di Peach. La scena del loro primo incontro è il picco emotivo del film — gestita con una delicatezza che il 2023 non aveva tentato.

I numeri: circa 1 miliardo di dollari worldwide, secondo film da videogioco più redditizio della storia, il maggiore incasso del 2026. La critica è stata più divisa rispetto al 2023 — il film ha più personaggi, più plot thread, e li gestisce con meno equilibrio — ma il pubblico ha risposto.

Fox McCloud di Star Fox appare come crossover Nintendo — Glen Powell lo doppia — in quello che è il segnale più chiaro che l’universo cinematografico Nintendo/Illumination ha ambizioni che vanno oltre Mario.

Donald Glover come Yoshi — un Yoshi parlante, ottimista, con una personalità definita — è una delle aggiunte più riuscite.

Dove vedere: acquisto/noleggio digitale su Amazon Prime Video, Apple TV. Netflix Europa: data non confermata al momento di scrittura.

Leggi l’articolo completo: Super Mario Galaxy - Il Film (2026)

Charles Martinet e il problema della voce

Trent’anni dopo, è ancora difficile immaginare Mario senza la voce di Charles Martinet.

Martinet ha doppiato Mario nei videogiochi dal 1995 — dalla prima versione di Super Mario 64 — fino al 2023, quando Nintendo ha annunciato il passaggio a Kevin Afghani. Ventisette anni, centinaia di videogiochi, quella voce caratteristica che tutti riconoscono istantaneamente: l’accento italiano esagerato, il “Wahoo!”, il “Let’s-a go!”.

La storia della sua audizione è diventata leggenda nel settore. Nel 1995, Martinet si presenta a un casting Nintendo senza sapere esattamente per quale personaggio. Gli viene chiesto di fare “la voce di un idraulico italiano di Brooklyn che parla con un bambino senza spaventarlo.” Martinet improvvisa — accento italiano, tono giocoso, entusiasmo genuino — e ottiene il ruolo sul momento.

Quando nel 2023 viene annunciato che Chris Pratt avrebbe doppiato Mario nel film Illumination, la reazione dei fan è stata immediata: perché non Martinet? La risposta ufficiale di Nintendo e Illumination era che un film richiede un attore capace di reggere sessioni di doppiaggio lunghe e di costruire una performance più articolata di quella necessaria in un videogioco. Un attore di Hollywood, in sostanza.

Martinet ha risposto con eleganza. Ha dichiarato di supportare il progetto, di non serbare rancore, e nel film del 2023 appare in un cameo come papà di Mario — un gesto affettuoso che ha segnalato ai fan che la transizione era consensuale, non una rottura.

Che Pratt non abbia usato un accento italiano è un fatto. Che la sua performance non sia paragonabile a quella di Martinet nei videogiochi è anche un fatto. Ma i 1,36 miliardi di dollari hanno reso la discussione accademica — e il pubblico ha risposto comunque.

Ordine di visione consigliato

La risposta dipende da cosa vuoi.

Se vuoi la storia completa in ordine cronologico

  1. Anime 1986 — il primato storico (60 min)
  2. Super Mario Bros. Super Show! (1989) — la serie TV (52 episodi — anche solo qualche episodio per il sapore)
  3. Super Mario Bros. (1993) — il flop che ha cambiato tutto
  4. The Super Mario Bros. Movie (2023) — il rilancio da miliardo
  5. Super Mario Galaxy - Il Film (2026) — il sequel nello spazio

Se vuoi solo i film imperdibili

  1. The Super Mario Bros. Movie (2023) — il punto di ingresso naturale
  2. Super Mario Galaxy - Il Film (2026) — necessita del 2023

Se sei un appassionato di cinema e storia dei videogiochi

Aggiungi il film del 1993 — il cult che merita una visione da adulto, e l’anime del 1986 come documento storico irripetibile.

Il confronto: come è cambiato Mario al cinema

Quattro decenni di adattamenti raccontano una storia sull’evoluzione dell’industria dello spettacolo.

1986 — Un prodotto promozionale giapponese. Budget ridotto, distribuzione locale, scopo commerciale. Eppure: il primo. La primogenitura conta sempre.

1989 — La televisione americana scopre che i personaggi dei videogiochi possono avere una vita televisiva. DiC costruisce una formula che funziona: 52 episodi, un viso riconoscibile (Albano), un format ibrido che nessuno aveva tentato prima. Non è alta qualità — è artigianato commerciale competente.

1993 — Hollywood guarda i videogiochi e non capisce cosa vede. Rocky Morton e Annabel Jankel portano la propria visione artistica (Max Headroom, il cyberpunk) in un franchise che non la richiedeva. Il risultato è affascinante nella sua stranezza e catastrofico nella sua accoglienza. Nintendo paga il prezzo per decenni.

