Street Fighter: The Legend of Chun-Li – Street Fighter - La leggenda (2009): trama, cast e perché è stato un flop
The Legend of Chun-Li inizia come una storia di origini: una concertista, una pergamena misteriosa, un padre scomparso. Finisce come uno dei film più stroncati degli anni Duemila.
Uscito negli Stati Uniti il 27 febbraio 2009 e in Italia solo in home video, con il titolo Street Fighter - La leggenda, il film diretto da Andrzej Bartkowiak è uno spin-off non canonico ispirato ai videogiochi Capcom e pensato come collegamento cinematografico a Street Fighter IV (2008). Racconta cosa è successo a Chun-Li prima degli eventi del primo Street Fighter, con Kristin Kreuk nel ruolo che nel film del 1994 era di Ming-Na Wen.
Di cosa parla Street Fighter: The Legend of Chun-Li
Seguono anticipazioni sull’intera storia, finale compreso.
Chun-Li si trasferisce con la famiglia da San Francisco a Hong Kong e comincia un allenamento intensivo di wushu sotto la guida del padre, l’uomo d’affari Xiang. Shadaloo, l’organizzazione criminale, prende di mira Xiang e lo rapisce sotto gli occhi della figlia. Da adulta Chun-Li ha voltato le spalle alle tradizioni di famiglia ed è diventata una celebre concertista di pianoforte. Poco dopo la morte della madre per un tumore, riceve una misteriosa pergamena scritta in cinese antico.
Nel frattempo, nel quartier generale di Shadaloo a Bangkok, il sadico M. Bison usurpa il controllo dell’organizzazione ai suoi colleghi boss con l’aiuto dell’assassino mascherato Vega. Il giorno dopo la detective della polizia reale thailandese Maya Sunee incontra l’agente dell’Interpol Charlie Nash: entrambi sono chiamati a indagare sul massacro di diverse famiglie della malavita di Bangkok, e Nash stabilisce che a compierlo è stata Shadaloo.
A Hong Kong un’anziana signora traduce la pergamena di Chun-Li e le dice di andare a Bangkok e cercare un uomo chiamato Gen. Dopo giorni di ricerche non lo trova. Una notte uno scontro con dei gangster locali la lascia priva di sensi, e Gen compare e la porta a casa sua. Le dice di essere stato un compagno di Bison e di sapere come trovare suo padre, ma in cambio lei deve completare l’addestramento con lui. Chun-Li scopre anche il piano di Bison di far operare Shadaloo alla luce del sole: tiene in ostaggio le famiglie dei proprietari di immobili per costringerli a cedergli i terreni. Spiando il suo scagnozzo Balrog, sente che a un proprietario viene chiesto di cedere i diritti su un porto commerciale, così da permettere lo sbarco del carico chiamato «White Rose».
Quella sera Chun-Li affronta Cantana, una segretaria di Bison, in un night club e ottiene l’informazione sul luogo della White Rose, per poi fuggire agli scagnozzi di Shadaloo e a Nash e Maya. Per questo incidente Cantana viene poi uccisa da Bison. Durante un pranzo Gen rivela altro sul passato di Bison: era nato a Bangkok da missionari irlandesi ma fu abbandonato da neonato, crebbe orfano e visse da ladro; uccise la moglie incinta e trasferì la propria coscienza nella figlia nata prematura. Le truppe di Shadaloo attaccano Gen e Balrog fa saltare in aria la sua casa. Più tardi Chun-Li è aggredita da Vega, che sconfigge e lascia appeso al lato di un edificio.
Chun-Li interroga un impiegato del porto, che le dice l’ora di arrivo della White Rose. Torna allo scalo portuale la sera stessa, ma viene catturata da Bison e dai suoi soldati. Legata e sequestrata, ritrova Xiang, che Bison uccide subito. Dopo che Bison e Balrog lasciano la casa, Chun-Li mette fuori combattimento le guardie e fugge, ma viene colpita a un braccio mentre cerca di proteggere un bambino. Gli abitanti, infuriati, attaccano gli uomini di Bison. Chun-Li ritrova Gen, che le cura le ferite e prosegue il suo addestramento.
