Street Fighter: The Animated Series (1995): trama, personaggi, episodi chiave e perché la critica l'ha stroncata
Street Fighter: The Animated Series comincia con una domanda semplice: e se Guile non fosse solo un soldato, ma il capo di una squadra segreta di pacificatori con Ryu, Ken, Chun-Li e Blanka?
Finisce, ventisei episodi dopo, con una pioggia di stroncature. Eppure è una delle serie più strane, per quello che ci ha messo dentro, del franchise.
Andata in onda su USA Network dal 21 ottobre 1995 al 14 maggio 1997, la serie è nata a un anno di distanza da Street Fighter II: The Animated Movie e dal film live-action con Van Damme, Street Fighter - Sfida Finale: due adattamenti, uno giapponese e uno hollywoodiano, con cui condivide personaggi e alcune idee. Il produttore Capcom Yoshiki Okamoto ha fatto da consulente. Il risultato è un cartone d’azione a episodi che l’opinione critica ha accolto molto male.
Di cosa parla Street Fighter: The Animated Series
Il colonnello William F. Guile è il capo degli Street Fighters, una forza di pacificatori sotto copertura formata da artisti marziali di tutto il mondo. Il loro avversario è il generale M. Bison con il suo impero criminale, Shadaloo. Il codice d’onore della squadra ruota attorno a tre parole: disciplina, giustizia e impegno. A fare da tramite con la squadra c’è Escher, l’incaricato che di solito contatta Guile e i suoi per dare loro le missioni.
Guile conserva grado e nome completo dal film live-action, ma non è quello dei giochi: qui è single e senza figli, ha una relazione altalenante con la sua ex fidanzata Lucinda, un personaggio creato per la serie, e un’attrazione reciproca con Cammy. Bison resta quello di sempre: spietato e megalomane, dominatore di Shadaloo, avversario principale.
La struttura è quella del cartone d’azione a missione: un piano di Bison, una squadra scelta per sventarlo, uno scontro finale. Ma la serie non è del tutto priva di continuità: personaggi come Cammy hanno un arco che attraversa più episodi, e la stagione finale si chiude con una posta in gioco che riguarda l’intero pianeta.
I protagonisti: chi sono gli Street Fighters
Guile è il capo: è lui a scegliere volta per volta chi mandare in missione e a tenere insieme una squadra che per struttura cambia da un episodio all’altro. Chun-Li è la protagonista femminile: come nel gioco cerca vendetta per il padre ucciso da Bison, ma come nel film è una giornalista televisiva; qui il suo cognome è Xiang. Ryu, con il cognome Hoshi, è il compagno di viaggio e rivale di Ken, il più maturo e responsabile della coppia; ha una rivalità con Sagat ereditata dai giochi e un cugino, Sachi, che nei giochi non ha, e compare nell’episodio The Hand That Feeds You.
Ken Masters è un truffatore itinerante che preferisce trovare il modo di arricchirsi piuttosto che aiutare la squadra di Guile: un ritratto diverso da quello dei giochi, più vicino al Ken del film del 1994. Diventa più importante nella seconda stagione ed è l’unico personaggio a battere Akuma, nell’episodio The World’s Greatest Warrior.
Blanka, infine, non è il combattente brasiliano dei giochi. Come nel film, è il sergente Carlos «Charlie» Blanka, amico e compagno di combattimento di Guile, trasformato in mutante dal dottor Dhalsim. In Eye of the Beholder torna temporaneamente umano, con una tenuta simile a quella che Charlie indossa nei giochi Street Fighter Alpha, ma con un gilet verde, e ancora con le catene ai polsi.
Cammy White è un’agente della squadra britannica Delta Red, con un’attrazione reciproca per Guile; nella serie passa alla squadra di Guile nell’episodio Chunnel Vision. Il suo destino è il filo più lungo di tutta la serie (ne parliamo più sotto).
Gli altri guerrieri hanno ruoli rimescolati: E. Honda è un genio dei computer che ama entrare nei file dei governi, Dee Jay è il pilota di elicotteri della squadra (a differenza del film, dove lavora per Bison), T. Hawk è un potente guerriero nativo americano che vola, Fei Long è un attore di film di arti marziali alleato degli Street Fighters. Dhalsim è un ex scienziato ritiratosi sull’Himalaya, che ha rinunciato alla tecnologia dopo che Bison lo aveva costretto a sperimentare su Blanka.