2023 — Trent’anni di lezioni applicate. Illumination porta fedeltà all’estetica, supervisione Nintendo diretta, e una comprensione precisa di cosa il pubblico voleva: Mario che assomiglia a Mario, Bowser che assomiglia a Bowser, il Mushroom Kingdom che assomiglia al gioco. Semplice. Efficace. 1,36 miliardi.

2026 — La saga ha abbastanza fiducia del pubblico da espandere l’universo, aggiungere personaggi nuovi, introdurre crossover, esplorare spazio emotivo più complesso. Non tutto funziona ugualmente — ma la direzione è chiara.

Il futuro: il terzo film del 2028 e l’universo Nintendo

Il quadro si è chiarito parecchio nel corso del 2026, e adesso ci sono due date sul calendario.

La prima è 12 aprile 2028: un documento ufficiale del listino Universal Pictures ha rivelato una terza collaborazione Nintendo-Illumination programmata per quella data. Il titolo non è stato annunciato e — dettaglio non secondario — il documento non nomina esplicitamente Mario, il che lascia tecnicamente aperta la possibilità che si tratti di un altro franchise Nintendo. L’ipotesi più discussa riguarda Donkey Kong, che nel film del 2023 aveva già un ruolo di rilievo con la voce di Seth Rogen.

La seconda è il 2027, anno di uscita previsto per l’adattamento live action di The Legend of Zelda. Questo film non è però un progetto Illumination: è diretto da Wes Ball e prodotto con Sony Pictures e Arad Productions. È la prima volta che Nintendo affida una delle proprie proprietà maggiori al live action dopo il disastro del 1993 — una decisione che, alla luce di quella storia, dice molto su quanta fiducia l’azienda abbia recuperato.

Quello che si sta formando, quindi, non è un universo condiviso alla maniera di Marvel ma qualcosa di più prudente: produzioni separate, studi diversi, nessuna continuità narrativa obbligata. Zelda con Sony in live action, Mario con Illumination in animazione. Il crossover con Star Fox in Galaxy resta un ammiccamento, non l’apertura di un canone unificato.

È probabilmente la scelta giusta. Nintendo ha proprietà intellettuali di qualità eccezionale e ha imparato a proprie spese cosa succede quando cede il controllo — ma ha anche capito che legarle tutte allo stesso filo narrativo significherebbe far cadere l’intero castello se un film sbaglia.

Il timore è che la supervisione maniacale diventi una trappola: film troppo fedeli per rischiare, troppo cauti per sorprendere. Il 1993, per quanto fallimentare, aveva una visione. Quella visione era sbagliata per il franchise — ma era una visione. I film Illumination sono ottimi prodotti industriali con eccellente esecuzione. Per diventare qualcosa di più, dovranno trovare il coraggio di una visione propria.

Perché Mario è sopravvissuto a tutto

Super Mario Bros. è sopravvissuto a un anime dimenticato, a un flop live action, a trent’anni di silenzio cinematografico. E ha comunque trovato il modo di tornare con 1,36 miliardi di dollari.

La risposta non è nella narrativa — Mario non ha mai avuto una storia particolarmente complessa. La risposta è nell’icona.

Il cappello rosso. I baffi. I blocchi di mattoni. Le monete. Il fungo che fa crescere. L’idraulico di Brooklyn che salta più in alto di chiunque altro.

Sono immagini che tre generazioni di bambini hanno assorbito prima di avere il vocabolario per descriverle. Immagini che non invecchiano perché non sono legate a un’epoca — sono elementi di un linguaggio universale del gioco che Nintendo ha costruito con una precisione rara.

Quando il film del 2023 mette Mario su uno schermo grande e lo fa saltare sui blocchi, il pubblico riconosce qualcosa di fondamentale. Non è nostalgia — è memoria muscolare. Il pixel che hai fatto saltare mille volte è diventato un personaggio di cui ti importa.

È così che Mario è sopravvissuto a tutto. Non perché sia il personaggio più interessante. Ma perché è il più ricordato.

Mario e l’identità italiana: un paradosso culturale

Mario è un italiano di Brooklyn creato da un giapponese — e non per una scelta artistica deliberata.

Shigeru Miyamoto — il designer che ha inventato Mario in Donkey Kong nel 1981 — ha scelto il nome perché era quello del proprietario dello studio Nintendo of America, tale Mario Segale, un imprenditore italoamericano di Seattle. I baffi e il cappello sono nati da vincoli tecnici: era più facile disegnare un personaggio con i baffi che una bocca dettagliata, e il cappello evitava di animare i capelli. La tuta da lavoro identifica l’occupazione. Il nome era già lì, nella realtà quotidiana dello studio Nintendo.

L’identità italiana di Mario — l’accento, Brooklyn, il mestiere da idraulico, la famiglia allargata con Luigi — è quindi un accidente storico diventato iconico per milioni di persone nel mondo.

