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Street Fighter nel cinema e in TV: tutti gli adattamenti, dall'anime del 1994 al reboot del 2026 e in che ordine guardarli

Film live-action, anime, serie americane e web serie: la guida a trentadue anni di tentativi di portare Ryu, Ken e Chun-Li sullo schermo
Street Fighter nel cinema e in TV: tutti gli adattamenti, dall'anime del 1994 al reboot del 2026 e in che ordine guardarli
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Street Fighter inizia con una domanda semplice: come si racconta un gioco che non ha una storia?

Finisce, dopo trentadue anni e una dozzina di risposte diverse, con la stessa domanda. C’è chi ha risposto con una guerra civile in Thailandia, chi con un thriller globale, chi con una squadra di pacificatori sotto copertura, chi con una pianista di Hong Kong, chi con un dojo e due maestri.

Questa guida mette in fila tutti gli adattamenti di Street Fighter: i film, le serie, gli anime e le web serie, con cast, incassi, critica, ordine di visione e disponibilità in Italia. Ogni capitolo rimanda a un articolo dedicato.

Perché Street Fighter è difficile da portare al cinema

Il primo Street Fighter è del 1987, un videogioco da sala progettato da Takashi Nishiyama e Hiroshi Matsumoto: il giocatore controlla Ryu, un artista marziale che partecipa a un torneo mondiale tra cinque paesi e dieci avversari, mentre un secondo giocatore può prendere il controllo del suo amico rivale americano, Ken Masters. Ha tre mosse speciali, l’Hadōken, lo Shōryūken e il Tatsumaki Senpūkyaku, e nessuna storia da raccontare.

Il gioco che ha cambiato tutto è però Street Fighter II, uscito nel 1991. È il primo picchiaduro a offrire una scelta tra molti personaggi con mosse diverse, e ha stabilito molte delle convenzioni del genere: secondo le stime, tutte le sue versioni hanno incassato più di 10 miliardi di dollari, aggiustati per l’inflazione, in gran parte nelle sale giochi, e più di 14 milioni di cartucce sono state vendute per Super Nintendo e Sega Mega Drive. Nel 1994 Capcom lo definiva «la serie di videogiochi di maggior successo del decennio»; a luglio 2026 la serie ha superato i 60 milioni di copie vendute nel mondo, ed è la serie di picchiaduro più longeva.

Proprio questo successo è il problema. Street Fighter II è fatto di personaggi che vengono da ogni parte del mondo, di mosse riconoscibili e di un torneo, ma non ha una trama vera e propria. E lo dice un dettaglio che spiega quanto fosse fluido il materiale: nella versione giapponese il boss pugile ricalcava Mike Tyson e si chiamava «Mike Bison»; per evitare una possibile causa per l’uso dell’immagine, Capcom ruotò i nomi di tre dei quattro boss nelle versioni internazionali, così che il Vega giapponese diventò M. Bison, il guerriero spagnolo con gli artigli diventò Vega e il pugile diventò Balrog.

Chiunque abbia adattato Street Fighter si è trovato allora davanti a una scelta: costruire una storia da zero, come nel film del 1994, oppure scegliere un personaggio e una sola linea narrativa. Il risultato sono adattamenti che condividono i nomi ma quasi mai il contenuto. È anche per questo che Street Fighter è un caso di studio: ogni versione mostra cosa si pensava, in quel momento, che un adattamento da videogioco dovesse essere.

Tutti gli adattamenti di Street Fighter, uno per uno

Ecco la mappa completa, in ordine di uscita. I titoli con un articolo dedicato sul sito sono collegati.

  • 1992, Street Outlaw: un film d’animazione sudcoreano non ufficiale, prodotto da Daiwon Animation e diretto da Sang Il Sim, in cui due personaggi entrano nel mondo di Street Fighter per sconfiggere Bison, con cameo non autorizzati di April O’Neil, Arnold Schwarzenegger, Dracula e il mostro di Frankenstein. Non è mai stato distribuito ufficialmente fuori dalla Corea del Sud.
  • 6 agosto 1994, Street Fighter II: The Animated Movie: anime di Group TAC diretto da Gisaburō Sugii, uscito nelle sale giapponesi. La versione inglese, di Manga Entertainment, esce in home video nel 1995.
  • 23 dicembre 1994, Street Fighter - Sfida Finale: il film live-action di Steven E. de Souza con Jean-Claude Van Damme e Raul Julia. In Italia esce il 13 aprile 1995.
  • 1995, Street Fighter II V: serie anime di Group TAC, diretta ancora da Sugii e trasmessa in Giappone dal 10 aprile al 27 novembre 1995.
  • 1995-1997, Street Fighter: The Animated Series: serie animata americana di 26 episodi su USA Network.
  • 2000, Street Fighter Alpha: The Animation: OVA giapponese di Group TAC e Plum su Ryu e il Dark Hadou.
  • 2005, Street Fighter Alpha: Generations: un secondo OVA basato su Alpha 2, realizzato dallo studio A.P.P.P. per il mercato inglese.
  • 2009, Street Fighter: The Legend of Chun-Li: il film live-action con Kristin Kreuk. Nello stesso anno esce anche Street Fighter IV: The Ties That Bind, un film d’animazione dello Studio 4 °C diretto da Jirō Kanai, incluso nel disco bonus dell’edizione Collector’s di Street Fighter IV.
  • 2010, Street Fighter: Legacy: il cortometraggio di Joey Ansah e Christian Howard, con John Foo come Ryu.
  • 2014, Street Fighter: Assassin’s Fist: la web serie britannica su Ryu, Ken e i loro maestri.
  • 2016, Street Fighter: Resurrection: la miniserie prologo di Street Fighter V.
  • 16 ottobre 2026, Street Fighter: il reboot di Legendary diretto da Kitao Sakurai.

