The Man from U.N.C.L.E. – Operazione U.N.C.L.E. (2015): trama, cast e perché fu un flop
The Man from U.N.C.L.E. inizia con un’estrazione dietro il Muro di Berlino. Finisce con un flop che nessuno, vent’anni prima, avrebbe previsto per un progetto passato tra le mani di così tanti grandi nomi del cinema.
Uscito il 14 agosto 2015, The Man from U.N.C.L.E. — in Italia Operazione U.N.C.L.E. — è il quarto film diretto da Guy Ritchie, tratto dalla serie televisiva della MGM del 1964. Con Henry Cavill e Armie Hammer nei panni di due agenti segreti rivali costretti a collaborare, il film porta lo stile del regista nello spionaggio di ambientazione anni Sessanta — dopo una gestazione durata più di vent’anni e passata per le mani di registi come Steven Soderbergh e attori come Tom Cruise e George Clooney.
Di cosa parla The Man from U.N.C.L.E.
Seguono anticipazioni sull’intera storia, finale compreso.
Nel 1963 l’agente della CIA Napoleon Solo estrae Gaby Teller, figlia dello scienziato nucleare Udo Teller, da Berlino Est. Gaby non lo conosce: è stata affidata a un meccanico quasi vent’anni prima. Solo e l’agente del KGB Illya Kuryakin ricevono l’ordine di collaborare per impedire ad Alexander e Victoria Vinciguerra, simpatizzanti nazisti, di usare Udo Teller per costruire un’arma nucleare privata.
All’insaputa di Solo, Kuryakin è stato pienamente informato su di lui: Solo, ex soldato della Seconda guerra mondiale, è diventato un abile ladro di alto profilo, reclutato dalla CIA per evitare il carcere. All’agente del KGB viene detto di non lasciar scappare Gaby, e di uccidere Solo se necessario.
I due uomini viaggiano a Roma insieme a Gaby, il cui zio Rudi lavora per i Vinciguerra. Kuryakin e Gaby si fingono una coppia di fidanzati per avvicinarsi ai Vinciguerra. Alcuni scippatori rubano a Kuryakin l’orologio del padre, ma lui non reagisce per non compromettere la copertura. Solo e Kuryakin si intrufolano in un cantiere navale dei Vinciguerra e trovano tracce di uranio; mentre fuggono via acqua, Kuryakin rischia di annegare, ma Solo lo salva.
Il giorno dopo, Gaby incontra Rudi e Alexander e tradisce Kuryakin e Solo. Rudi tortura Solo, ma Kuryakin lo salva e tortura a sua volta Rudi, che rivela che l’arma è nascosta in una fortezza su un’isola, dove Gaby si è riunita al padre. Teller completa l’arma e Victoria lo uccide.
Solo e Kuryakin vengono avvicinati da Alexander Waverly, un ufficiale dell’MI6 che rivela che Gaby è in realtà una sua agente sotto copertura. I tre si infiltrano nel complesso dei Vinciguerra. Solo ritrova l’orologio rubato a Kuryakin addosso a una guardia. Alexander Vinciguerra tenta di fuggire con la testata nucleare, ma viene intercettato e ucciso.
Solo recupera il disco con la ricerca di Teller, ma si rende conto che la testata di Alexander era un’esca: Victoria è fuggita con quella vera. Distrae allora Victoria via radio mentre Waverly lancia un missile a ricerca di calore, distruggendo l’arma nucleare e uccidendo Victoria.
Kuryakin affronta Solo nella sua stanza d’albergo, e Solo gli restituisce l’orologio rubato. Kuryakin ammette che il suo incarico era ucciderlo e prendere il disco per il proprio governo; Solo risponde di saperlo già, avendo ricevuto lo stesso ordine. I due, invece, bruciano insieme il contenuto del disco, per non dare vantaggio a nessuno dei due schieramenti. Riunitisi con Gaby e Waverly, il trio viene assegnato a una nuova organizzazione internazionale sotto un nuovo nome in codice: U.N.C.L.E.
Il cast: da Cavill a Hugh Grant
Henry Cavill è Napoleon Solo, l’agente della CIA elegante e disinvolto. Armie Hammer è Illya Kuryakin, l’agente del KGB metodico e represso. Alicia Vikander è Gaby Teller, la meccanica berlinese che si rivela un’agente sotto copertura. Elizabeth Debicki è Victoria Vinciguerra, la femme fatale nazista al centro del complotto nucleare. Hugh Grant è Alexander Waverly, il capo dell’organizzazione U.N.C.L.E. — un ruolo lontano dalle commedie romantiche con cui l’attore era diventato celebre.