Chi sta dall’altra parte: Bison, Sagat, Zangief e il resto di Shadaloo
M. Bison è il cattivo assoluto. Sagat, qui chiamato Viktor Sagat come nel film, è il suo secondo in comando, e a lui è legato il colpo di scena finale: si rivolta contro Bison quando questi annuncia un piano per scatenare un olocausto nucleare. Zangief compare come sgherro ricorrente di Bison, anche se nei giochi non lavora per lui: un ruolo simile a quello che aveva nel film live-action e in Street Fighter II V. Vega, che compare in Eye of the Beholder e in Face of Fury, è il rivale di Blanka. Balrog, in The Medium is the Message, è un esperto di computer al servizio di Bison. Birdie e Sodom sono gli altri scagnozzi.
Tra i nuovi, la serie inventa Satin Hammer, una cyborg che nell’episodio Desert Thunder ruba un laser militare con l’aiuto di T. Hawk (che doveva essere infiltrato per sorvegliarla ma ha simpatia per la sua causa) e che ritorna in The Hammer Strikes, e La Lupa, una creazione cibernetica di Bison che compare in Cammy Must Die!.
Quante stagioni ha e come è stata prodotta
Due stagioni da 13 episodi ciascuna, per un totale di 26 episodi da circa 22 minuti, trasmessi su USA Network dal 21 ottobre 1995 al 14 maggio 1997. La prima stagione (1995-96) si ferma al 3 febbraio 1996, la seconda (1996-97) riparte il 21 settembre 1996.
Le due stagioni non sono identiche nella produzione. Tra le società indicate ci sono Capcom, Graz Entertainment (stagione 1), InVision Entertainment (stagione 2), Madhouse Studios e USA Studios. Gli sviluppatori della prima stagione sono Julia Lewald, Eric Lewald e Michael Edens; per la seconda subentra Roger Slifer. La musica è di Andrew Dimitroff. La serie è considerata una produzione di Stati Uniti, Giappone e Canada.
Andava in onda dentro i blocchi USA Cartoon Express e Action Extreme Team di USA Network: contenitori che riunivano più cartoni d’azione consecutivi. Questo contesto spiega la struttura degli episodi: brevi, con una missione riconoscibile, pensati per essere seguiti anche senza aver visto tutto il resto.
Proprio l’Action Extreme Team ha dato origine a un curioso crossover. L’episodio The Warrior King, il ventiduesimo, è la prima parte di una storia che ha attraversato gli altri programmi del blocco: è continuata in episodi di The Savage Dragon (“Endgame”), di Mortal Kombat: Defenders of the Realm (“Resurrection”) e di Wing Commander Academy (“Recreation”). Nell’episodio, il potente Re Guerriero — doppiato da Michael Dorn — segue il suo Orbe del Potere attraverso un vortice, finisce in una nazione vicina a Shadaloo, dove Bison rivendica l’orbe, e s’innamora di Chun-Li prima di dover ripartire per sempre. È forse la trama più assurda della serie, e proprio per questo una delle più memorabili.
Gli episodi da ricordare
Ecco una scelta di episodi, con quello che accade davvero:
- The Adventure Begins (1995): il pilota. Bison ha rubato un virus biologico a Lucinda, la ex di Guile, capace di uccidere una persona infetta entro 24 ore. Guile mette insieme Chun-Li, Ryu, Ken e Blanka; Ryu e Blanka vengono contagiati e la squadra corre contro il tempo per recuperare l’antidoto.
- The Strongest Woman in the World: Bison prende una centrale nucleare in Cina, vicino al luogo di nascita di Chun-Li, che lui aveva distrutto anni prima. Chun-Li vuole solo vendetta, ma i rimproveri di Guile la convincono a lasciar scappare Bison per non mettere in pericolo degli innocenti.
- Getting to Guile: Guile viene catturato e collegato a un dispositivo che scandaglia la mente per trovarne il punto debole. Chun-Li mobilita la squadra e, una volta salvato, ricorda a Guile il codice degli Street Fighters: disciplina, giustizia e impegno.
- The Medium is the Message: un torneo di Street Fighter in India è il pretesto di Escher per stanare gli agenti di Shadaloo. Bison prepara un doppio piano: i suoi nuovi combattenti mutanti e un video falso, realizzato da Balrog, in cui gli Street Fighters profanano un tempio induista.