Nash, tolto dall’indagine, viene contattato da Chun-Li, che gli chiede di aiutarla ad abbattere Bison. Con l’aiuto di Maya e della sua squadra SWAT, arrivano allo scalo portuale e si scontrano con le forze di Shadaloo. Gen sale su una nave e affronta Balrog, che alla fine uccide. Bison, intanto, fugge portando via una ragazza che parla russo, presa da quella stessa nave: è sua figlia, Rose. Chun-Li e i poliziotti arrivano al quartier generale di Bison. I poliziotti portano Rose in salvo, mentre Chun-Li e Gen affrontano Bison. Durante lo scontro Chun-Li carica un Kikoken e glielo scaglia contro, lo fa cadere e poi gli spezza il collo con le gambe.
Chun-Li torna a Hong Kong e ricomincia la vita di prima. Poi Gen le fa visita, le mostra l’annuncio di un torneo di Street Fighter e le dice che un combattente di nome Ryu potrebbe unirsi alla loro causa. Lei rifiuta l’offerta, dicendo che per ora è a casa.
Chun-Li: da pianista a guerriera
Il film racconta una storia in cui Chun-Li non è ancora Chun-Li. Prima di diventare la lottatrice dei videogiochi è una concertista di pianoforte, che ha rimosso dalla propria vita la disciplina imparata dal padre. Ha visto suo padre rapito e, da adulta, ha allontanato quel ricordo insieme alla disciplina che lui le aveva insegnato.
Il film cambia molto rispetto alle altre versioni del personaggio. Nel gioco è un’agente dell’Interpol che indaga sulla morte del padre; nel film live-action del 1994 Street Fighter - Sfida Finale era una giornalista televisiva; nell’anime Street Fighter II: The Animated Movie è un’agente dell’Interpol; nella serie animata americana è di nuovo una giornalista. Qui è una pianista. Il ruolo dell’agente Interpol passa a Charlie Nash, che nel film è un personaggio diverso da quello del 1994, dove il nome Charlie apparteneva al sergente diventato Blanka.
È un’idea con una logica: se il film vuole raccontare un’origine, deve partire da una persona normale. Il rovescio è che la forza di Chun-Li, nei giochi già evidente, deve qui essere spiegata: la pergamena, Gen, l’allenamento a Bangkok. Il film dedica molto spazio a questo percorso, e la promessa del titolo, la «leggenda», è che alla fine Chun-Li diventerà quella dei giochi.
Gen e Bison: il passato che collega i due personaggi
Gen non è un semplice maestro. Nel film, l’uomo che addestra Chun-Li è stato compagno di Bison: la prima informazione che le dà è che sa come trovare suo padre, la seconda che il prezzo è completare l’addestramento. Il legame tra i due è il cuore della storia: è Gen a raccontare a Chun-Li chi sia davvero Bison.
La storia che le racconta è la parte più insolita del copione. Bison è nato a Bangkok da missionari irlandesi, ma è stato abbandonato da neonato ed è cresciuto orfano, vivendo da ladro. Ha ucciso la moglie incinta e ha trasferito la propria coscienza nella figlia nata prematura. Più avanti Bison porta via da una nave una ragazza che parla russo, e si scopre che è sua figlia, Rose. È una storia d’origine da fiaba nera che il film aggiunge al personaggio.
Nella scena finale Gen ricompare a Hong Kong e le propone di unirsi alla lotta. La menzione di Ryu e del torneo è un ammiccamento al franchise: un seguito che non ci sarà mai, ma che il film si era preparato.
Il cast: Kristin Kreuk, Neal McDonough e gli altri
Kristin Kreuk interpreta Chun-Li. È l’attrice nota soprattutto per il ruolo di Lana Lang nella serie Smallville, che ha lasciato all’inizio del 2008, poco prima delle riprese; per la parte è stata scritturata nel 2007. Da giovane Chun-Li è Katherine Pemberton.
Neal McDonough è M. Bison: lo stesso attore che dal 2012 avrebbe interpretato il villain Robert Quarles nella terza stagione di Justified. Da giovane Bison è Brendan Miller. Chris Klein è l’agente dell’Interpol Charlie Nash, Michael Clarke Duncan è Balrog, Taboo, cantante dei Black Eyed Peas, è Vega. Moon Bloodgood è la detective Maya «Crimson Viper» Sunee.