Completano il cast Sylvester Groth (zio Rudi), Christian Berkel (Udo Teller), Luca Calvani (Alexander Vinciguerra) e Jared Harris nel ruolo di Adrian Sanders, il capo americano di Solo: è la terza volta, dopo i due film di Sherlock Holmes, che Harris lavora con Guy Ritchie.
Henry Cavill: da Superman a spia degli anni Sessanta
Henry Cavill arrivava al ruolo di Napoleon Solo dopo aver ottenuto fama globale come Superman nel DC Extended Universe, a partire da L’uomo d’acciaio (2013). Aveva debuttato in televisione nel 2002 ne Le indagini di Lynley, ottenendo poi il plauso della critica per il ruolo di Charles Brandon nella serie Showtime I Tudors (2007-2010). Prima di questo film aveva interpretato Teseo in Immortals (2011); dopo, sarebbe diventato Geralt di Rivia nella serie Netflix The Witcher e Sherlock Holmes nella saga Enola Holmes. Curiosamente, Cavill avrebbe lavorato ancora con Guy Ritchie anni dopo, interpretando Gus March-Phillipps in The Ministry of Ungentlemanly Warfare — l’ultimo film diretto dal regista.
Armie Hammer: dai gemelli Winklevoss a Illya Kuryakin
Armie Hammer si era fatto notare interpretando i gemelli Cameron e Tyler Winklevoss in The Social Network di David Fincher (2010), dopo un debutto da protagonista nel film TV Billy: The Early Years (2008). Prima di questo film aveva interpretato Clyde Tolson nel biopic J. Edgar (2011) e il protagonista del western The Lone Ranger (2013). Dopo The Man from U.N.C.L.E., la sua carriera avrebbe toccato il punto più alto nel 2017 con Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino, che gli valse una candidatura al Golden Globe come miglior attore non protagonista, seguito dal biopic On the Basis of Sex (2018).
Alicia Vikander e Elizabeth Debicki: due carriere in ascesa
Alicia Vikander, svedese, cresciuta a Göteborg e formata come ballerina al Balletto Reale Svedese, aveva già vinto il Guldbagge Award come migliore attrice per il suo esordio cinematografico in Pure (2010), ottenendo poi maggiore visibilità nel 2012 con Anna Karenina di Joe Wright e il film danese A Royal Affair. Il ruolo di Gaby Teller arriva proprio negli anni in cui la sua carriera internazionale stava per esplodere: pochi mesi prima dell’uscita di questo film, avrebbe vinto l’Oscar come miglior attrice non protagonista per Ex Machina ed The Danish Girl, entrambi del 2015.
Elizabeth Debicki, attrice australiana nata a Parigi e cresciuta a Melbourne, aveva debuttato al cinema con A Few Best Men (2011) prima di ottenere il suo primo ruolo importante come Jordan Baker ne Il grande Gatsby di Baz Luhrmann (2013). Dopo The Man from U.N.C.L.E., avrebbe recitato nella miniserie The Night Manager (2016), in Widows - Eredità Criminale (2018) e in Tenet (2020) di Christopher Nolan, fino a interpretare Diana, Principessa del Galles, nelle ultime due stagioni della serie Netflix The Crown: un ruolo che le è valso l’Emmy come miglior attrice non protagonista in una serie drammatica.
Vent’anni di sviluppo: da Tarantino a Soderbergh
La storia produttiva di questo film è quasi più incredibile della trama. Il produttore John Davis acquisì i diritti della serie televisiva degli anni Sessanta già nel 1993, avviando un accordo di sviluppo con Warner Bros. e con il produttore della serie originale, Norman Felton. Davis ha stimato di aver commissionato tra le 12 e le 14 sceneggiature diverse nell’arco di vent’anni, coinvolgendo sceneggiatori come Jim e John Thomas, John Requa, Glenn Ficarra e Scott Z. Burns.