- Eye of the Beholder: uno scienziato alle Hawaii prepara un siero che potrebbe restituire a Blanka l’aspetto umano; Vega lo vuole per restare eternamente giovane, e cattura lo scienziato.
- Chunnel Vision: Bison viene catturato da Delta Red, gli ex compagni di Cammy, ma i suoi sostenitori cominciano a far saltare in aria luoghi in Inghilterra chiedendo il suo rilascio e un riscatto di due miliardi di sterline. Zangief mette le bombe nel tunnel sotto la Manica; Guile, Dee Jay, E. Honda e Cammy devono impedire l’esplosione.
- Strange Bedfellows: un misterioso guerriero distrugge le basi sia di Bison sia degli Street Fighters, e ciascuno incolpa l’altro. Alla fine Bison e Guile si scontrano su un’isola vulcanica, ma è tutta una trappola di Akuma, che vuole rubare il chi del vincitore. I due si alleano contro di lui, e poi si separano senza chiudere il loro conto, tra lo sconcerto delle rispettive squadre.
- The World’s Greatest Warrior: Ryu e Ken, in visita al loro maestro Gouken, vengono sfidati da Akuma, che ha già rubato il chi di Gouken. Durante gli allenamenti Ken ferisce il braccio di Ryu; Akuma ne approfitta e gli ruba il chi, ma poi è Ken a batterlo con un Shoryuken infuocato e a liberare il chi di Gouken e di Ryu.
- So, You Want to Be in Pictures: Ryu e Ken aiutano Fei Long nel suo ultimo film; quando i finanziatori si ritirano, Ken chiede aiuto a suo padre e scrive il copione con sé stesso come protagonista al posto di Fei Long, finché i due non si scontrano e l’intero studio prende fuoco.
- Face of Fury: Guile e Blanka vanno in Medio Oriente per ridurre le tensioni tra arabi e israeliani, ma il carattere di Blanka lo porta ad attaccare entrambe le parti. Vega, evaso, vola alle Hawaii per la resa dei conti prendendo in ostaggio Mei Lei, l’interesse amoroso di Blanka.
- The Flame and the Rose: la sensitiva Rose, dei giochi Alpha, accusa Ken e Blanka di essere gli inneschi della fine del mondo, li rapisce e li fa combattere tra loro, per scoprire che non sono malvagi e che la vera manifestazione del male è Bison.
- Second to None: Sakura, un’ammiratrice di Ryu, si reca a New York per conoscerlo e lo convince a lasciarla andare con lui e Guile a Shadaloo per battere di nuovo Sagat.
- Final Fight: il sindaco di Metro City, Mike Haggar, ha la figlia Jessica rapita dalla banda Mad Gear; tocca a Ryu e Ken salvarla, insieme al fidanzato Cody e all’amico Guy. La trama è basata sul gioco arcade omonimo.
Un ritratto di famiglia, insomma, dove Bison non vince mai e il mondo non finisce mai — fino alla puntata finale.
Cammy: l’arco più lungo della serie
Il personaggio che ha la storia più articolata è Cammy White. La sua vicenda attraversa la seconda stagione. Comincia a far parte di Delta Red, la squadra britannica; nell’episodio Chunnel Vision lascia Delta Red per unirsi alla squadra di Guile. In Cammy and the Bachelor, durante uno scontro a Londra con Bison, Birdie e Sodom, Bison sembra prendere il controllo della sua mente, e lei cambia immediatamente schieramento: da quel momento lavora per lui.
Nell’episodio Cammy Must Die! Bison incarica Cammy e La Lupa, sua creatura cibernetica, di rubare una statua di Kali dal potere meditativo, con cui spera di guarire le ferite dello scontro con Guile. Gli Street Fighters e Delta Red cercano di capire cosa sia successo a Cammy, e quando lei viene colpita in testa sembra libera dal controllo mentale: li porta al nascondiglio di Bison, dove però li tradisce di nuovo. Il controllo cessa solo nell’ultimo episodio.
È il filo narrativo che dà alla seconda stagione un minimo di continuità: un personaggio che passa dal lato dei buoni al lato dei cattivi e torna indietro senza che gli spettatori possano sapere a cosa credere.