Il ruolo di Gen è di Robin Shou, che il pubblico conosce come Liu Kang nei film di Mortal Kombat. Non era la prima scelta: nel 2008 Rick Yune era stato scritturato per la parte, ma lasciò il film prima delle riprese, per motivi non noti, e fu sostituito da Shou. È una coincidenza curiosa: l’attore che era stato il protagonista dell’altro adattamento da picchiaduro degli anni Novanta si ritrova, più di tredici anni dopo, in quello del rivale.
Nel cast compaiono anche Edmund Chen nel ruolo di Huang Xiang, il padre di Chun-Li, Josie Ho come Cantana, la segretaria di Bison, Elizaveta Kiryukhina come Rose, Cheng Pei-pei come Zhilan e Krystal Vee come Lucy. C’è poi un assente illustre: in un’intervista a MTV, Jean-Claude Van Damme, il Guile del film del 1994, dichiarò di aver ricevuto l’offerta di riprendere il ruolo e di averla rifiutata.
Come è stato fatto: dal 2006 al 27 febbraio 2009
Nel 2006 Hyde Park Entertainment e Capcom annunciarono la loro intenzione di produrre un adattamento della serie di giochi come joint venture distribuita da 20th Century Fox, con una storia incentrata sulle origini di Street Fighter, a partire da uno dei personaggi, Chun-Li, e con Justin Marks alla sceneggiatura. Nel 2007 Hyde Park scelse Andrzej Bartkowiak come regista e fu annunciata la scelta di Kristin Kreuk. Nel 2008 furono scritturati Michael Clarke Duncan, Chris Klein, Taboo, Rick Yune e Neal McDonough, insieme a Moon Bloodgood, Edmund Chen, Josie Ho e Cheng Pei-pei.
Le riprese si sono svolte tra marzo e aprile 2008 a Hong Kong, Bangkok, Vancouver, Reno (Nevada) e Herlong (California). I coreografi dei combattimenti sono Dion Lam e Jonathan Eusebio; la fotografia è di Geoff Boyle, la musica di Stephen Endelman. Il produttore esecutivo è Keiji Inafune, meglio noto per la serie Mega Man; produttori sono Patrick Aiello e Ashok Amritraj. Il film dura 96 minuti.
L’uscita era prevista per l’autunno 2008, ma per ritardi di produzione e lo sciopero degli sceneggiatori di quel periodo il film arrivò nelle sale americane solo il 27 febbraio 2009. In Australia non ebbe un’uscita in sala, ma direttamente in DVD, il 14 gennaio 2010. In Italia, come detto, non è arrivato al cinema: è stato distribuito in home video dal 13 gennaio 2011.
C’è un dettaglio che spiega molto: il film non è stato mostrato in anteprima ai critici. È una scelta che spesso una casa di distribuzione fa quando teme le recensioni, e le recensioni che sono arrivate le hanno dato ragione.
Le scene d’azione: cosa dicono i critici
Il giudizio sulle scene di combattimento è il più diviso di tutto il film, ed è anche il più istruttivo.
Jeannette Catsoulis del New York Times scrisse che il film si gode le vivide location di Bangkok, che la fotografia di Geoff Boyle è nitida e luminosa e che la coreografia di Dion Lam è insolitamente spiritosa. Rob Nelson di Variety lo definì né il migliore né il peggiore dei film tratti da videogiochi, e osservò che offre agli appassionati d’azione più di un motivo di interesse oltre alla protagonista.
Sul fronte opposto, Frank Scheck di The Hollywood Reporter scrisse che, a parte qualche scontro messo in scena ragionevolmente bene, il film è noioso e visivamente poco ispirato, con una sceneggiatura solenne priva di ogni traccia di spirito. Jeremy Wheeler di TV Guide riconobbe che le scene di combattimento evitano l’estetica della macchina da presa tremolante dei blockbuster contemporanei, ma non le trovò né ispirate né ben bilanciate tra arti marziali ed effetti digitali. Jim Vejvoda di IGN gli diede una stella e mezza su cinque, scrivendo che nei Griffin si vedono zuffe messe in scena meglio e più divertenti. Ryan Davis di Giant Bomb lo definì una reinterpretazione del materiale originale fatta da persone che non sanno vedere.