Quentin Tarantino fu brevemente coinvolto nel progetto dopo il successo di Pulp Fiction, ma scelse di dirigere Jackie Brown al suo posto. Il film continuò a languire in quello che si definisce «development hell» con i registi Matthew Vaughn e David Dobkin. Steven Soderbergh fu poi scritturato per dirigere una sceneggiatura di Scott Z. Burns, con la produzione prevista per il marzo 2012: i dirigenti Warner Bros. volevano un budget sotto i 60 milioni di dollari, ma Soderbergh riteneva quella cifra insufficiente per finanziare le scenografie, gli oggetti di scena e le ambientazioni internazionali richieste da un film ambientato negli anni Sessanta. Emily Blunt era quasi stata scritturata come protagonista femminile, ma lasciò il progetto poco dopo l’addio di Soderbergh, nel novembre 2011.
Guy Ritchie firmò infine nel marzo 2013. Il 31 luglio 2013 fu annunciato che le riprese sarebbero cominciate a settembre a Londra e in Italia, con un budget di produzione finale di circa 75 milioni di dollari: una cifra ben più alta dei 60 milioni che Warner Bros. aveva inizialmente immaginato per il progetto, a conferma di quanto la scala della produzione fosse cresciuta rispetto alle prime ipotesi degli anni precedenti. Le riprese, cominciate a settembre 2013, si sono protratte per diversi mesi tra Londra e l’Italia, prima della fase di post-produzione durante la quale Ritchie ha continuato a rivedere il montaggio.
Hugh Grant: dalla commedia romantica alla spia
Hugh Grant arrivava al ruolo di Alexander Waverly da una carriera costruita in gran parte come protagonista romantico affascinante e vulnerabile, diventato una star con la commedia di Richard Curtis Quattro matrimoni e un funerale (1994), che gli valse il Golden Globe e il BAFTA come miglior attore, dopo essere già stato notato per il dramma Maurice (1987), premiato con la Coppa Volpi. Negli anni successivi a The Man from U.N.C.L.E., la sua carriera si sarebbe progressivamente spostata verso ruoli da caratterista, spesso in chiave più cinica o sopra le righe rispetto ai romantici protagonisti che lo avevano reso celebre: il ruolo di Waverly, capo pacato e a tratti sardonico dei servizi segreti, anticipa proprio questa evoluzione.
Uno spionaggio da Guerra Fredda, con un occhio a James Bond
Ambientato nel 1963, nel pieno della Guerra Fredda, The Man from U.N.C.L.E. gioca apertamente con l’immaginario delle spy story dell’epoca — l’estetica anni Sessanta, gli agenti eleganti, i gadget, la rivalità tra Est e Ovest — un terreno che il cinema di spionaggio, a partire dalla saga di James Bond nata proprio in quel decennio, aveva già reso familiare al grande pubblico. La differenza sostanziale rispetto a quel modello sta nella coppia di protagonisti: non un solo agente solitario, ma due rivali di schieramenti opposti costretti a una collaborazione forzata, ciascuno con l’ordine segreto di tradire l’altro alla prima occasione utile. È una struttura che il film applica con il tono ironico e leggero tipico dello stile di Guy Ritchie, più vicino alla commedia d’azione che al thriller cupo.
Il casting più affollato della carriera di Ritchie
Pochi film hanno una storia di casting così densa di nomi importanti. Nel novembre 2010 George Clooney mostrò interesse per il ruolo di Napoleon Solo ed era in trattative, ma lasciò nel settembre 2011 per un infortunio ricorrente alla schiena. Dopo il suo addio, furono considerati per il ruolo — tra gli altri — Joseph Gordon-Levitt, Ryan Gosling, Channing Tatum, Alexander Skarsgård, Ewan McGregor, Robert Pattinson, Matt Damon, Christian Bale, Michael Fassbender, Bradley Cooper, Leonardo DiCaprio, Joel Kinnaman, Russell Crowe, Chris Pine, Ryan Reynolds e Jon Hamm.
Il 18 marzo 2013 Tom Cruise entrò in trattative avanzate per il ruolo. Armie Hammer fu scritturato per Illya Kuryakin il 24 aprile 2013, con Cruise già confermato come Solo; l’attrice svedese Alicia Vikander si unì al cast l'8 maggio come protagonista femminile. Il 23 maggio 2013, però, Cruise abbandonò il progetto per l’impegno con Mission: Impossible - Rogue Nation, e l’attore britannico Henry Cavill lo sostituì. Elizabeth Debicki fu scritturata per il ruolo della femme fatale il 31 luglio 2013 — dopo che per la stessa parte erano state considerate anche Rose Byrne e Charlize Theron. L'8 agosto 2013 Hugh Grant si unì al cast come Alexander Waverly, e il 4 settembre 2013 fu scritturato Jared Harris nel ruolo di Sanders.