Il finale: Cammy Tell Me True
L’ultimo episodio, Cammy Tell Me True, è anche il più ambizioso. Bison cattura Delta Red in una breve battaglia, e il governo britannico è ansioso di riaverli perché sanno segreti critici. Bison raccoglie i codici di lancio di ogni bomba nucleare della Terra e vuole non conquistare il mondo, ma distruggerlo.
A questo punto entra in scena Sagat. Non vuole vedere il mondo distrutto: manda a Guile e Chun-Li un pacco con dentro il segreto sul passato di Cammy. Con l’infiltrazione nella base di Bison, tutti gli eroi, compresi una Cammy ormai riabilitata, Sagat e Delta Red, uniscono le forze per fermarlo e distruggono la sua console con un secondo di anticipo sul timer del giorno del giudizio. Bison viene apparentemente ucciso, divorato dal computer. Alla fine Cammy rifiuta l’offerta di Guile di tornare nella squadra, preferendo la propria strada.
Resta ambiguo il destino di Bison: essere «divorato» dal computer non è una morte mostrata sullo schermo, e la serie non ha avuto una terza stagione per chiarirlo. Quanto al segreto sul passato di Cammy contenuto nel pacco di Sagat, il riassunto dell’episodio non specifica di cosa si tratti.
Un universo ibrido: Final Fight, Alpha e Saturday Night Slam Masters
La scelta più insolita della serie è quella di non limitarsi al roster di Street Fighter II. Gli sceneggiatori hanno preso elementi dal film live-action del 1994, dai primi due giochi Street Fighter Alpha e da altri giochi Capcom come Final Fight e Saturday Night Slam Masters.
Dal film vengono l’identità di Blanka come Charlie, Chun-Li giornalista, Ryu e Ken truffatori itineranti, Dhalsim scienziato, Zangief come braccio destro di Bison e Sagat come boss del crimine. Da Alpha arrivano Rose (che compare come cameo muto in The Medium is the Message e ha un ruolo importante in The Flame and the Rose), Sakura, che ha scelto le arti marziali dopo aver visto lo scontro tra Ryu e Sagat, Akuma e Gouken, il maestro di Ryu e Ken di cui Akuma è il fratello malvagio. Da Final Fight vengono Cody, Guy, Jessica e Mike Haggar, oltre alla banda Mad Gear di Belger, con Rolento, Thrasher e Sodom: nell’episodio Final Fight Rolento è italoamericano, mentre nei giochi è tedesco-americano. Da Saturday Night Slam Masters sono presi i tre mutanti di New Kind of Evil, Gunloc, Jumbo Flapjack e The Great Oni, trasformati dal mutageno in guerrieri metà uomo e metà anguilla, coccodrillo e pipistrello.
Ogni tanto il gioco ne esce ammaccato, e i fan ne fecero un elemento di scherno: in una lista dedicata ai peggiori cartoni tratti da videogiochi, un sito scherzò sull’idea di Guile che recluta tutti i personaggi del gioco in un gruppo antiterrorismo paramilitare segreto. Ma è anche il motivo per cui la serie ha un carattere: mettere nello stesso episodio Ryu, Ken, Cody, Guy e Haggar è un azzardo che solo un cartone di questo genere poteva permettersi.
Fei Long, poi, è un caso a parte. Non era nel roster originale di Street Fighter II del 1991, ma una aggiunta successiva del franchise, chiaramente ispirata a Bruce Lee, ed è qui un attore di film di arti marziali che si allea con gli Street Fighters, con il suo episodio So, You Want to Be in Pictures.
Il cast vocale
Michael Donovan doppia Guile, ma anche Zangief e Gouken. Donna Yamamoto è Chun-Li, Tong Lung è Ryu e Richard Newman è M. Bison. Scott McNeil copre più ruoli: Ken, Blanka e Rolento. Lisa Ann Beley doppia Cammy. Paul Dobson doppia da solo E. Honda, Dee Jay, T. Hawk, Fei Long, Vega, Balrog e Birdie: Anche altri ruoli passano di mano: Sagat è doppiato da Robert O. Smith nella prima stagione e da John Payne nella seconda, Akuma da Dale Wilson e poi da David Kaye, Dhalsim da Garry Chalk, Escher da John Payne, Lucinda da Kathleen Barr, Rose da Teryl Rothery e Sakura da Saffron Henderson.
Il risultato è un cast in cui pochi attori si dividono una folla di personaggi, con parecchi doppi ruoli.