A questi si aggiungono adattamenti minori: un cortometraggio educativo giapponese, Street Fighter: Return to the Fujiwara Capital, in cui Ryu, Ken, Chun-Li ed E. Honda viaggiano nel tempo per imparare la storia del Giappone, senza scene di combattimento; e un film di 35 minuti su Juri, incluso nell’edizione Collector’s di Super Street Fighter IV in Asia e ripubblicato solo nel 2012 nel set per il venticinquesimo anniversario.

Il gioco ha fatto capolino anche in film non suoi: compare brevemente in Ralph Spaccatutto (2012) e con cameo di più personaggi animati in Ready Player One (2018), e in Goosebumps 2: Haunted Halloween (2018) il pupazzo Slappy usa la magia per dare vita a due action figure di Ryu e Ken.

In che ordine vedere gli adattamenti di Street Fighter

Non esiste un ordine obbligato, perché gli adattamenti non condividono una continuità: sono lavori indipendenti, e ognuno ridisegna a modo suo personaggi e storia. Ci sono però tre modi sensati di guardarli.

Per data di uscita. È il metodo più semplice, e mostra come il franchise sia cambiato: l’anime e il film del 1994, la serie animata americana, l’OVA del 2000, il film del 2009, le web serie del 2014 e del 2016, il reboot del 2026.

Per tono. Se si vuole partire dall’impressione migliore, il consiglio è cominciare dall’anime del 1994 e dall’OVA del 2000, che prendono sul serio il gioco, per poi passare a Assassin’s Fist, la versione live-action che i fan hanno accolto meglio. Il film con Van Damme si guarda dopo, come cult; la serie animata americana per curiosità storica.

Per personaggio. Chi ama Ryu e Ken parte da Assassin’s Fist e continua con Resurrection; chi ama Chun-Li confronta le sue versioni, dal film del 1994 a quello del 2009; chi è interessato a Charlie Nash segue il filo che va dal film con Van Damme a Resurrection.

L’ordine cronologico interno delle storie non ha un senso vero, perché ogni film ricomincia da capo. Gli unici collegamenti diretti sono due: quello tra Assassin’s Fist (2014) e Resurrection (2016), ambientata dieci anni dopo con gli stessi protagonisti, e quello tra il film del 1994 e la serie animata americana, che ne riprende diversi elementi.

Street Fighter - Sfida Finale (1994): il flop diventato cult

Il film di Steven E. de Souza è il più celebre e il più discusso. Costato 35 milioni di dollari, ne ha incassati circa 99,4 nel mondo, quasi il triplo, ed è stato stroncato dalla critica: 11% di recensioni positive su 44 su Rotten Tomatoes, 34 su 100 su Metacritic. A Capcom, tra botteghino e home video, ha fruttato circa 165 milioni di dollari.

È un film d’azione militare più che un picchiaduro. Il colonnello Guile (Jean-Claude Van Damme) guida le Nazioni Alleate contro il dittatore M. Bison (Raul Julia), che tiene in ostaggio 63 operatori umanitari e chiede un riscatto di venti miliardi di dollari; Ryu (Byron Mann) e Ken (Damian Chapa) sono due truffatori reclutati per infiltrarsi; Chun-Li (Ming-Na Wen) è una giornalista televisiva; Blanka è il sergente Charlie, trasformato in un supersoldato dal dottor Dhalsim. De Souza, che aveva scritto 48 Hrs., Commando e Die Hard, voleva un incrocio tra Star Wars, James Bond e un film di guerra, e scrisse la prima bozza in una notte perché i dirigenti Capcom erano a Los Angeles con poco preavviso.

Il cast racconta il resto. Steven Seagal era già stato scritturato per Guile prima di Van Damme, che da solo assorbì quasi 8 milioni del budget, e Raul Julia accettò Bison perché i suoi figli erano fan del gioco, pur essendo malato da tre anni di un cancro allo stomaco: morì il 24 ottobre 1994, due mesi prima dell’uscita, e il film è dedicato alla sua memoria. È il motivo per cui Sfida Finale è ricordato più per lui che per la regia. Nell’articolo dedicato ci sono la trama completa, le riprese tra Bangkok e la Gold Coast, la colonna sonora rap e orchestrale e la battuta «per me era martedì».