Le riprese: da Londra all’Italia
Le riprese principali cominciarono il 9 settembre 2013. Nell’ottobre 2013 la produzione lavorava all’Old Royal Naval College di Greenwich, ai Royal Victoria Docks di Londra e al Goodwood Motor Racing Circuit, nel West Sussex. Tre location diverse hanno rappresentato Berlino Est e Ovest: le riprese esterne della scena d’apertura sono state girate a Padfield Road, a Londra; la rissa nel bagno pubblico tra Solo e Kuryakin è stata girata a Regent’s Park, sempre a Londra; l’inseguimento in auto del primo atto del film è stato girato a Chatham Historic Dockyard, nel Kent.
Come già accaduto sui suoi film precedenti, Guy Ritchie ha continuato a rifinire la sceneggiatura durante tutte le riprese, giorno per giorno. Il suo collaboratore di lunga data David Allcock ha raccontato: «È piuttosto istintivo e tende a riscrivere continuamente, anche mentre girano. Riscrive le scene al mattino se devono girarle quel giorno stesso, lavorando con gli attori se qualcosa non sembra funzionare».
L’orologio di Kuryakin: un dettaglio che torna
Tra i dettagli di sceneggiatura più curati del film c’è l’orologio del padre di Kuryakin, rubato da alcuni scippatori a Roma nella prima parte del film e ritrovato da Solo addosso a una guardia durante l’assalto finale al complesso dei Vinciguerra. È un oggetto che il film non spiega mai a fondo — non viene mai chiarito perché quell’orologio abbia tanto valore per Kuryakin, se non il legame implicito con un padre di cui si intuisce una storia complicata — ma che funziona narrativamente come piccolo filo rosso tra l’inizio e la fine della storia, e come gesto silenzioso di fiducia quando Solo lo restituisce al collega nella scena conclusiva in albergo: un modo tipico dello stile di Ritchie con i suoi personaggi maschili di mostrare affetto senza mai nominarlo direttamente.
Matthew Vaughn e il filo che lega U.N.C.L.E. a Kingsman
Tra i registi considerati per il progetto negli anni della sua lunghissima gestazione compare anche Matthew Vaughn — lo stesso produttore dei primi due film di Guy Ritchie, Lock, Stock and Two Smoking Barrels e Snatch, diventato nel frattempo regista a sua volta. Vaughn non arrivò mai a dirigere The Man from U.N.C.L.E., ma pochi anni dopo avrebbe firmato la propria saga di spionaggio, Kingsman, con Mark Strong — altro nome ricorrente nella galassia di Guy Ritchie — nel cast. È una coincidenza che dice qualcosa su quanto lo spionaggio d’autore britannico, con il suo mix di eleganza vintage e violenza improvvisa, sia rimasto un terreno di caccia condiviso tra i due cineasti per gran parte della loro carriera, pur avendo lavorato l’uno accanto all’altro solo nella fase iniziale delle rispettive carriere.
La colonna sonora di Daniel Pemberton
Le musiche originali sono firmate da Daniel Pemberton, pubblicate in un album da WaterTower Music il 7 agosto 2015. Lo score ha ricevuto recensioni entusiastiche: il Los Angeles Times ha scritto che «è il compositore Daniel Pemberton a sembrare, per certi versi, capire l’idea del film meglio dello stesso Ritchie, con una partitura fatta di flauti ansimanti, chitarre twang, un clavicembalo inquietante e percussioni e organo martellanti, che cattura il mix di pastiche, omaggio e tocco di novità in un modo che il resto del film raramente eguaglia».
Roma, Berlino, un’isola immaginaria: la geografia della Guerra Fredda
Il film attraversa tre ambientazioni principali, ciascuna scelta per motivi narrativi precisi. Berlino Est, all’apertura, stabilisce subito il contesto storico e la posta in gioco: un mondo diviso da un muro, dove un’estrazione può significare la differenza tra la vita e la morte. Roma ospita la parte centrale della storia, quella dell’infiltrazione sotto copertura, con la sua estetica da dolce vita anni Sessanta che offre a Ritchie l’occasione per mettere in scena inseguimenti in auto e feste eleganti dei Vinciguerra. La fortezza sull’isola, infine, è il classico covo del villain da film di spionaggio, dove la minaccia nucleare prende finalmente forma fisica. È una geografia che il film usa più per il suo valore estetico ed evocativo che per un rigore storico, ma che comunque riflette con onestà la mappa reale delle tensioni della Guerra Fredda in Europa in quegli anni.