Perché la critica ha stroncato la serie
Il giudizio della critica sulla serie è stato quasi unanimemente negativo, al punto che molti la indicano come la peggiore aggiunta al franchise.
Nel 2010, in un elenco dei peggiori fallimenti del franchise, il sito 411Mania scrisse che l’animazione era «sotto Captain Planet», la storia forzata e i dialoghi pessimi. Nick Chester di Destructoid la definì un abominio e uno spettacolo terribile. Il sito 1UP la giudicò molto brutta e notò che i fan del gioco amano citare il film di Van Damme, ma sono molto meno entusiasti del cartone del sabato mattina; nella sua lista dei cinque cartoni tratti da videogiochi meno classici, scherzò sulla trama chiedendo se qualcuno ricordasse quando Guile aveva reclutato ogni personaggio del gioco in un gruppo paramilitare antiterrorismo segreto. GamesRadar, nel 2010, non l’inserì tra i cartoni tratti da videogiochi davvero orribili, ma la definì comunque un abominio che avrebbe meritato di entrare nella lista se non fosse stata scalzata da Darkstalkers.
Il paragone più duro, in fondo, è quello con l’anime giapponese uscito un anno prima. La serie americana non ha mai provato a competere su quel piano: non è un dramma sul controllo di sé, ma un cartone d’azione che usa i personaggi come figurine da collezione.
Il giudizio, se mai, va un po’ addolcito con lo sguardo di oggi. Guardata da vicino, la serie è meno anonima di quanto la sua reputazione lasci pensare: ha una protagonista, Cammy, con un arco vero; ha un cattivo che non vince mai; ha un finale con la fine del mondo in gioco; e ha episodi di una stranezza irresistibile, come quello del Re Guerriero o quello in cui Ken scrive un film in cui il protagonista è lui. Non è un capolavoro, ma non è nemmeno il vuoto che ci si aspetta di trovare.
Home video: dai DVD ADV al Blu-ray Discotek
La serie ha avuto una storia editoriale più ricca di quanto si pensi. La ADV Films pubblicò la serie completa in DVD di Regione 1: il primo set, Street Fighter: Code of Honor, uscì il 13 aprile 2003 e contiene tutti gli episodi della prima stagione; il secondo, Street Fighter: Soul Powers, uscì il 13 maggio 2003 con quelli della seconda. Entrambi sono oggi fuori catalogo.
L’episodio Final Fight è stato incluso come contenuto sbloccabile nel videogioco Final Fight: Double Impact (2010). Il 18 settembre 2012 è uscito in Nord America il Street Fighter 25th Anniversary Collector’s Set, che include tra l’altro un Blu-ray Disc con l’intera serie televisiva. Discotek Media l’ha ripubblicata nel 2015 e ne ha pubblicato un Blu-ray nel 2025. Nel 2019, tutti gli episodi di entrambe le stagioni erano disponibili in Giappone sul sito VideoMarket.
Vale la pena recuperarla oggi?
Dipende da cosa si cerca. Chi si avvicina alla serie aspettandosi la qualità narrativa e visiva dell’anime del 1994 resterà quasi certamente deluso: sono due oggetti diversi, e sul piano del rigore vince il film.
Chi invece la guarda per quello che è — un cartone d’azione pomeridiano, con personaggi di più giochi Capcom mescolati senza troppe remore — può trovare un intrattenimento eccentrico e a volte davvero inventivo. Per chi ama la storia del franchise, resta un capitolo da conoscere: la versione americana di come mettere insieme Ryu, Ken, Chun-Li, Guile e tutti gli altri in una serie per la televisione.
Street Fighter: The Animated Series contro Street Fighter II: The Animated Movie
Il confronto tra i due adattamenti animati usciti a un anno di distanza è tra i più istruttivi dell’intero franchise.
Street Fighter II: The Animated Movie è un lungometraggio giapponese di 102 minuti, diretto da Gisaburō Sugii e costruito attorno a quattro protagonisti. The Animated Series è invece una produzione seriale americana con una squadra numerosa, missioni autoconclusive e un cattivo che non vince mai. Il film mette in scena una storia di amicizia e vendetta con un finale aperto; la serie si affida alla struttura settimanale e a una lunga galleria di personaggi.
Non sono comparabili sullo stesso piano: sono due risposte diverse alla stessa domanda commerciale, come sfruttare la popolarità di Street Fighter II nel formato più adatto al proprio mercato. Il Giappone ha scelto un lungometraggio d’autore. Gli Stati Uniti hanno scelto la serie a episodi per i blocchi di cartoni del pomeriggio.