Street Fighter II: The Animated Movie (1994): l’anime che ha preso sul serio il gioco

Uscito in Giappone il 6 agosto 1994, quasi cinque mesi prima del film americano, l’anime di Gisaburō Sugii è l’altra faccia della stessa medaglia. Costato 6 milioni di dollari, ne ha incassati circa 29 nel mondo: in Giappone più di 16 milioni, tra i cinque film più visti del 1994.

Il film è compatto: una caccia mondiale a Ryu da parte di Bison, l’alleanza tra l’agente dell’Interpol Chun-Li e il capitano Guile, il rapporto tra Ryu e Ken che nella parte finale li fa combattere fianco a fianco contro Bison. Fu completato in sei mesi, con un regista subentrato, tre squadre di lavoro che realizzavano tre parti da 30 minuti, coreografie firmate da Kazuyoshi Ishii, fondatore del K-1, e dal combattente Andy Hug. Le edizioni inglesi del 1995 sostituirono la colonna sonora giapponese con brani di KMFDM, Korn, Alice in Chains e Silverchair.

C’è poi un’eredità che riguarda i videogiochi: le ambientazioni e i design di Street Fighter Alpha (1995) sono stati fortemente influenzati dal film, e il combattimento finale è stato ripreso liberamente nella storia di Ryu in Street Fighter Alpha 3. Nell’articolo trovi la trama completa, il cast giapponese e inglese, le versioni censurate e la storia dello scambio dei nomi dei tre cattivi.

La serie animata americana (1995-1997): Guile e gli Street Fighters

Trasmessa su USA Network dal 21 ottobre 1995 al 14 maggio 1997, la serie animata è un’altra risposta alla stessa domanda: e se Guile fosse il capo di una squadra segreta? In 26 episodi da circa 22 minuti, il colonnello guida gli Street Fighters, una forza internazionale di pacificatori sotto copertura, contro Bison e Shadaloo.

La serie mescola il film del 1994, i primi due giochi Alpha e altri titoli Capcom come Final Fight e Saturday Night Slam Masters: Blanka è Charlie, Chun-Li una giornalista, Ken un truffatore itinerante, e gli episodi mettono insieme Cody, Guy e Haggar, Rose e Sakura, Akuma e Gouken. Dal punto di vista critico molti la considerano la peggiore del gruppo: recensioni «predominantemente negative» e giudizi molto duri, come quello di un sito del 2010 secondo cui l’animazione era «sotto Captain Planet». Ma ha una struttura più curiosa di quanto si pensi, con l’arco di Cammy, il crossover con Mortal Kombat: Defenders of the Realm e un finale con la fine del mondo in gioco. Tutto nell’articolo dedicato.

Street Fighter Alpha: The Animation (2000): Ryu contro il proprio lato oscuro

L’OVA di Shigeyasu Yamauchi, animato da Group TAC e Plum e basato su Street Fighter Alpha 2, ha una storia più raccolta: Ryu, che ripensa alla morte del maestro Gouken, lotta contro il Dark Hadou, l’energia oscura che ha consumato Akuma, e accoglie un ragazzino, Shun, che dice di essere suo fratello. Dietro Shun c’è il dottor Sadler, con il suo androide Rosanov.

Il film si chiude con Ryu che giura di non usare mai più il Dark Hadou e con un finale volutamente aperto. Anime News Network gli ha dato un A−, lodando la trama, l’animazione, la musica e le voci in entrambe le lingue e criticando proprio quel finale aperto. Nell’articolo c’è la trama con il colpo di scena, il cast vocale e i legami con gli altri adattamenti.

Street Fighter: The Legend of Chun-Li (2009): l’origine che nessuno voleva

Il secondo film live-action, diretto da Andrzej Bartkowiak, racconta le origini di Chun-Li (Kristin Kreuk) prima degli eventi del primo gioco: una concertista di pianoforte, un padre rapito, una pergamena che la manda a Bangkok da Gen (Robin Shou), l’ex compagno di Bison. Neal McDonough è Bison, Chris Klein è Charlie Nash, Michael Clarke Duncan è Balrog.

Non fu mostrato in anteprima ai critici: 3% di recensioni positive su 59 su Rotten Tomatoes, 17 su 100 su Metacritic, e un incasso mondiale di 12,8 milioni di dollari a fronte di un budget indicato in 50. In Italia non è uscito al cinema ma direttamente in home video, il 13 gennaio 2011, come Street Fighter - La leggenda. Nell’articolo trovi la trama completa e il modo in cui il film ha reinventato Bison e Rose.

Assassin’s Fist (2014): la web serie che ha convinto i fan

La terza versione dal vivo è la più economica e la meglio accolta. Sviluppata da Joey Ansah e Christian Howard, nasce dal cortometraggio Legacy (2010), ottiene i diritti da Capcom nel 2012, viene girata in Bulgaria tra luglio e agosto 2013 e pubblicata il 23 maggio 2014 sul canale YouTube di Machinima: dodici episodi da 12 minuti più un prologo, poi rimontati in una serie TV di sei episodi e in una versione film.