Il quadro che ne esce è coerente: c’è chi riconosce nelle coreografie e nella scelta di non affidarsi alla macchina da presa tremolante un merito reale, e chi le trova comunque pallide per un film chiamato Street Fighter. Molte stroncature si concentrano proprio su sceneggiatura e scene di combattimento: una storia solenne, senza ironia, in un franchise che dell’esagerazione ha fatto la sua identità.
Accoglienza critica e incasso
Le recensioni sono state durissime. Su Rotten Tomatoes solo il 3% delle 59 recensioni è positivo, con un voto medio di 2,3 su 10, e il film si è piazzato al 44º posto nell’elenco dei cento film peggio recensiti degli anni Duemila. Su Metacritic ha 17 punti su 100, sulla base di 11 recensioni, segno di un’«antipatia travolgente». Leonard Maltin lo definì un film d’azione inutile e inetto, che fa sembrare Via col vento quello del 1994, con combattimenti coreografati male e come momento migliore il grido di Chris Klein che avverte di una bomba.
Al botteghino il film ha aperto al nono posto nel primo fine settimana, con oltre 1,5 milioni di dollari, in concorrenza con Jonas Brothers: The 3D Concert Experience e Madea Goes to Jail. In totale ha incassato circa 12,8 milioni di dollari nel mondo, a fronte di un budget di 50 milioni indicato dalle fonti in lingua inglese; le cifre variano da fonte a fonte, e una scheda italiana parla ad esempio di un costo di 18 milioni. In ogni caso il risultato è stato quello di un flop.
Le cose sono andate un po’ meglio in home video: l’edizione in DVD e Blu-ray uscita il 30 giugno 2009, in versione non censurata e PG-13, ha esordito al nono posto della classifica americana di vendita di DVD, con 92.830 copie nel primo fine settimana, e in totale ha venduto negli Stati Uniti circa 258.000 DVD, per un incasso di 4,7 milioni di dollari, senza contare noleggi e Blu-ray. L’edizione «First Run» comprendeva un DVD bonus tratto dalla serie a fumetti Street Fighter di Udon.
Bison a Bangkok: un boss immobiliare, non un dittatore
Il M. Bison di questo film è diverso da quello degli altri adattamenti, e la differenza racconta la scelta di fondo della sceneggiatura di Justin Marks.
Nel film del 1994 Bison era un generale e dittatore con un piano di conquista del mondo con supersoldati; nell’anime era il capo di un’organizzazione che dà la caccia ai migliori combattenti del pianeta. Qui è un criminale che vuole trasformare Shadaloo da organizzazione clandestina a impresa che opera alla luce del sole. Il modo in cui lo fa è concreto e quasi banale: tiene in ostaggio le famiglie dei proprietari di immobili per costringerli a firmare la cessione dei terreni, e vuole i diritti su un porto commerciale per far sbarcare un carico, la «White Rose». Prima ancora, dentro l’organizzazione, prende il potere ai suoi colleghi boss con l’aiuto di Vega.
È una scelta che ha una sua coerenza con il progetto: un film sulle origini di Chun-Li ha bisogno di un cattivo alla sua altezza, radicato in una città, con una geografia precisa. Bangkok, con i suoi porti, i night club e i quartieri popolari, è più di uno sfondo; è il luogo in cui Bison esercita il suo potere e in cui, alla fine, gli abitanti si rivoltano: quando Chun-Li fugge dal nascondiglio, sono i thailandesi infuriati ad attaccare gli uomini di Bison. Il film mette in scena un boss che, prima ancora del combattimento con Chun-Li, si scontra con la rivolta di chi vive sotto il suo dominio.
Neal McDonough gli dà la figura del «sadico» che la trama descrive: il film lo presenta fin dall’inizio come un usurpatore, capace di prendere il potere in un’organizzazione con un assassino mascherato al fianco. Nel finale, quando Chun-Li carica un Kikoken e glielo scaglia contro, è il colpo a farlo cadere.
Alcune scene chiave
Il film è costruito su una serie di tappe abbastanza nette, e vale la pena ricordarne alcune.