Vale la pena notare che le due opere si rispondono anche in un altro modo. Il film di Sugii fa di Chun-Li un’agente dell’Interpol; la serie, sulla scia del film live-action, ne fa una giornalista. Il film mostra Ryu e Ken come amici che si ritrovano; la serie li presenta, come il film di de Souza, come una coppia itinerante di cui Ken è il truffatore. Anche per questo la serie e il film di Van Damme sono più vicini tra loro di quanto non lo siano all’anime.
Dove vedere Street Fighter: The Animated Series in streaming in Italia
La serie è disponibile in Italia in abbonamento su Crunchyroll, anche tramite Amazon Channel, secondo JustWatch a settembre 2026: una collocazione curiosa per un cartone americano, ma coerente con il fatto che l’animazione fu realizzata in parte con lo studio giapponese Madhouse. Il catalogo del servizio ospita soprattutto anime, e questo caso mostra che ci finisce anche qualche produzione occidentale d’azione degli anni Novanta.
L’audio originale è in inglese; le opzioni di lingua e di sottotitoli vanno verificate direttamente sul servizio, perché possono cambiare da un titolo all’altro e nel tempo. Per la disponibilità aggiornata resta utile JustWatch: la situazione dei diritti per prodotti televisivi di questo tipo può cambiare, anche a distanza di decenni dalla produzione originale, e una serie che oggi è in catalogo può uscirne senza preavviso.
Street Fighter: The Animated Series e gli altri franchise di picchiaduro
Nella cronologia degli adattamenti di Street Fighter, la serie è quello pensato per la televisione americana, ma non è l’ultimo tentativo di raccontare Ryu in modo diverso. Con Street Fighter Alpha: The Animation (2000), diretto da Shigeyasu Yamauchi, il franchise ha provato la strada opposta: un film giapponese che mette al centro il conflitto interiore di Ryu con il Dark Hadou, in chiave più cupa e psicologica. Se la serie di Guile è l’anima da cartone del franchise, l’OVA di Alpha è quella più cupa. Anche la Chun-Li giornalista di questa serie, che come nel film del 1994 cerca vendetta per il padre, avrebbe avuto una nuova versione nel 2009: una concertista di pianoforte in Street Fighter: The Legend of Chun-Li. Più avanti il franchise sarebbe tornato al live-action con la web serie Street Fighter: Assassin’s Fist (2014) e con la miniserie Street Fighter: Resurrection (2016). La guida Street Fighter nel cinema e in TV mette in fila tutti gli adattamenti, con cast, incassi, ordine di visione e disponibilità in Italia.
Anche il crossover di The Warrior King con Mortal Kombat: Defenders of the Realm mostra il mondo in cui è nata la serie: gli anni in cui i cartoni dello stesso blocco di USA Network si scambiavano storie e personaggi, un’idea di universo condiviso portata avanti con i mezzi di un palinsesto pomeridiano.
Domande frequenti
Di cosa parla Street Fighter: The Animated Series?
Il colonnello William F. Guile guida gli Street Fighters, una forza internazionale di pacificatori sotto copertura composta da artisti marziali, contro il generale M. Bison e il suo impero criminale, Shadaloo. Il codice della squadra ruota attorno a tre parole: disciplina, giustizia e impegno. Ogni episodio segue un nuovo piano di Bison, ma alcune storie, come quella di Cammy, proseguono su più puntate.
Quante stagioni e episodi ha Street Fighter: The Animated Series?
Due stagioni da 13 episodi ciascuna, per un totale di 26 episodi da circa 22 minuti, trasmessi su USA Network tra il 21 ottobre 1995 e il 14 maggio 1997.
Street Fighter: The Animated Series è fedele al videogioco?
Solo in parte. La serie si basa su Street Fighter II, ma prende anche elementi dal film live-action del 1994 (Chun-Li giornalista, Blanka che è il sergente Charlie, Ryu e Ken truffatori itineranti), dai primi due Street Fighter Alpha e da altri giochi Capcom come Final Fight e Saturday Night Slam Masters.
Perché la critica ha stroncato Street Fighter: The Animated Series?