La storia ruota attorno a Ryu (Mike Moh) e Ken (Christian Howard), che alla fine del loro addestramento cercano il dojo di Goutetsu, il maestro di Gouken, e scoprono il passato di Gouken e del fratello Gouki, futuro Akuma, e le radici oscure dell’Ansatsuken. IGN le ha dato 8,7 su 10, il pubblico su Rotten Tomatoes il 94%. Machinima ha chiuso nel 2019, e con lei i video originali sono stati resi privati. La guida completa è nell’articolo.

Resurrection (2016): Nash e il prologo di Street Fighter V

Ambientata dieci anni dopo Assassin’s Fist, Resurrection è una miniserie di quattro episodi da 8-9 minuti pubblicata su go90 dal 15 marzo al 5 aprile 2016, pensata per accompagnare l’uscita di Street Fighter V. Al centro c’è Charlie Nash, interpretato da Alain Moussi, tornato dalla morte, e Laura Matsuda, una nuova lottatrice. Ryu e Ken aiutano l’Interpol a Londra, dove Decapre scappa con una «Dark Hado Bomb».

Come per Assassin’s Fist, i canali originali non esistono più: go90 ha chiuso il 31 luglio 2018 e Machinima nel 2019. L’articolo dedicato racconta cosa succede a Nash nel gioco, perché Capcom lo ha ricostruito e come il cinema lo ha reinventato in sei adattamenti.

Gli adattamenti minori e quelli fuori elenco

Oltre ai sette titoli principali, esistono lavori meno noti che completano la mappa.

Street Fighter II V è la serie anime prodotta da Group TAC e diretta da Sugii (lo stesso regista del film del 1994), trasmessa in Giappone nel 1995 e ispirata a Super Street Fighter II Turbo. È un adattamento libero: Ryu e Ken sono due ragazzi di 17 anni che partono per un viaggio dopo essere stati sconfitti da Guile, un sergente di 22 anni; Chun-Li è una guida turistica di 15 anni a Hong Kong; e il cast è ringiovanito rispetto ai giochi. Di 17 personaggi di Super Street Fighter II Turbo, solo Blanka, Dee Jay, E. Honda e T. Hawk non compaiono.

Street Fighter Alpha: Generations (2005) è un secondo OVA basato su Alpha 2, prodotto da A.P.P.P. specificamente per il mercato inglese: in Giappone è uscito solo come extra nel DVD e nel Blu-ray giapponesi del film del 2009. Racconta Gouki che uccide il maestro Goutetsu con il Raging Demon e, nel presente, Ryu che affronta l’apparizione di Gouki mentre Ken apprende da un vecchio testimone che cos’è il Satsui no Hadō. Su Rotten Tomatoes ha il 52%. È interessante perché tocca le stesse figure — Goutetsu, Gouki, Sayaka — di Assassin’s Fist.

Street Fighter: Legacy (2010) è il cortometraggio da cui è nata tutta la serie di Ansah e Howard, con John Foo come Ryu e lo stesso Howard come Ken; Mike Moh ha sostituito Foo in Assassin’s Fist. Una seconda stagione, World Warrior, annunciata per il 2017, non è mai stata realizzata.

Ryu, Ken, Chun-Li, Guile e Bison: come cambiano da un adattamento all’altro

Il modo più veloce per capire la storia degli adattamenti è seguire i personaggi. Nessuno è stato uguale due volte.

Ryu è un truffatore nel film del 1994 (Byron Mann), un vagabondo in cerca di sfide nell’anime (Kojiro Shimizu), un compagno di viaggio più maturo di Ken nella serie americana (Tong Lung), un uomo in lotta con il Dark Hadou nell’OVA del 2000 (Kane Kosugi), un ragazzo di 17 anni in Street Fighter II V (Kouji Tsujitani), un allievo in cerca dei segreti dell’Hadō in Assassin’s Fist e Resurrection (Mike Moh), e Andrew Koji nel reboot.

Ken Masters è un truffatore (Damian Chapa), un giovane con una fidanzata, Eliza, e un rapporto da salvare con Ryu (Kenji Haga), un truffatore itinerante nella serie (Scott McNeil), un amico che accetta di uccidere Ryu se sarà necessario (Kazuya Ichijō), il figlio di un miliardario a San Francisco (ancora Kenji Haga) e un giovane in conflitto con il padre (Christian Howard). Nel 2026 è Noah Centineo.

Chun-Li è la più riscritta: giornalista televisiva nel film del 1994 (Ming-Na Wen) e nella serie americana (Donna Yamamoto), agente dell’Interpol nell’anime e nell’OVA (Miki Fujitani, Yumi Toma), guida turistica di 15 anni in Street Fighter II V (Chisa Yokoyama), pianista nel film del 2009 (Kristin Kreuk), e Callina Liang nel 2026, dove è lei a reclutare Ryu e Ken.