In Italia, questo ha sempre creato una relazione particolare con il personaggio. Mario è un nome proprio comune, un tipo sociale riconoscibile (l’artigiano, l’uomo pragmatico, il baffuto di quartiere), uno stereotipo autoironico che non punge perché viene presentato con affetto. La sigla italiana del Super Show degli anni Novanta, trasmessa su Mediaset, è rimasta nella memoria di una generazione come sottofondo sonoro di pomeriggi dopo la scuola. “Mario! Mario! Corri veloce come il vento” — chiunque abbia avuto sei-dodici anni nei primissimi anni Novanta sa di cosa si parla.

C’è qualcosa di paradossale nel fatto che il personaggio più famoso al mondo con un nome italiano sia stato inventato da un designer giapponese per un’azienda nipponica, portato al cinema da Hollywood con un attore canadese che rifiuta esplicitamente l’accento, e arrivato a miliardi di persone senza che l’Italia abbia avuto nulla a che fare con il processo creativo.

È il paradosso dell’icona pop globale: appartiene a chiunque la riconosca, e non appartiene a nessuno. Mario è italiano quanto è americano, quanto è giapponese. È fatto di riferimenti culturali sovrapposti che si sono sedimentati per quarant’anni fino a formare qualcosa di irriducibile.

Forse è anche per questo che sopravvive a ogni adattamento sbagliato.

L’effetto Mario: come il 2023 ha sbloccato il cinema da videogioco

Il dato più rilevante del film del 2023 non è l’incasso in sé: è cosa ha fatto all’industria intorno.

Per trent’anni l’adattamento da videogioco era stato considerato una categoria maledetta. Il flop del 1993 aveva stabilito il precedente, e la lunga sequenza di insuccessi che è seguita — con pochissime eccezioni — aveva convinto Hollywood che quei mondi non fossero traducibili. Il problema veniva attribuito al materiale: troppo poca trama, personaggi troppo sottili, un’esperienza che vive nell’interazione e muore quando la si guarda.

Il 2023 ha dimostrato che la diagnosi era sbagliata. Il problema non era mai stato il materiale: era il disprezzo con cui veniva trattato. Illumination ha fatto una cosa semplicissima — mettere sullo schermo esattamente quello che i giocatori riconoscono, con la supervisione diretta di chi possiede il franchise — e ha incassato più di qualsiasi adattamento precedente.

La conseguenza si vede nel volume di produzioni approvate dopo. Il genere è passato da territorio da evitare a categoria affidabile, con la stessa rapidità con cui il cinema di supereroi era stato sdoganato vent’anni prima.

La riflessione sui videogiochi nel cinema ricostruisce l’intero percorso di questa traduzione tra media, mentre il confronto più utile per capire cosa distingue un adattamento riuscito da uno fallito è con la saga raccontata in Mortal Kombat e il cinema d’azione: due franchise arrivati al cinema negli stessi anni, con esiti opposti e per ragioni molto precise.

C’è poi un filone parallelo che vale la pena distinguere: i film che non adattano un gioco specifico ma usano il videogioco come ambiente narrativo. Ralph Spaccatutto costruisce un mondo abitato da personaggi arcade — Mario viene citato esplicitamente nel film — e il suo seguito Ralph Spacca Internet sposta la stessa idea sul web. Free Guy racconta un personaggio non giocante che prende coscienza, e Ready Player One trasforma la cultura videoludica intera in materiale citazionista.

Il capostipite di tutti resta però il primo film a immaginare l’interno di un videogioco come luogo fisico, ripreso poi da Tron: Legacy. Ed è esattamente la premessa che l’anime giapponese del 1986 aveva già usato — un giocatore reale che finisce dentro il Mushroom Kingdom — sette anni prima che Hollywood ci provasse con Mario, e senza che quasi nessuno in Occidente se ne accorgesse.

Domande frequenti sulla saga Super Mario

In che ordine vedere tutti i film e anime di Super Mario?

Ordine cronologico di produzione: 1) Anime 1986 (film giapponese, 60 min); 2) Super Mario Bros. Super Show! (1989, serie TV, 52 episodi); 3) Super Mario Bros. (1993, film live action); 4) The Super Mario Bros. Movie (2023, film animazione Illumination); 5) Super Mario Galaxy - Il Film (2026, sequel Illumination). I film Illumination del 2023 e 2026 sono gli unici due narrativamente collegati — per gli altri, ogni produzione è indipendente.

Quanti film di Super Mario esistono?

Esistono tre film cinematografici di Super Mario: l’anime giapponese del 1986 (primo film da videogioco della storia), il film live action americano del 1993 con Bob Hoskins e Dennis Hopper, e i due film Illumination del 2023 e 2026. Contando solo i film per il cinema, sono quattro — ma l’anime del 1986 è tecnicamente il primo.