Il night club. Chun-Li affronta Cantana, una segretaria di Bison, in un locale notturno e ottiene da lei l’informazione decisiva sul luogo della White Rose. Per farlo deve poi fuggire da tre parti: gli scagnozzi di Shadaloo, Nash e Maya. Il prezzo si vede più tardi: Cantana viene uccisa da Bison per quell’incidente. Il film mostra che ogni passo avanti di Chun-Li ha un costo per qualcun altro.
Il duello con Vega. Più tardi Chun-Li viene aggredita da Vega, l’assassino mascherato di Bison. Lo sconfigge e lo lascia appeso al lato di un edificio: una resa dei conti che non chiude nulla, ma che mostra a Chun-Li — e allo spettatore — che l’addestramento di Gen sta funzionando.
Lo scalo portuale e la casa. Quando Chun-Li torna allo scalo portuale viene catturata da Bison e sequestrata; ritrova suo padre, ma Bison lo uccide subito. È la scena che dà al film la sua ragione emotiva: l’indicazione di Gen, che sapeva come trovare suo padre, porta al ritrovamento nel modo peggiore. Chun-Li si libera, mette fuori combattimento le guardie e fugge, ma viene colpita a un braccio mentre cerca di proteggere un bambino. Un gesto che il film usa per mostrare che, nonostante il lutto, la sua priorità resta proteggere gli altri.
La battaglia finale. Con Nash, Maya e la sua squadra SWAT, Chun-Li assalta lo scalo portuale e si scontra con Shadaloo. Gen affronta Balrog su una nave e alla fine lo uccide. Bison fugge con Rose, e il duello finale avviene nel suo quartier generale: Chun-Li carica un Kikoken, lo scaglia contro Bison e lo fa cadere, poi gli spezza il collo con le gambe. La mossa con cui lo uccide è un richiamo alle gambe che nei giochi sono il marchio del personaggio.
Tre film, tre bilanci: 1994, anime e Chun-Li
Mettere fianco a fianco i numeri dei tre film principali del franchise aiuta a capire cosa è successo a The Legend of Chun-Li.
Il film del 1994, Street Fighter - Sfida Finale, a fronte di un budget di 35 milioni di dollari ne ha incassati circa 99,4 nel mondo, quasi il triplo, ed è stato stroncato dalla critica: 11% di recensioni positive su 44. L’anime Street Fighter II: The Animated Movie, con 6 milioni di budget, ha incassato circa 29 milioni nel mondo, ed è stato apprezzato, anche se il campione di recensioni su Rotten Tomatoes è di sole cinque (80% positive). The Legend of Chun-Li, con un budget indicato in 50 milioni, ne ha incassati circa 12,8 nel mondo, e ha il 3% di recensioni positive su 59.
Il quadro è chiaro: i due film del 1994 hanno un punto in comune, ovvero un ritorno commerciale positivo; il film del 2009 è l’unico dei tre a perdere soldi. Anche la reputazione ha seguito quella strada: il film con Van Damme ha guadagnato nel tempo lo status di cult, mentre di The Legend of Chun-Li si parla, quando se ne parla, come di un’occasione mancata.
Il tie-in con Street Fighter IV
Il film nasce nell’orbita di Street Fighter IV, il videogioco del 2008 di cui è pensato come collegamento cinematografico, e questo spiega alcune scelte del cast. La detective Maya Sunee, detta «Crimson Viper», è un personaggio di Street Fighter IV, e il film le dà un ruolo di primo piano: una poliziotta thailandese che collabora con l’agente Interpol Charlie Nash e con Chun-Li.
Anche la scelta di raccontare cosa succede a Chun-Li prima degli eventi del primo Street Fighter si lega a questo legame con il gioco. Il risultato dice però quanto un tie-in possa essere fragile: il film, slittato dall’autunno 2008 al 27 febbraio 2009, ha incassato 12,8 milioni di dollari nel mondo, e il pubblico del gioco non si è trasformato in pubblico del cinema.