Perché il pubblico non ha risposto
Con un cast di stelle emergenti e affermate, una regia riconoscibile e una produzione da 75 milioni di dollari, The Man from U.N.C.L.E. aveva sulla carta gli ingredienti per funzionare. Il problema, secondo diverse analisi dell’epoca, sta proprio nella fonte: a differenza di Sherlock Holmes, personaggio universalmente noto anche a chi non ha mai letto un racconto di Conan Doyle, la serie televisiva originale del 1964 era un ricordo sbiadito per il pubblico degli anni Duemiladieci, soprattutto fuori dagli Stati Uniti. Lanciare un blockbuster estivo basato su un marchio con scarso riconoscimento immediato, in un’estate affollata da altri titoli d’azione concorrenti, si è rivelata una scommessa che il pubblico non ha voluto raccogliere, nonostante le buone recensioni per il cast e lo stile visivo. È lo stesso problema, in fondo, che aveva afflitto la produzione per vent’anni prima ancora che il film venisse girato: nessuno, tra i tanti registi e attori coinvolti nel corso dei decenni, era mai riuscito a rispondere con chiarezza alla domanda più semplice — perché il pubblico di oggi dovrebbe interessarsi a una serie di spionaggio della Guerra Fredda ormai dimenticata?
Un flop nonostante il pedigree
Il film era originariamente previsto per il 16 gennaio 2015, ma il 12 agosto 2014 Warner Bros. ne spostò l’uscita al 14 agosto 2015. Il risultato commerciale fu deludente: The Man from U.N.C.L.E. ha incassato 45,4 milioni di dollari in Nord America e 64,4 milioni negli altri mercati, per un totale mondiale di 109,8 milioni contro un budget di produzione di 75 milioni. The Hollywood Reporter ha stimato che lo studio abbia perso almeno 80 milioni di dollari, considerando tutte le spese e i ricavi complessivi.
Il film ha incassato 900.000 dollari dalle proiezioni anticipate del giovedì e 4,8 milioni nel giorno di apertura. Nel weekend d’apertura ha incassato 13,4 milioni di dollari, circa 5 milioni sotto le aspettative, chiudendo terzo al box office; nel secondo weekend è calato del 45%, a 7,3 milioni, scendendo al quinto posto. In Russia ha aperto con 3,1 milioni di dollari; nel Regno Unito, uscito insieme a Pixels della Sony, ha incassato 2,3 milioni nel weekend, debuttando al quarto posto. In Asia ha generato 2,7 milioni di dollari da sei paesi, e 1,7 milioni in Australia.
La critica ha risposto con recensioni miste. Su Rotten Tomatoes ha il 68% di recensioni positive su 295, con una media di 6,20 su 10; il consenso del sito recita: «The Man from U.N.C.L.E. cerca di distrarre da una trama poco memorabile con star carismatiche e sequenze frizzanti, dando vita a un thriller d’azione altalenante, con giusto abbastanza stile da compensare la mancanza di sostanza». Su Metacritic ha 56 punti su 100. Il pubblico intervistato da CinemaScore gli ha dato in media una B.
Nonostante il flop, il film ha ricevuto un piccolo riconoscimento a distanza di anni: Rolling Stone lo ha inserito al 50º posto nella propria classifica dei migliori film d’azione di sempre. È il tipo di rivalutazione tardiva che tocca spesso ai film usciti nel momento sbagliato, con il pubblico giusto ancora da trovare.
Il sequel mai arrivato
Nell’aprile 2017 fu riportato che lo sceneggiatore Lionel Wigram stava lavorando alla sceneggiatura di un sequel, su suggerimento dello stesso Armie Hammer. Henry Cavill dichiarò che sarebbe stato entusiasta di tornare. Tuttavia, a distanza di anni, nessun sequel è mai stato annunciato ufficialmente né è entrato in produzione. In un’intervista a MovieWeb, Cavill ha dichiarato che, pur avendo apprezzato il lavoro sul primo film, un sequel resta improbabile, a causa del modesto risultato al botteghino dell’originale e della mancanza di movimenti da parte dello studio. È una chiusura piuttosto definitiva per un progetto che aveva impiegato due decenni solo per arrivare al primo capitolo.