Dove vedere i film di Super Mario in streaming in Italia?

Super Mario Bros. Il Film (2023) è su Netflix. Super Mario Galaxy - Il Film (2026) è disponibile in acquisto/noleggio digitale (Amazon, Apple TV) ma non ancora in streaming incluso in abbonamento in Italia. Il film del 1993 è solo in acquisto/noleggio. L’anime 1986 non ha distribuzione ufficiale italiana.

Qual è il film di Super Mario con più incassi?

The Super Mario Bros. Movie (2023) di Illumination è il più redditizio di sempre — 1,36 miliardi di dollari worldwide, record assoluto per un film tratto da un videogioco. Il sequel, Super Mario Galaxy - Il Film (2026), ha incassato circa 1 miliardo, secondo film da videogioco più redditizio della storia.

Il film di Super Mario del 1993 è collegato al 2023?

No — sono universi completamente separati. Il film del 1993 (live action, cyberpunk, con Bob Hoskins) e i film Illumination del 2023-2026 (animazione CGI, fedele all’estetica Nintendo) non condividono nessun elemento narrativo. Sono due approcci opposti allo stesso franchise.

Chi ha doppiato Mario nei film Illumination?

Chris Pratt ha doppiato Mario in entrambi i film Illumination (2023 e 2026). La scelta è stata controversa perché Pratt non ha fatto un accento italiano e non ha replicato la voce storica di Charles Martinet — che ha doppiato Mario nei videogiochi per trent’anni e appare in un cameo come papà di Mario nel film 2023.

Super Mario Galaxy - Il Film è il sequel del 2023?

Sì, è il sequel diretto. Stessi registi (Aaron Horvath e Michael Jelenic), stesso cast vocale principale, stesso universo narrativo. Il film 2026 introduce Rosalina (Brie Larson), Bowser Jr. (Benny Safdie) e un crossover con Star Fox. È necessario aver visto il 2023 prima.

Esiste una serie anime di Super Mario?

Sì — Super Mario Bros. Super Show! (1989, DiC Entertainment) con 52 episodi combinava cartone animato e segmenti live action con Lou Albano come Mario. Ci sono stati anche sequel: Adventures of Super Mario Bros. 3 (1990) e Super Mario World (1991), entrambi solo animazione senza live action.

Bob Hoskins ha davvero odiato il film del 1993?

Sì. Bob Hoskins ha dichiarato in più interviste che Super Mario Bros. (1993) è stato il peggiore lavoro della sua carriera. John Leguizamo (Luigi) ha raccontato che lui e Hoskins bevevano whisky sul set per sopportare le riprese. Il film è stato un flop commerciale (38,9 milioni su budget 48 milioni) e ha tenuto Hollywood lontana da Nintendo per quasi trent’anni.

L’anime di Mario del 1986 è ancora recuperabile?

Sì, online. Il film non ha avuto distribuzione internazionale ufficiale, ma il gruppo FemboyFilms ha realizzato un restauro in 4K disponibile online. Esistono anche versioni con sottotitoli in inglese su YouTube e archive.org.

Ci sarà un terzo film Illumination di Super Mario?

Una terza collaborazione Nintendo-Illumination è calendarizzata per il 12 aprile 2028, emersa da un documento ufficiale del listino Universal Pictures. Il titolo non è stato annunciato e il documento non nomina esplicitamente Mario: potrebbe quindi trattarsi di un altro franchise Nintendo, con Donkey Kong come ipotesi più discussa.

Nintendo sta costruendo un universo cinematografico condiviso?

Non nel senso di Marvel. I progetti confermati procedono separati: il film live action di The Legend of Zelda è previsto per il 2027 con la regia di Wes Ball e la produzione di Sony Pictures e Arad Productions, mentre Mario resta a Illumination in animazione. Nessuna continuità narrativa obbligata tra i due — il cameo di Star Fox in Galaxy è un ammiccamento, non l’apertura di un canone unico.

Come è nato il personaggio di Mario?

Nel 1981 in Donkey Kong, dove non aveva nome ed era indicato come ‘Jumpman’. Shigeru Miyamoto gli disegnò baffi, cappello e salopette per ragioni tecniche: in pochi pixel i baffi erano più leggibili di una bocca e il cappello evitava di animare i capelli. Il nome arrivò dal proprietario del magazzino di Nintendo of America, l’italoamericano Mario Segale.

In quale ordine vedere solo i film Illumination?

Prima The Super Mario Bros. Movie (2023), poi Super Mario Galaxy - Il Film (2026). Il secondo film presuppone di conoscere i personaggi, le relazioni e la mitologia stabilita nel primo. Non possono essere invertiti senza perdere contesto narrativo.

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Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.

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