Le recensioni sono state in larghissima parte negative, e molti la considerano la peggiore aggiunta al franchise. Nel 2010 un sito la descrisse con un’animazione da «sotto Captain Planet», una storia forzata e dialoghi pessimi; un altro la definì un abominio; un altro ancora ironizzò sull’idea di Guile che recluta tutti i personaggi del gioco in un gruppo paramilitare segreto contro il terrorismo.
Come finisce Street Fighter: The Animated Series?
Nell’episodio finale, Cammy Tell Me True, Bison cattura la squadra britannica Delta Red e raccoglie i codici di lancio di tutte le armi nucleari del pianeta, deciso a distruggere il mondo invece di conquistarlo. Sagat, che non vuole la fine del mondo, si ribella a Bison e consegna a Guile e Chun-Li un pacco con il segreto sul passato di Cammy. Insieme a una Cammy ormai libera dal lavaggio del cervello, a Sagat e a Delta Red, gli eroi distruggono la console con un secondo di anticipo sul timer, e Bison viene apparentemente divorato dal computer. Cammy rifiuta l’offerta di Guile di tornare nella squadra.
Chi ha prodotto Street Fighter: The Animated Series?
Capcom, con Graz Entertainment (prima stagione), InVision Entertainment (seconda stagione), lo studio giapponese Madhouse e USA Studios. La serie andava in onda su USA Network, nei blocchi Cartoon Express e Action Extreme Team, e le fonti la indicano come produzione di Stati Uniti, Giappone e Canada.
Chi doppia i personaggi di Street Fighter: The Animated Series?
Michael Donovan doppia Guile, Donna Yamamoto Chun-Li, Tong Lung Ryu, Scott McNeil Ken e Blanka, Richard Newman Bison e Lisa Ann Beley Cammy. Paul Dobson copre da solo E. Honda, Dee Jay, T. Hawk, Fei Long, Vega, Balrog e Birdie.
Cosa succede a Cammy in Street Fighter: The Animated Series?
Cammy comincia come membro della squadra britannica Delta Red e passa alla squadra di Guile nell’episodio Chunnel Vision. In Cammy and the Bachelor Bison ne prende il controllo mentale e per il resto della serie lei lavora per lui, con una liberazione solo apparente in Cammy Must Die!; il controllo termina davvero nell’ultimo episodio, in cui rifiuta di tornare tra gli Street Fighters.
Dove vedere Street Fighter: The Animated Series in streaming in Italia?
In abbonamento su Crunchyroll (anche tramite Amazon Channel), secondo JustWatch a settembre 2026. Le opzioni di lingua e sottotitoli vanno verificate direttamente sul servizio. Verifica JustWatch per eventuali aggiornamenti.
Street Fighter: The Animated Series è adatta ai bambini?
È un cartone d’azione da 22 minuti a episodio, trasmesso nei blocchi pomeridiani di cartoni di USA Network, pensato per un pubblico giovane: missioni contro un cattivo ricorrente, senza le ambizioni drammatiche dell’anime del 1994.
Che differenza c’è tra Street Fighter: The Animated Series e Street Fighter II: The Animated Movie?
Sono due prodotti diversi per origine e tono. Il film del 1994 è un lungometraggio giapponese diretto da Gisaburō Sugii, uscito il 6 agosto 1994 e costruito attorno a quattro protagonisti; la serie del 1995 è una produzione americana di 26 episodi in cui Guile guida una squadra, con elementi presi anche dal film live-action con Van Damme.
In che ordine si guardano gli adattamenti di Street Fighter?
Non esiste una continuità condivisa: sono opere indipendenti. Cronologicamente: Street Fighter - Sfida Finale (1994, live-action) → Street Fighter II: The Animated Movie (1994) → Street Fighter: The Animated Series (1995-1997) → Street Fighter Alpha: The Animation (2000) → Street Fighter: The Legend of Chun-Li (2009) → Street Fighter: Assassin’s Fist (2014) → Street Fighter: Resurrection (2016) → il reboot Street Fighter (2026).
Street Fighter: The Animated Series non è il capitolo che i fan del franchise raccomandano a chi si avvicina per la prima volta alla saga.
Ma resta un pezzo curioso di come l’America degli anni ‘90 ha provato a trasformare un fenomeno da sala giochi in un pomeriggio di cartoni: con più ambizione di quanta le sia stata riconosciuta, e con una fine del mondo sventata a un secondo dalla scadenza.




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Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.