Il film e la saga: uno spin-off che chiude una porta
The Legend of Chun-Li si inserisce nella storia degli adattamenti di Street Fighter come un capitolo a sé, e lo dice fin dalla definizione: uno spin-off non canonico, scollegato dal film del 1994 e dai film d’animazione. Raccontare un’origine invece di un torneo era una partenza diversa da quella del film del 1994.
Il flop ha chiuso quella porta. Il finale, con Gen che le parla di Ryu, poteva portare a un seguito; non ha portato a nulla. Il franchise cinematografico è ripartito su un’altra strada: nel 2014 con la web serie Street Fighter: Assassin’s Fist, e poi con Street Fighter: Resurrection (2016). E nel 2026 con un nuovo film prodotto da Legendary e distribuito da Paramount, in uscita il 16 ottobre 2026.
C’è una ragione per cui è utile guardare The Legend of Chun-Li accanto agli altri adattamenti: mostra quale versione di Chun-Li sia stata proposta e scartata. Nel 1994 l’eroina era una giornalista in un film di guerra; nell’anime una poliziotta in un thriller; qui una pianista in una storia di vendetta. Nessuna ha lasciato una traccia definitiva: è il segno di quanto sia difficile tradurre in un film uno dei personaggi femminili più noti dei picchiaduro. La guida Street Fighter nel cinema e in TV mette in fila tutti gli adattamenti, con cast, incassi, ordine di visione e disponibilità in Italia.
Dove vedere Street Fighter: The Legend of Chun-Li in streaming in Italia

Il film non è disponibile in abbonamento sulle grandi piattaforme streaming italiane. Secondo JustWatch (settembre 2026) si può noleggiare su Amazon Video e su Apple TV. In Italia è uscito soltanto in home video, dal 13 gennaio 2011, con il titolo Street Fighter - La leggenda: esistono quindi edizioni DVD e Blu-ray con quel titolo. Quella che Amazon.it propone in Blu-ray è però l’edizione tedesca, con audio originale in inglese e sottotitoli in inglese e tedesco, senza l’italiano.
Per la disponibilità aggiornata su tutte le piattaforme italiane, JustWatch resta il riferimento più affidabile: i cataloghi cambiano con il rinnovo degli accordi di distribuzione.
Perché The Legend of Chun-Li resta un caso di studio
Il film è ricordato, oggi, soprattutto come un esempio di ciò che non funziona negli adattamenti da videogioco: una storia scritta con troppa serietà, un cast di volti noti (Kristin Kreuk, Neal McDonough, Michael Clarke Duncan) in ruoli che il copione non riesce a far vivere. Ma non è solo questo. È anche il tentativo di mettere al centro un personaggio femminile e di partire da un’origine invece che da un torneo.
Chi lo guarda oggi con la giusta distanza troverà una produzione che ha provato a fare qualcosa di diverso, con Bangkok e Hong Kong come sfondo, e che alla fine è stata schiacciata dal peso del proprio nome. Non è un film riuscito. Ma è un film che ha creduto in una domanda che il franchise continua a porsi: chi è, davvero, Chun-Li?
Domande frequenti
Di cosa parla Street Fighter: The Legend of Chun-Li?
È la storia delle origini di Chun-Li. Cresciuta a Hong Kong con un padre che le insegna il wushu, diventa una concertista di successo dopo che Shadaloo ha rapito il padre. Riceve una pergamena misteriosa che la manda a Bangkok, dove incontra Gen, un ex compagno di Bison che le insegna a combattere e la aiuta a cercare il padre e a fermare M. Bison.
Come finisce Street Fighter: The Legend of Chun-Li?
Chun-Li scopre che suo padre è stato ucciso da Bison sotto i suoi occhi. Con Gen, l’agente dell’Interpol Charlie Nash e la detective Maya Sunee, affronta Bison: Gen uccide Balrog, e Chun-Li sconfigge Bison con un Kikoken e spezzandogli il collo con le gambe. Torna a Hong Kong; alla fine Gen le mostra il manifesto di un torneo di Street Fighter e le dice che un combattente di nome Ryu potrebbe unirsi alla loro causa, ma lei rifiuta, per ora.
Chi interpreta Chun-Li e gli altri personaggi nel film?