Il film ha avuto anche un piccolo spin-off videoludico: un gioco d’azione in 3D intitolato Mission: Berlin, uscito su iOS e Android, con meccaniche di infiltrazione, sparatorie e guida di veicoli in stile open world, giocabile nei panni di Solo o Kuryakin, con una modalità multigiocatore a squadre. Il gioco è stato rimosso da entrambi gli store a dicembre 2018. Un destino comune a molti tie-in videoludici di film usciti in quel periodo, raramente aggiornati a lungo dopo il lancio del film che li aveva generati. Anche questo piccolo dettaglio, in fondo, racconta la parabola breve di un progetto che aveva richiesto vent’anni per arrivare sullo schermo.
The Man from U.N.C.L.E. nella filmografia di Guy Ritchie
Per la panoramica completa su tutti i film diretti da Guy Ritchie, vedi la filmografia completa di Guy Ritchie.
Con The Man from U.N.C.L.E., Guy Ritchie applica per la terza volta consecutiva, dopo i due film di Sherlock Holmes e Sherlock Holmes: Gioco di Ombre, la propria formula di blockbuster in costume a un genere diverso: dal detective vittoriano allo spionaggio della Guerra Fredda. È anche il primo, tra i suoi film di questo periodo, a non ripetere il successo commerciale dei precedenti: dopo due incassi da mezzo miliardo di dollari, il ritorno a un budget più contenuto (75 milioni, contro i 90 e i 125 dei due Sherlock Holmes) non si è tradotto in un profitto, segno che la formula del regista non garantiva automaticamente il successo quando applicata a un marchio meno noto al grande pubblico rispetto a Sherlock Holmes. Non è bastato nemmeno a fargli evitare il rischio opposto: il film successivo, King Arthur: Legend of the Sword (2017), avrebbe ripetuto lo stesso schema — pedigree autoriale, cast di richiamo, budget elevato — con un flop ancora più pesante. Solo dopo quel secondo passo falso, e dopo il trionfo inatteso di Aladdin nel 2019, Ritchie avrebbe virato definitivamente verso il ritorno al genere crime che lo aveva reso celebre fin dagli esordi, con The Gentlemen, uscito proprio nello stesso anno, poi con Wrath of Man nel 2021, tornando allo spionaggio con Operation Fortune nel 2023 e infine alla guerra con The Ministry of Ungentlemanly Warfare nel 2024.
Dove vedere Operazione U.N.C.L.E. in streaming in Italia

Il film è disponibile in Italia in abbonamento su Netflix, secondo JustWatch a settembre 2026. In alternativa si può noleggiare o acquistare in digitale su Apple TV Store, Timvision, Rakuten TV, Amazon Video e CHILI.
Per la disponibilità aggiornata su tutte le piattaforme italiane, JustWatch resta il riferimento più affidabile.
Domande frequenti
Di cosa parla The Man from U.N.C.L.E.?
Nel 1963, in piena Guerra Fredda, l’agente CIA Napoleon Solo e l’agente KGB Illya Kuryakin vengono costretti a collaborare per impedire a un gruppo di simpatizzanti nazisti, i coniugi Vinciguerra, di costruire un’arma nucleare privata usando lo scienziato rapito Udo Teller. Ad aiutarli c’è Gaby, la figlia meccanico dello scienziato, che nessuno dei due sa essere in realtà un’agente sotto copertura dell’MI6.
Come finisce The Man from U.N.C.L.E.?
Solo e Kuryakin, con l’aiuto dell’agente MI6 Alexander Waverly, distruggono la testata nucleare e uccidono Victoria Vinciguerra. Scoprono poi di avere entrambi ricevuto l’ordine di uccidere l’altro per rubare il disco con la ricerca di Teller, ma decidono di bruciarne insieme il contenuto per non favorire nessuno dei due schieramenti. Il film si chiude con Solo, Kuryakin e Gaby reclutati da Waverly in una nuova organizzazione internazionale, chiamata U.N.C.L.E.
Chi interpreta Napoleon Solo e Illya Kuryakin nel film?