Guile è il colonnello di un esercito multinazionale nel film del 1994 (Van Damme), un capitano nell’anime (Masane Tsukayama), il capo di una squadra di pacificatori nella serie americana (Michael Donovan), un sergente di 22 anni in Street Fighter II V (Tesshō Genda); Van Damme rifiutò di tornare nel 2009. Nel 2026 è Cody Rhodes.

M. Bison è un dittatore e signore della droga nel film del 1994 (Raul Julia), il capo di Shadowlaw che vuole reclutare Ryu nell’anime (Takeshi Kusaka), un megalomane nella serie americana (Richard Newman), un boss immobiliare che vuole operare alla luce del sole nel film del 2009 (Neal McDonough), un nome nel cast di Resurrection (Silvio Simac), e David Dastmalchian nel reboot.

Cammy è la tenente e assistente di Guile nel film del 1994 (Kylie Minogue), un’agente dell’MI6 ipnotizzata che assassina un ministro nell’anime, un membro di Delta Red poi passato a Guile e infine plagiato da Bison nella serie americana (Lisa Ann Beley), una «seducente assassina britannica» ignara di chi sia il suo datore di lavoro in Street Fighter II V. Nel 2026 è Mel Jarnson.

Charlie Nash è forse il caso più curioso: fuso con Blanka nel film del 1994 e nella serie, un amico assassinato nell’anime, un agente che muore salvando Ken in Street Fighter II V, un agente dell’Interpol nel film del 2009 (Chris Klein), un antieroe resuscitato in Resurrection (Alain Moussi). Sei adattamenti, sei Nash.

Numeri a confronto: budget, incassi e voti

TitoloBudgetIncasso mondialeGiudizi
Street Fighter II: The Animated Movie (1994)6 milioni di $circa 29 milioni di $Rotten Tomatoes 80% (5 recensioni)
Street Fighter - Sfida Finale (1994)35 milioni di $99,4 milioni di $Rotten Tomatoes 11% (44), Metacritic 34
Street Fighter: The Legend of Chun-Li (2009)50 milioni di $12,8 milioni di $Rotten Tomatoes 3% (59), Metacritic 17
Assassin’s Fist (2014)non indicatoserie webIGN 8,7/10, pubblico Rotten Tomatoes 94%
Street Fighter Alpha: The Animation (2000)non indicatoOVAAnime News Network A−
Street Fighter Alpha: Generations (2005)non indicatoOVARotten Tomatoes 52%

I numeri mostrano una cosa che il franchise ha imparato più volte: il budget non fa il giudizio. Il film del 1994 ha il maggior incasso assoluto (99,4 milioni) ma un’accoglienza critica pessima; quello del 2009, il più costoso (50 milioni), è quello che ha incassato meno (12,8) e ha i voti peggiori; e le due produzioni con i giudizi migliori, l’anime del 1994 e Assassin’s Fist, sono anche tra quelle con meno mezzi. La serie animata americana non ha un dato numerico: le fonti la descrivono come «prevalentemente negativa».

Il reboot del 2026: cosa sappiamo

Il nuovo Street Fighter è la terza pellicola live-action del franchise. Legendary Entertainment ha acquisito i diritti di film e serie televisive ad aprile 2023, con Capcom coproduttrice; i fratelli Danny e Michael Philippou erano in trattative come registi ma hanno lasciato a giugno 2024 per dirigere Bring Her Back, e a febbraio 2025 è stato scelto Kitao Sakurai. Il cast è stato annunciato tra giugno e settembre 2025; le riprese sono cominciate il 18 agosto 2025 in Australia con il titolo di lavorazione Punch e si sono concluse il 12 novembre.

Il film era previsto per il 20 marzo 2026 con Sony, ma è stato tolto dal calendario quando l’accordo tra Sony e Legendary è scaduto a novembre 2024; a settembre 2025 Paramount ne ha ottenuto la distribuzione, con uscita fissata al 16 ottobre 2026, anche in IMAX. Un teaser e un trailer sono già stati diffusi, e la durata dichiarata è di 119 minuti.

Ambientato nel 1993, racconta di come Chun-Li recluti Ryu e Ken, due combattenti ormai lontani, per il torneo World Warrior, dietro il quale si nasconde una cospirazione che li costringerà a affrontarsi e a fare i conti con il proprio passato. Il cast comprende Andrew Koji (Ryu), Noah Centineo (Ken), Callina Liang (Chun-Li), David Dastmalchian (M. Bison), Cody Rhodes (Guile), Jason Momoa (Blanka), Roman Reigns (Akuma), Curtis «50 Cent» Jackson (Balrog), Vidyut Jammwal (Dhalsim), Andrew Schulz (Dan Hibiki), Orville Peck (Vega), Olivier Richters (Zangief), Hirooki Goto (E. Honda) e Mel Jarnson (Cammy). Eric André è un personaggio originale, Don Sauvage. Il film è classificato come commedia d’azione; non essendo ancora uscito, di più sulla trama non si può dire: niente finali ipotetici.