Kristin Kreuk è Chun-Li, Neal McDonough è M. Bison, Chris Klein è l’agente Interpol Charlie Nash, Michael Clarke Duncan è Balrog, Taboo dei Black Eyed Peas è Vega, Robin Shou è Gen e Moon Bloodgood è la detective Maya «Crimson Viper» Sunee. Il padre di Chun-Li è Edmund Chen; Josie Ho è Cantana.
Perché Street Fighter: The Legend of Chun-Li è stato un flop?
Non fu mostrato in anteprima alla critica e ricevette recensioni durissime: su Rotten Tomatoes solo il 3% di 59 recensioni è positivo (voto medio 2,3 su 10) e su Metacritic ha 17 punti su 100. Al botteghino incassò circa 12,8 milioni di dollari nel mondo a fronte di un budget indicato in 50 milioni; nel primo weekend fu nono con poco più di 1,5 milioni.
Street Fighter: The Legend of Chun-Li è collegato al film del 1994 con Van Damme?
No. È uno spin-off non canonico e scollegato dal film del 1994: racconta le origini di Chun-Li prima degli eventi del primo Street Fighter ed è stato pensato come collegamento cinematografico a Street Fighter IV (2008). Jean-Claude Van Damme, Guile nel film del 1994, dichiarò di aver rifiutato l’offerta di tornare.
Chi ha diretto Street Fighter: The Legend of Chun-Li?
Andrzej Bartkowiak, su sceneggiatura di Justin Marks. Il film è prodotto da Capcom e Hyde Park Entertainment, con Keiji Inafune, noto per Mega Man, come produttore esecutivo. Le coreografie dei combattimenti sono di Dion Lam e Jonathan Eusebio.
Dove è stato girato Street Fighter: The Legend of Chun-Li?
Le riprese si sono svolte tra marzo e aprile 2008 a Hong Kong, Bangkok, Vancouver, Reno (Nevada) e Herlong (California). Il film doveva uscire nell’autunno 2008, ma per ritardi di produzione e lo sciopero degli sceneggiatori arrivò nelle sale americane il 27 febbraio 2009.
Street Fighter: The Legend of Chun-Li è uscito al cinema in Italia?
No: in Italia il film è stato distribuito direttamente per il mercato home video, a partire dal 13 gennaio 2011, con il titolo Street Fighter - La leggenda.
Dove vedere Street Fighter: The Legend of Chun-Li in streaming in Italia?
Secondo JustWatch (settembre 2026) il film non è in abbonamento sulle piattaforme italiane: si può noleggiare su Amazon Video e su Apple TV. Esistono anche DVD e Blu-ray con il titolo Street Fighter - La leggenda. Verifica la disponibilità aggiornata su JustWatch.
In che ordine si guardano gli adattamenti di Street Fighter?
Non esiste una continuità condivisa tra loro: sono opere indipendenti. Cronologicamente: Street Fighter - Sfida Finale (1994, live-action) → Street Fighter II: The Animated Movie (1994) → la serie TV animata Street Fighter (1995-1997) → Street Fighter Alpha: The Animation (2000) → Street Fighter: The Legend of Chun-Li (2009) → Street Fighter: Assassin’s Fist (2014) → Street Fighter: Resurrection (2016) → il reboot Street Fighter (2026).
Ci sono stati sequel di Street Fighter: The Legend of Chun-Li?
No. L’ultima scena lascia aperta la porta a un seguito, con Gen che parla a Chun-Li di Ryu e di un torneo, ma non ne è stato realizzato nessuno. Il franchise è ripartito con la web serie Assassin’s Fist (2014) e con un reboot cinematografico, prodotto da Legendary e distribuito da Paramount, in uscita il 16 ottobre 2026.
Chi è Gen in Street Fighter: The Legend of Chun-Li?
Interpretato da Robin Shou, è un ex compagno di Bison che vive a Bangkok e dice a Chun-Li di sapere come trovare suo padre, a patto che lei completi l’addestramento con lui. Rick Yune era stato scelto per il ruolo ma lasciò il film prima delle riprese, per motivi non noti.
Chun-Li ha avuto molte facce sullo schermo: giornalista, poliziotta, pianista. Nessuna sembra averla convinta del tutto.
Forse è per questo che ogni nuova versione continua a cercare la stessa risposta.




Commenti
Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.