Henry Cavill è l’agente CIA Napoleon Solo e Armie Hammer è l’agente KGB Illya Kuryakin. Alicia Vikander interpreta Gaby Teller, Elizabeth Debicki è la villain Victoria Vinciguerra e Hugh Grant è Alexander Waverly, il capo dell’organizzazione U.N.C.L.E.
È vero che Tom Cruise doveva interpretare Napoleon Solo?
Sì. Cruise era in trattative avanzate per il ruolo nel marzo 2013, con Armie Hammer già scritturato per Kuryakin, ma abbandonò il progetto a maggio a causa dell’impegno con Mission: Impossible - Rogue Nation. Al suo posto arrivò Henry Cavill. Prima di lui erano stati considerati per il ruolo anche George Clooney, Chris Pine, Michael Fassbender e molti altri attori, tra cui Leonardo DiCaprio e Matt Damon.
The Man from U.N.C.L.E. è stato un successo?
No, è stato un flop. A fronte di un budget di 75 milioni di dollari, ha incassato solo 109,8 milioni nel mondo, un risultato che secondo The Hollywood Reporter ha fatto perdere allo studio almeno 80 milioni di dollari considerando tutte le spese. La critica lo ha accolto con recensioni miste: 68% su Rotten Tomatoes e 56 punti su Metacritic.
Da quale serie TV è tratto The Man from U.N.C.L.E.?
Dalla serie televisiva della MGM del 1964, creata da Norman Felton e Sam Rolfe, con lo stesso titolo. I diritti per un adattamento cinematografico furono acquisiti già nel 1993, e il progetto restò per vent’anni in fase di sviluppo, passando per le mani di numerosi registi e sceneggiatori prima di arrivare a Guy Ritchie.
È vero che Quentin Tarantino doveva dirigere il film?
Fu brevemente coinvolto nel progetto dopo il successo di Pulp Fiction, ma scelse di dirigere Jackie Brown al suo posto. Nel corso di vent’anni di sviluppo, anche Matthew Vaughn, David Dobkin e Steven Soderbergh furono in trattative per la regia, prima che Guy Ritchie firmasse nel marzo 2013.
C’è un sequel di The Man from U.N.C.L.E.?
No. Nell’aprile 2017 fu riportato che lo sceneggiatore Lionel Wigram stava lavorando a un seguito su suggerimento di Armie Hammer, e Henry Cavill si dichiarò disponibile a tornare, ma a causa del modesto incasso del primo film e della mancanza di movimenti da parte dello studio, un sequel non è mai stato realizzato ed è considerato improbabile.
Chi ha composto le musiche di The Man from U.N.C.L.E.?
Daniel Pemberton, il cui score anni Sessanta — con flauti, chitarre twang, clavicembalo e percussioni — è stato uno degli elementi più lodati dalla critica, spesso definito capace di catturare lo spirito del film meglio della regia stessa.
Dove vedere The Man from U.N.C.L.E. in streaming in Italia?
Secondo JustWatch (settembre 2026) il film è in abbonamento su Netflix e si può noleggiare o acquistare su Apple TV Store, Timvision, Rakuten TV, Amazon Video e CHILI. Verifica la disponibilità aggiornata su JustWatch.
The Man from U.N.C.L.E. è adatto ai bambini?
È un film di spionaggio d’azione ambientato negli anni Sessanta, con violenza stilizzata e un tono spesso ironico: adatto a un pubblico adolescente e adulto, non pensato per bambini piccoli.
In che ordine vedere i film d’azione di Guy Ritchie con protagonisti spie o detective?
Non c’è continuità tra loro: sono film indipendenti. In ordine di uscita: Sherlock Holmes (2009) → Sherlock Holmes: A Game of Shadows (2011) → The Man from U.N.C.L.E. (2015). Guy Ritchie li ha diretti tutti, ma nessuno condivide personaggi o trama con gli altri.
Vent’anni di sviluppo, una dozzina di sceneggiature diverse, decine di attori considerati per un solo ruolo: raramente un film ha avuto una gestazione così lunga per un risultato commerciale così breve al botteghino.
Forse è per questo che The Man from U.N.C.L.E. resta, ancora oggi, più interessante da raccontare — con tutti i suoi vent’anni di false partenze — che da rivedere sullo schermo.




Commenti
Una piccola coda di lettura: impressioni, reazioni e ritorni sul pezzo.