È una scelta di impostazione diversa da ogni precedente: né un film di guerra, né un thriller, né un’origine, ma un torneo. Dopo trentadue anni, un film live-action prova a mettere al centro il torneo del gioco, cosa che i due precedenti non hanno fatto.

I giochi dietro gli adattamenti: cosa raccontano davvero

Per capire gli adattamenti conviene tenere accanto la cronologia dei videogiochi, perché ogni film o serie nasce in un momento preciso della saga.

Dopo Street Fighter (1987) e Street Fighter II (1991), il capitolo che più ha dialogato con il cinema è Street Fighter Alpha (1995): è ambientato tra i primi due giochi, approfondisce i retroscena e le rivalità dei personaggi di Street Fighter II, e ha ambientazioni e design fortemente influenzati da Street Fighter II: The Animated Movie. Con Street Fighter III (1997), il gioco scarta quasi tutto il vecchio cast, tenendo solo Ryu e Ken, e sostituisce Bison con Gill come antagonista principale: è il momento in cui il franchise smette di somigliare ai suoi adattamenti. Street Fighter IV (2008, versione casalinga 2009) riporta i dodici guerrieri originali e Akuma, con quattro nuovi personaggi, in una storia ambientata tra il secondo e il terzo capitolo, e da quel gioco nascono il film del 2009 e l’animazione The Ties That Bind. Street Fighter V (2016) arriva con 16 personaggi, con la miniserie Resurrection come prologo, e Street Fighter 6 esce il 2 giugno 2023.

Nel mezzo ci sono giochi che sono a loro volta adattamenti: i due videogiochi ispirati al film del 1994, uno da sala giochi e uno per PlayStation e Sega Saturn, entrambi del 1995, con sprite digitalizzati come quelli di Mortal Kombat. E ci sono personaggi che esistono solo in una versione: il cyborg di monitoraggio dell’anime del 1994 e del suo gioco, il capitano Sawada e altri personaggi del gioco arcade tratto dal film con Van Damme. Sono personaggi considerati canonici soltanto per il loro medium: un promemoria di come ogni adattamento abbia aggiunto qualcosa al mondo di Street Fighter.

C’è persino un cugino strano, precedente a tutti: Street Fighter 2010: The Final Fight, gioco del 1990 per NES e sequel libero non canonico, in cui un Ken ormai ritirato diventa uno scienziato che vuole vendicare la morte di un amico in un’avventura interplanetaria futuristica. Se ci fosse bisogno di una prova che il materiale di Street Fighter è stato sempre trattato con una certa libertà, sarebbe questa.

Street Fighter nella cultura pop: dall’UFC al rap

Prima ancora del cinema, Street Fighter aveva già invaso l’immaginario. Nel 1993, quando uscì il primo UFC, Super Street Fighter II e Mortal Kombat II erano tra i giochi più venduti; il torneo di arti marziali miste fu presentato inizialmente dai suoi organizzatori come un vero torneo di videogioco di combattimento.

La musica ha fatto altrettanto. Street Fighter II è stato campionato e citato nell’hip hop a partire da «Swing’n» di Hi-C (1993) e dalla «Track 10» di DJ Qbert (1994); e la colonna sonora del film del 1994 è considerata la prima grande colonna sonora cinematografica quasi interamente hip hop. Nel Regno Unito è entrato nel grime: già nel 2002 Dizzee Rascal campionava Street Fighter II, e i suoni delle mosse, come «Hadouken» e «Shoryuken», e la voce dell’annunciatore che dice «Perfect» sono entrati nei freestyle di Charlie Sloth su BBC Radio 1Xtra. Il motivo, sostengono i commentatori, è la struttura: uno contro uno, competizione, spavalderia e individualismo, la stessa dei duelli tra rapper.

Anche lo sport elettronico ha i suoi momenti da leggenda. All’Evolution Championship Series 2004, nella semifinale di Street Fighter III: 3rd Strike, Daigo Umehara, con un solo pixel di vitalità, parò quindici colpi consecutivi della «Super Art» di Justin Wong e vinse l’incontro: l’«Evo Moment #37» è spesso descritto come il momento più iconico nella storia dei videogiochi competitivi, ed è stato paragonato al «called shot» di Babe Ruth e al «Miracle on Ice». Umehara detiene nel Guinness World Records il primato di giocatore più vincente nei tornei maggiori di Street Fighter.

Un pubblico che conosce il gioco a memoria è anche un pubblico esigente con gli adattamenti: forse aiuta a capire perché Assassin’s Fist, fatta da fan per i fan, sia stata accolta così bene.

Street Fighter e Mortal Kombat: due rivali al cinema

Nessun confronto è più naturale di quello con l’altro grande picchiaduro. Nel 1993, quando venne lanciato il primo UFC, Super Street Fighter II e Mortal Kombat II erano tra i videogiochi più venduti, e gli organizzatori presentarono all’inizio quel torneo come un vero torneo di videogioco di combattimento. Il cinema è arrivato subito dopo: Street Fighter a dicembre 1994, Mortal Kombat nel 1995, e la storia del rapporto tra i due film è raccontata nel pillar Mortal Kombat nel cinema.

Le due strade sono note: dove Mortal Kombat ha scelto di prendere sul serio l’estetica del gioco, Sfida Finale ha scelto il film d’azione militare. Ma i due franchise si incrociano anche in modi meno noti. Robin Shou, il Liu Kang di Mortal Kombat, è Gen in The Legend of Chun-Li. Un episodio della serie animata americana, The Warrior King, è la prima parte di un crossover con Mortal Kombat: Defenders of the Realm e con altri cartoni dello stesso blocco di USA Network. E Mortal Kombat: Anime e film animati racconta il percorso parallelo dell’altro franchise nell’animazione.

Per una panoramica più larga sul rapporto tra videogiochi e cinema, Videogiochi nel cinema racconta l’intera storia, dal 1993 di Super Mario Bros., che de Souza citava come esempio da non seguire, alle produzioni più recenti.

Cosa insegna il cinema di Street Fighter

Trentadue anni di adattamenti insegnano alcune cose, e conviene dirle senza giri di parole.

La prima: senza una trama di partenza, ogni adattamento è una riscrittura, e la riscrittura mostra il gusto del momento. Nel 1994 il gioco è diventato un film di guerra, negli anni Novanta un cartone del pomeriggio, nel 2000 un dramma psicologico, nel 2009 un’origine femminile, nel 2014 una genealogia di tecniche, nel 2016 una promozione di un videogioco, nel 2026 un torneo. Ogni scelta racconta più di chi l’ha fatta che del gioco.

La seconda: quello che ha funzionato è il rispetto. Le due opere con i giudizi migliori, l’anime del 1994 e Assassin’s Fist, sono quelle che hanno preso sul serio il materiale: personaggi riconoscibili, mosse riconoscibili, e una storia costruita attorno al rapporto tra Ryu e Ken, non attorno a un genere di importazione. E la seconda ha aggiunto una cosa: l’hanno fatta persone che amavano i giochi, con un cortometraggio, una campagna di finanziamento e un budget inferiore a quello dei film.

La terza: il personaggio più difficile è Chun-Li. È stata giornalista, agente dell’Interpol, guida turistica, pianista; nessuna versione l’ha fissata. Nel reboot è lei a reclutare Ryu e Ken.

La quarta: i personaggi minori sono la parte più ricca del franchise. Charlie Nash, morto in molti modi diversi nei giochi e riscritto sei volte nei film e nelle serie, è il caso più curioso: un personaggio nato come motivo per la vendetta di un altro che ha finito per diventare il protagonista. Racconta bene come funziona un franchise di questo tipo: ogni adattamento prende un nome, lo usa per un’idea diversa, e lascia al gioco il compito di rimettere ordine.

L’ultima, forse la più importante: nessun adattamento di Street Fighter è stato un successo pieno. Il film del 1994 ha incassato ma è stato stroncato; l’anime ha convinto ma ha incassato poco; il film del 2009 è fallito su tutti i fronti; le web serie hanno avuto elogi ma sono sparite con le piattaforme che le ospitavano. Il reboot del 2026 dovrà dimostrare che è possibile fare entrambe le cose insieme.

Dove vedere gli adattamenti di Street Fighter in Italia

La disponibilità cambia nel tempo, e conviene controllare JustWatch. Secondo le nostre verifiche di settembre 2026:

  • Street Fighter II: The Animated Movie è in abbonamento su Crunchyroll e su RetroCrush (tramite Amazon Channel).
  • Street Fighter: The Animated Series è in abbonamento su Crunchyroll, anche tramite Amazon Channel.
  • Street Fighter - Sfida Finale si può noleggiare o acquistare su Apple TV, Rakuten TV e Amazon Video.
  • Street Fighter: The Legend of Chun-Li (in Italia Street Fighter - La leggenda) si può noleggiare su Amazon Video e Apple TV.
  • Street Fighter Alpha: The Animation è segnalato su Starz, un servizio americano: non risulta un’offerta italiana sicura, ma esiste l’edizione DVD di Manga Entertainment (Street Fighter Alpha: The Movie).
  • Assassin’s Fist e Resurrection non risultano su piattaforme italiane verificate: i canali originali, Machinima e go90, sono chiusi, e per Assassin’s Fist restano le edizioni home video di Funimation, Manga Entertainment e Madman.
  • Il reboot del 2026 uscirà nelle sale statunitensi il 16 ottobre 2026.

Domande frequenti

In che ordine vedere i film e le serie di Street Fighter?

Non esiste una continuità tra gli adattamenti: sono opere indipendenti. Per data di uscita: Street Fighter II: The Animated Movie (agosto 1994) e Street Fighter - Sfida Finale (dicembre 1994) → la serie animata americana (1995-1997) → Street Fighter Alpha: The Animation (2000) → Street Fighter: The Legend of Chun-Li (2009) → Assassin’s Fist (2014) → Resurrection (2016) → il reboot Street Fighter (16 ottobre 2026).

Qual è il miglior adattamento di Street Fighter?

Dipende da cosa si cerca. Tra i live-action, Assassin’s Fist (2014) ha avuto i giudizi migliori: IGN le ha dato 8,7 su 10 e il pubblico su Rotten Tomatoes il 94%. Tra i film, Street Fighter II: The Animated Movie (1994) ha incassato oltre 16 milioni di dollari in Giappone e ha avuto recensioni molto migliori (80% su cinque) di quelle del film con Van Damme, che è invece un cult più per i suoi difetti che per le sue qualità.

Quanti film e serie di Street Fighter esistono?

I principali sono sette, ciascuno con un articolo dedicato: due film live-action (1994 e 2009), un film d’animazione giapponese (1994), una serie animata americana (1995-1997), un OVA giapponese (2000) e due produzioni web britanniche (2014 e 2016). A questi si aggiungono adattamenti minori, come la serie anime Street Fighter II V e il film Street Fighter Alpha: Generations, e il reboot del 2026.

Vale la pena guardare Street Fighter - Sfida Finale con Van Damme?

Sì, ma per i motivi giusti: è stato un successo commerciale (99,4 milioni di dollari su un budget di 35) e un disastro critico (11% di recensioni positive su 44), ma è diventato un cult grazie all’interpretazione di Raul Julia nel suo ultimo film e a una produzione fuori misura.

Chi interpreta Ryu, Ken e Chun-Li nei vari adattamenti?

Nel film del 1994 sono Byron Mann, Damian Chapa e Ming-Na Wen; nell’anime del 1994 le voci giapponesi sono Kojiro Shimizu, Kenji Haga e Miki Fujitani; nel film del 2009 Chun-Li è Kristin Kreuk; in Assassin’s Fist e Resurrection Ryu è Mike Moh e Ken Christian Howard; nel reboot del 2026 sono Andrew Koji, Noah Centineo e Callina Liang.

Quando esce il nuovo film di Street Fighter e chi lo dirige?

Il nuovo film è previsto negli Stati Uniti per il 16 ottobre 2026, distribuito da Paramount anche in IMAX. È diretto da Kitao Sakurai, prodotto da Legendary con Capcom, ed è ambientato nel 1993: Chun-Li recluta Ryu e Ken per il torneo World Warrior. Nel cast anche Jason Momoa, David Dastmalchian, Cody Rhodes, Roman Reigns e 50 Cent.

Perché gli adattamenti di Street Fighter sono così diversi tra loro?

Perché il gioco d’origine non ha una trama: ha personaggi, mosse e un torneo. Ogni adattamento ha dovuto inventarsi una storia, e ne è uscito ogni volta un Ryu, un Ken e una Chun-Li diversi: truffatori nel film del 1994, giornalista in due versioni, agente dell’Interpol in altre, pianista nel 2009.

Perché Street Fighter: The Legend of Chun-Li è stato un flop?

Non fu mostrato in anteprima ai critici ed ebbe il 3% di recensioni positive su Rotten Tomatoes. Al botteghino incassò circa 12,8 milioni di dollari nel mondo a fronte di un budget indicato in 50 milioni. In Italia non uscì al cinema ma direttamente in home video, il 13 gennaio 2011.

Assassin’s Fist e Resurrection sono collegate?

Sì: Resurrection è ambientata dieci anni dopo Assassin’s Fist, con gli stessi Mike Moh e Christian Howard nei ruoli di Ryu e Ken e ancora Joey Ansah alla regia. La prima racconta il passato dei maestri Gouken e Gouki; la seconda, un prologo di Street Fighter V, ha al centro il ritorno di Charlie Nash.

Dove vedere gli adattamenti di Street Fighter in streaming in Italia?

Secondo JustWatch (settembre 2026): Street Fighter II: The Animated Movie è in abbonamento su Crunchyroll e RetroCrush, la serie animata su Crunchyroll, mentre il film del 1994 e quello del 2009 si noleggiano su Apple TV e Amazon Video. Per Assassin’s Fist e Resurrection non risulta una piattaforma italiana verificata.

Street Fighter è stato preso in giro o citato in altri film?

Sì: compare in Ralph Spaccatutto (2012) e in Ready Player One (2018), e in Goosebumps 2: Haunted Halloween (2018) un burattino usa la magia per dare vita ai pupazzi di Ryu e Ken.

Ci sono adattamenti di Street Fighter che non si trovano nelle liste principali?

Sì: Street Outlaw (1992), un film d’animazione sudcoreano non ufficiale; Street Fighter II V (1995), serie anime di Group TAC; Street Fighter Alpha: Generations (2005), un OVA pensato per il mercato inglese; il cortometraggio educativo Street Fighter: Return to the Fujiwara Capital; e gli animati collegati a Street Fighter IV, come The Ties That Bind (2009).


Trentadue anni, dodici risposte diverse, una sola domanda ancora aperta: come si racconta un gioco che non ha una storia?

Forse la risposta migliore è quella che il gioco stesso ha sempre dato: si combatte, e si vede chi è rimasto in piedi.

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